L’Orrore giudiziario si veste di speranza: Giuseppe Gulotta. Una storia atroce in scena per Palco Off

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L’Orrore giudiziario si veste di speranza: Giuseppe Gulotta. Una storia atroce in scena per Palco Off

Orrore e non errore. Perché di orrore si tratta quando la Giustizia, imbrattata di frodi, trame oscure dei servizi segreti, collusioni con la mafia, tiene in carcere per 22 anni un ragazzo appena diciottenne, innocente, deturpando e derubando la sua vita irrimediabilmente. Eppure il condannato, accusato proditoriamente dell’omicidio di due carabinieri, non si arrende. Nutrendo fiducia e speranza in quella giustizia che lo aveva condannato ingiustamente, sostenuto e coadiuvato da due avvocati, poi divenuti amici, inizierà un calvario che viene sciorinato in palco con cocente bravura da Salvatore Arena, coautore e interprete di “Come un granello di sabbia” lacerante monologo, selezione in-box 2016, dove l’inenarrabile storia vera viene narrata con rispetto, rigore, umanità. Occorreranno infatti 10 processi e 36 anni di dura lotta con la cosiddetta “Giustizia” perché Giuseppe venga definitivamente riabilitato, riprendendosi la vita rubata con un meraviglioso e toccante punto e a capo. Ci sovviene la maschera disperata del grande Alberto Sordi in ”Detenuto in attesa di giudizio” o l’immagine raccapricciante del volto tumefatto di Stefano Cucchi, che ci indignano e turbano profondamente, come quest’ultima pièce sul caso Gulotta.

La scena quasi nuda narra per sottrazione. Chiaroscuro caravaggesco per una tragedia civile. Al centro un uomo, solo, simbolo della solitudine carceraria, ma anche esistenziale, perché davanti alla propria tragedia si è sempre soli. La tempesta emotiva di una lacerazione della libertà rivive tra il sudore e le lacrime di un espianto crudele. La dolcezza dei contorni di un tempo felice lascia il posto alla desolazione del carcere, dell’innocenza violata, dell’ingiustizia perpetrata, della falsa confessione estorta tra torture e sopraffazioni, fino all’atroce sentenza. Da qui in poi il fastidioso “granello di sabbia” entra nell’ingranaggio che dovrà fare i conti con la sua piccolissima, ma inesorabile presenza e la perseverante richiesta di un riscatto irrinunciabile.

Puntare un faro di luce su questa oscura vicenda è un onere e una responsabilità che gli autori, l’attore e il regista si sono assunti per un teatro “incivile” come provocatoriamente Arena lo ha appellato, un teatro che scava impudicamente nelle ferite che non guariscono. Gli anni di vita sottratti non si riparano e non si cancellano. Resta la fiducia e la voglia di costruire e progettare di un uomo mite e positivo, nonostante tutto, che ha regalato la sua rabbia inespressa al suo interprete, per condividere, indignarsi, denunciare. Il dopo-spettacolo, come è consuetudine di Palco Off, ci ha infatti riservato la sorpresa di dialogare con il protagonista della vicenda, Giuseppe Gulotta, un uomo semplice e profondo, chiaro e pulito come una sorgiva, che ci propone una serenità, non scevra da sofferenza, ma dove il rancore ha lasciato il posto all’impegno perché ciò che lui ha vissuto non si ripeta.

COME UN GRANELLO DI SABBIA

Testo e regia Salvatore Arena e Massimo Barilla

Consulenza storica e biografica Giuseppe Gulotta e Nicola Biondo

Con Salvatore Arena

Produzione Mana Chuma Teatro (Reggio Calabria)

Palco Off

Al Teatro MUST-MUSCO TEATRO di Catania

Autore: Anna Di Mauro

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