“Happy Hour” di Ceresoli, con Silvia Gallerano, in scena alle Carrozzerie N.O.T. Roma 8-11 novembre

  

“Happy Hour”, nuova scrittura lisergica di Cristian Ceresoli, in scena alle Carrozzerie N.O.T. di Roma 8-11 novembre

 

Reduce dallo straordinario successo internazionale de La Merda (testo vincitore di numerosi premi tra cui l’oscar del teatro europeo al Fringe Festival di Edimburgo, tuttora in tour a sei anni dal debutto con oltre 500 repliche distribuite dall’Europa al Brasile, dall’Australia al Nord America), Ceresoli ha cominciato a comporre Happy Hour a partire dal 2007 (ben cinque anni prima del debutto di La Merda), si è interrotto e ha poi ripreso a svilupparlo come fosse il secondo frammento di uno stesso paesaggio, come se queste due opere illuminassero parti dello stesso dipinto.

Se La merda era un flusso di coscienza, Happy Hour è una partitura letteraria per un concerto a due voci, una partitura barocca dove la musicalità e il riverbero dei corpi è fondamentale. A parlare sono due bambini, sui tredici anni, che vivono in una metropoli che potrebbe essere Milano, Londra o qualche città del genere.

Sulla scena lo scrittore scopre un nuovo mondo, al presente, dove si afferma (e vince) un’efficacissima forma di allegro totalitarismo. Qui Silvia Gallerano incarna la piccola Ado, una ragazzina affamata d’amore, mentre Stefano Cenci è suo fratello Kerfuffle. Entrambi sono diretti dallo sguardo sensibile di Simon Boberg, regista danese di fama internazionale, già direttore della produzione teatrale e televisiva di La Merda in Danimarca.

È una partitura (o città) in cui avvengono divertentissime deportazioni di massa, in cui si afferma il più colorato dei fascismi. Un poema di tendenza al travolgente ritmo di un happy hour ininterrotto e quotidiano, in un delirante rinnovamento della lingua, attraversata da un’umanità che gode della vita, veste ghepardato e è disposta a tutto per difendere il proprio entusiasmo.

Happy Hour è dedicato agli stilisti Stefano Dolce e Domenico Gabbana.

“Ovviamente sono affascinato da alcune loro caratteristiche – afferma Ceresoli – ma credo anche che proprio Dolce e Gabbana siano tra i maggiori responsabili di questa “dittatura della felicità”. Questo testo, come La Merda, non è un testo di critica: qui si sta nel caos della vita, nell’umanità tra uomini e donne, e si cerca di rappresentare il bene e il male attraverso una storia, attraverso una poesia. Quindi anche in questo caso Dolce e Gabbana non sono tra i protagonisti, non rientrano mai direttamente, con nome e cognome, all’interno della vicenda, però alcuni personaggi che si ritrovano in questa poesia sono a loro fortemente ispirati. C’è un Dio che è costruito a immagine e somiglianza di Stefano Gabbana. Non voglio però apparire moralista o post-ideologico: in qualche modo sono personaggi di quella che rimane una poesia, un manifesto, un affresco. La loro figura coincide, in Happy Hour e nella mia scrittura, con una divinità, che viene idolatrata e che in qualche modo decide della vita delle altre persone”.

L’opera è coprodotta dal Teatro Metastasio di Prato insieme a Frida Kahlo Productions (Milano, Londra) e Teater Grob (Copenhagen).

 

Autore: Redazionale

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