Il Maestro e l’allievo. La Compagnia Fabbricateatro alle prese con l’incomunicabilità di Tabucchi

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Il Maestro e l’allievo. La Compagnia Fabbricateatro alle prese con l’incomunicabilità di Tabucchi

Il Dottor Di Martino è desiderato al telefono” adattato e diretto da Elio Gimbo, parafrasando e trasportando nel mondo del teatro il primo dei “Dialoghi mancati” di Antonio Tabucchi, il celebre scrittore di Pessoa e di Pereira, sotto l’apparente festosità policromia dei costumi, promettente e promessa occasione di divertimento, morde il palco trasportandoci nelle atmosfere oniriche e surreali dell’incomunicabilità, dell’assenza dei Maestri, delle lacerazioni esistenziali nel mondo del teatro, metafora della vita.

L’immobilità di un uomo in pigiama grigio rigato e pantofole, prima in piedi, poi seduto, in uno spazio bianco assoluto, muto, ci accoglie in questa originale mise en scène, installazione vivente, infitto nella zona grigia della follia silente di un ospedale psichiatrico di Catania, interrotta dopo un lungo silenzio dall’irrompere di tre coloratissimi e apparentemente allegri saltimbanchi (come non pensare a Palazzeschi e al suo “saltimbanco dell’anima mia”?), che si esibiranno in una serie di performances circensi, canore, interrotte dagli algidi conati di comunicazione tra l’uomo in pigiama (un surreale Daniele Scalia) e dai monologhi dell’Attore/Attrice, suo alter ego, che si racconta, angosciosamente alla vana ricerca di risposte a quesiti di forte impatto esistenziale, come la poesia, l’amore. Tra un ricordo e una riflessione si inserisce nel delirante soliloquio del teatrante il desiderio, a tratti struggente bisogno, di mettersi in contatto con il mai conosciuto Maestro, il regista e sceneggiatore teatrale cinematografico e televisivo Giuseppe Di Martino (alias Pirandello) scomparso nel ‘94, figura pedagogica di riferimento per il teatro urbano contemporaneo, contemplandone infine l’effigie incorniciata in un fugace e intenso dialogo immaginario concluso con un malinconico “Arrivederci maestro…” “Arrivederci mia cara. Ci rivedremo certamente dopo”. Emergono incontrastate la solitudine e l’alienazione dell’Attore impersonato dalla grazia energica di Sabrina Tellico, emblema della condizione esistenziale dell’uomo, stretto tra una maschera e un ruolo, fino a smarrire la sua identità, il senno, il senso della vita. Il disperato tentativo di cercare un dialogo con il Maestro si spegnerà nel canto di Cinzia Caminiti, sotto una pioggia di petali rossi, elemento scenografico leit motiv conduttore dei due dialoghi di Tabucchi, di cui il primo messo in scena l’anno scorso, dove Gimbo, sempre attento alle relazioni significanti, ripercorre tra rancori e ricordi l’impossibile dialogo di un uomo con il fratello morto.

Si chiude magicamente il cerchio dell’assenza e del desiderio inappagato di cui Tabucchi, a braccetto con Pirandello, mai incontrato, ma sempre vagheggiato, si ammanta nei suoi scritti inespugnabili, ricchi di sollecitazioni, di immagini, di personaggi, che in questa pièce si veste di argute riflessioni sul teatro, fonte inesauribile di spunti di riflessione e condivisione di una visione amara e lucida del nostro essere al mondo.

Il maestro è nell’anima e dentro l’anima per sempre resterà” ci piace ricordare insieme alla inconfondibile voce rauca di Paolo Conte.

IL DOTTOR DI MARTINO E’ DESIDERATO AL TELEFONO

Da un racconto di Antonio Tabucchi

Drammaturgia e regia di Elio Gimbo

Con

Sabrina Tellico, Cinzia Caminiti, Daniele Scalia, Salvatore Pappalardo

Musiche originali e costumi di Cinzia Caminiti

Scenografia Bernardo Perrone

Luci Simone Raimondo

Produzione Compagnia Fabbricateatro

Alla Sala “Giuseppe Di Martino” di Catania fino al 25 Novembre

Autore: Anna Di Mauro

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