Viaggio al centro del…Teatro Valle (iniziativa curata dal Teatro di Roma)

  

Visita spettacolo al Teatro Valle

Viaggio al centro del Teatro

 a cura del Teatro di Roma

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Il Valle, il più antico teatro di Roma, trecento anni di storia che hanno visto succedersi sul suo palcoscenico i più grandi artisti italiani, da Goldoni, a Donizzeti, da Rossini a Pirandello, e poi ancora Eleonora Duse, Gabriele d’Annunzio, Totò, Anna Magnani, Eduardo de Filippo, Vittorio Gassman, Franca Rame e Dario Fo.

Ma come sono cambiati gli usi i costumi dei romani a teatro dal giorno dell’inaugurazione, il 7 gennaio del 1727, fino a oggi?

Viaggio al centro del teatro è un’esperienza che offre ai visitatori il davanti e il dietro alle quinte di 300 anni di storia del teatro: le abitudini degli spettatori a teatro, ma anche i segreti di chi il teatro lo fa, attori, registi e tecnici.
Dopo quattro anni di chiusura al pubblico, il Valle torna a offrire alla città mostre e visite guidate. Sperando che possa presto ospitare nuovamente grandi spettacoli.
A cura di Roberto Scarpetti

Le visite saranno interpretate da Antonietta Bello, Alice Palazzi e Diego Valentino Venditti.

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Tracciato storico (e imprescindibile)

-E’ lunga e ricca la “vicenda” di questo teatro romano che fu inaugurato il 7 gennaio 1727 con la tragedia Matilde di Fernabio Gioacchino Annutini, una commedia in tre atti con al centro un personaggio che due secoli più tardi ispirerà Pirandello, la Contessa Matilde di Toscana. Nei primi anni dell’Ottocento debuttò La Cenerentola di Rossini e l’opera Il corsaro di Filippo Celli su libretto di Jacopo Ferretti: ad una delle sue rappresentazioni assistette Giacomo Leopardi, molto critico nel suo epistolario notando che «il teatro è per lo più deserto, e ci fa un freddo che ammazza»; ma la ribalta di questo aristocratico teatro aveva già accolto la riduzione romanesca di Meo Patacca ad opera di Filippo Tacconi.

Dopo la ristrutturazione del Valadier (1818), un grande successo fu tributato a L’ajo nell’imbarazzo di Gaetano Donizetti, tuttavia il riscatto e l’identificazione del Valle ebbero luogo, dalla metà del secolo scorso, con la prosa e l’avvento della figura del grande attore, una su tutti: Adelaide Ristori, moglie di Giuliano Capranica. Il teatro rimase attivo anche durante il periodo della Repubblica Romana nel 1849 quando molti artisti, tra i quali Tommaso Salvini e Gustavo Modena facenti parte della Guardia Nazionale interrompevano le proprie rappresentazioni al suono di tre colpi di cannone. Dal 1865 la storica sala ospitò le compagnie più famose e i grandi attori dell’epoca, dallo stesso Salvini a Sarah Bernhardt, da Ermete Zacconi fino ad Ermete Novelli che, nel 1900, vi tentò uno dei primi esperimenti di Teatro Stabile.  Ed è qui al Valle che Pirandello venne folgorato a fine Ottocento da Salvini ne La morte civile. Ci sono già i presagi dei Sei personaggi in cerca di autore che non a caso verrà battezzato nello stesso luogo il 9 maggio 1921 con esito tempestoso e contestato dagli spettatori al grido di «Manicomio! Manicomio!».

Dagli anni Cinquanta il Teatro Valle è palcoscenico di vari esperimenti di teatro d’arte: le sue assi furono calcate da Vittorio Gassman in Peer Gynt; in Tre quarti di luna si ebbe l’esordio di Luca Ronconi come attore; la prima formazione della Compagnia dei Giovani realizzò Lorenzazzio; sempre qui ci fu la prima e avventurosa accoglienza dei fascisti alla Romagnola di Luigi Squarzina, pièce sulla guerra e la lotta partigiana, «con lancio dal loggione di topi con paracadute tricolore» (racconta in una intervista lo stesso Squarzina); senza dimenticare il Giardino dei ciliegi di Visconti. Nel 1969 l’ETI (Ente Teatrale Italiano) acquistò il Valle, quando già ne aveva la gestione e ne curava la programmazione dal 1955; proprio all’ETI, in collaborazione con la Sovrintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici, si deve una minuziosa opera di restauro effettuata nel rispetto dei canoni architettonici che lo ha riportato allo splendore originario.

Nel 1962 la Giunta di centro-sinistra diede vita all’istituzione teatrale pubblica della città e, nel luglio di due anni dopo, venne chiamato a dirigerla Vito Pandolfi, regista, critico, studioso di teatro, che articolò un cartellone di rilievo: il già citato Giardino dei Ciliegi diretto da Visconti; Vestire gli ignudi, regia di Patroni Griffi; un Osborne diretto da Alberto Arbasino, Fedra con la regia di un Luca Ronconi poco più che trentenne, fino a La professione della signora Warren di Shaw. Poi, quell’anno, riaprì l’Argentina, lo Stabile trovava la sua nuova “casa” e il Valle proseguiva la sua storia singolare. Ma in quegli anni, nel volgere di poche stagioni, il Valle era diventato una casa d’attori: Paolo Stoppa, Rina Morelli, Tino Carraro, Sergio Tofano, Ottavia Piccolo, Adriana Asti, Gabriele Ferzetti, Renzo Montagnani, Nora Ricci, Elena Zareschi, Gianrico Tedeschi, Ferruccio De Ceresa, Paolo Panelli, Bice Valori, Paolo Ferrari, Marianella Laszlo, Mariano Rigillo, Nando Gazzolo, Marisa Fabbri, Ileana Ghione, Massimo Foschi, Franca Valeri, Renzo Giovampietro, Antonio Casagrande, Piero Sammataro, Renzo Palmer, Gianni Bonagura, Gianni Santuccio, Gigi Proietti, Lilla Brignone.

Il 6 ottobre del 1998 venne inaugurato il nuovo foyer, ristrutturato e ampliato in funzione dell’impegno dell’ETI a trasformare i teatri di sua diretta gestione in centri di promozione culturale – non più luoghi di spettacolo, ma luoghi di incontro e dibattito, aperti anche ad altre forme d’arte. Con la definitiva dismissione dell’Ente Teatrale Italiano, il Teatro Valle sospese l’attività il 19 maggio 2011. Il 14 giugno il teatro viene occupato dando vita ad un’esperienza di autogestione della durata di tre anni e conclusasi l’11 agosto 2014con la consegna libera del teatro alle autorità comunali. Dopo quattro anni di chiusura al pubblico, il Valle riapre temporaneamente alla città con il programma di attività Interludio Valle, curato dal Teatro di Roma e promosso dall’Amministrazione Capitolina. Un “palinsesto” di attività, diversificate per linguaggi e discipline, che non prevede lo svolgimento di spettacoli teatrali, ma naviga attraverso differenti espressioni artistiche ed esperienze innovative dedicate alla storia della sala settecentesca – da installazioni a visite guidate, da mostre a creazioni site-specific – che consentiranno di svolgere attività nel rispetto dei limiti imposti dalle attuali condizioni e caratteristiche storiche dello stabile.

 

-Ufficio Stampa a cura di Amelia Realino

Autore: Redazionale

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