Diario civile. 5 Stelle ‘fuori orbita’. L’insulto proprio no. Serve reagire all’isteria per intolleranza

Diario Civile*

5 Stelle ‘fuori orbita’…L’insulto proprio no. Seve reagire con energia e competenza

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Tutto è bene quel che…salvo non farne proclami, esagerazioni, esagitazioni. Virginia Raggi è andata assolta: non perché il fatto non susiste(va), ma poiché mostrarsi arrendevoli con i fratelli Marra non costituisce reato. Buon per lei, e avanti così.
Nessuno però può permettersi di chiamare “puttane” le mie colleghe, i miei colleghi e me. Men che meno il signor Di Battista. E per quanto riguarda l’onorevole Di Maio, come dice Carlo Verna, abbia almeno il pudore di dimettersi dall’ordine dei giornalisti.
Ma il pudore è sconosciuto a politici di questa fatta, come è sconosciuto il senso dello stato, il rispetto delle regole democratiche e della costituzione. L’insofferenza verso i media, ossessivo, paranoico e volgare, qualifica chi pronuncia gli insulti, non chi li riceve. E dimostra il vuoto di una classe politica senza cultura, senza radici, senza preparazione alcuna, che sente venire progressivamente meno il consenso ottenuto sulla base di promesse irrealizzabili e slogan paradossali, come il parco giochi all’Ilva di Taranto.

I giornalisti però non ci stanno, non si fermano di certo perché ricevono insulti e provocazioni, gli stessi giornalisti che da sempre svolgono senza paura e con determinazione un’azione democratica di controllo sulle istituzioni e che sempre lo hanno fatto nei confronti dei sindaci di Roma. In tutti gli archivi dei media esistono migliaia di inchieste sui sindaci della capitale dai tempi delle “mani sulla città” dell’Espresso a oggi. Nessuno sconto per nessuno, come è doveroso che sia. Niente di più e niente di meno per la sindaca Raggi, per la quale, come per tutti, vale la decisione della magistratura, che però per i giornalisti è sovrana sempre, ma per molti politici è a corrente alternata, va bene se gli è favorevole, è politicizzata se gli è contraria.

Non funziona così in democrazia. E Articolo 21 è fra quelli che non si stancherà mai di lavorare e combattere, appunto, per la democrazia, che ha le sue regole, che rispetta la separazione dei poteri e la libertà di informazione. Viviamo tempi oscuri, dove vediamo il presidente degli Stati Uniti cacciare da una conferenza stampa un giornalista per una domanda scomoda, lo sappiamo. Ma chi si illude che questo oscurantismo sia destinato a durare per sempre si sbaglia, perché gli anticorpi ci sono, e i giornalisti sono uno dei più importanti.

Non v’è più tempo per l’indifferenza

Saviano ha ragione. Non ci sono troppi ragionamenti da fare: o si è dalla parte dei deboli, degli ultimi, dei perseguitati o si è dalla parte dei razzisti, degli intolleranti, degli xenofobi. Dunque è giusto chiedere a chiunque abbia voce di alzarla e di contrastare l’operato di tutti quelli che, giorno dopo giorno, stano trasformando l’Italia da paese della solidarietà e dell’accoglienza in un paese intollerante e schierato con la peggiore destra europea, quella di Orban.

Ciascuno di noi ha le sue piccole o grandi possibilità di comunicare, di parlare, di farsi sentire. Ma sono ormai davvero troppi, in tutte le categorie e in tutti gli ambienti della nostra società, quelli che non plaudono a questa politica spietata ed estremista, ma ostentano indifferenza, non intervengono, non si sbilanciano, in una sorta di vigile attesa per capire verso dove andrà il vento. Forse mi condizionano i 35 anni passati alla Rai, dove l’apparente indifferenza dell’attesa è un’arte diffusa e sofisticata.

Noi e gli amici di  Articolo 21 non apparteniamo alla categoria degli indifferenti, siano nati e cresciuti per opporci all’indifferenza. Non è un caso se pochi giorni fa abbiamo premiato Roberto Saviano e altri, come Aboubakar Soumahoro, che si sente rispondere dalle agenzie che non si affittano case a stranieri, come negli anni ’50 facevano in Svizzera con gli immigrati italiani.

Noi siamo spaventati da proiettili ad aria compressa che colpiscono bambine rom, da una polizia che scrive “denunciate gli zingarelli”, da un ex candidato leghista che punta una pistola contro uno straniero, noi non siamo stati, non stiamo e non staremo in silenzio. E come noi una grande galassia di associazioni, di organizzazioni, di donne e uomini di buona volontà.

  *(Articolo21.org)

Autore: Barbara Scaramucci

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