Caffè Letterario LiberThè 5 novembre ore 20 | ‘Il rossetto’ di Damiano Damiani per il ciclo ‘Selected by Ugo G. Caruso’

  

 

SERATA SPECIALE AL CINEFORUM DEL LUNEDÌ CON “IL ROSSETTO” (ITALIA 1960), FILM D’ESORDIO DI DAMIANO DAMIANI, INTERAMENTE GIRATO NEL QUADRANTE NORD EST DI ROMA TRA MONTESACRO, SACCO PASTORE, PRATI FISCALI. L’APPUNTAMENTO DEL CICLO “SELECTED BY UGO G. CARUSO” È PER LA SERATA DEL 5 NOVEMBRE ALLE 20 AL CAFFÈ LETTERARIO “LIBERTHÈ” – DOMUS CITTÀ GIARDINO (V.LE ADRIATICO, 20). ALL’INCONTRO PARTECIPERANNO SIBILLA DAMIANI, FIGLIA DEL REGISTA E LA CANTANTE MIRANDA MARTINO, INTERPRETE DEL TEMA MUSICALE DEL FILM.

Un appuntamento di particolare richiamo è quello in programma lunedì 5 Novembre alle ore 20 presso il Cineforum del Lunedì dove per il ciclo “Selected by Ugo G. Caruso” sarà proposto il folgorante opera prima di Damiano Damiani, “Il rossetto” (1960), girata interamente nei quartieri allora periferici di Sacco Pastore-Espero, Valli, Prati Fiscali, Montesacro, alcuni dei quali di recente edificazione o ancora in piena espansione e cioè esattamente nelle zone che stanno intorno alla sede del cineforum che sta al centro della Città Giardino.
La serata sarà arricchita dalle testimonianze di Sibilla Damiani, figlia del regista friulano scomparso nel 2013 e di Miranda Martino che allora, al culmine della sua lunga carriera, interpretò il tema conduttore del film, “Paura”, scritta da Giovanni Fusco ed arrangiata da Ennio Morricone. Insieme converseranno in apertura di serata con lo storico del cinema Ugo G. Caruso che ha fortemente voluto riproporre il film un po’ dimenticato, indisponibile in dvd e trascurato dai palinsesti televisivi, nel contesto più pertinente, ovvero nei luoghi delle riprese.

Damiano Damiani firmerà in seguito pellicole di grande successo che hanno saputo coniugare la denuncia civile con l’impatto spettacolare ma anche film difficilmente classificabili per via della loro originalità tematica. “Il rossetto” scritto dal regista insieme con Cesare Zavattini, risulta ancora oggi un’opera fresca, avvincente, solida, grazie alla felice fusione del ritmo narrativo “all’americana” con l’atmosfera e l’attenzione alle psicologie proprie del noir francese. Pietro Germi nelle vesti del commissario Fioresi sembra riproporre in un sequel non dichiarato l’Ingravallo de “Un maledetto imbroglio” che lui stesso aveva tratto pochi mesi prima dal pasticciaccio gaddiano, ruvido, burbero, dai modi spicci ma con la dolente umanità del commissario Lamour interpretato mirabilmente da Louis Jouvet in “Quai des orfèvres” di Clouzot del 1947.

La storia muove le mosse da un episodio di cronaca nera: in un popoloso caseggiato di un quartiere nord est di Roma nei pressi dell’Aniene viene trovata uccisa una donna che si prostituiva nel proprio appartamento. La polizia appunta i propri sospetti di volta in volta su varie figure che si rivelano presto estranee al fatto. La svolta si ha quando La dodicenne Silvana De Carli (Laura Vivaldi) perdutamente invaghita e ovviamente non ricambiata del trentenne Gino (Pierre Brice), un rappresentante di commercio di bella presenza che è invece fidanzato con Lorella (Giorgia Moll), vede l’uomo uscire dalla casa dove è stato commesso l’omicidio. Gino allora si mostra d’un tratto gentile con la ragazzina ma al contempo le chiede sempre più pressantemente di non fare parola di quanto crede di aver visto. Ben presto però il commissario Fioresi (Pietro Germi), che si occupa del caso, intuisce qualcosa e affiancato dal suo vice (Ivano Staccioli) mette sotto torchio la ragazzina. Gino, dal canto suo, sentendosi sospettato, confida al commissario le fastidiose attenzioni di cui è suo malgrado oggetto da parte di Silvana che descrive come una piccola mitomane. La vicenda si ingarbuglia per tante ragioni facendo emergere un quadro sociale più corrotto di quanto all’epoca non si fosse portato a pensare, fino alla soluzione finale in cui proprio il rossetto del titolo assumerà un’importanza determinante.

“Il rossetto” è costruito come un giallo ma in realtà la sua attenzione più che al meccanismo della detection è volta a rappresentare un efficace spaccato dell’Italia dell’epoca, ipocrita e perbenista e a indagarne i costumi e la sessualità agli albori degli anni ’60, nella loro incipiente degenerazione morale. Insomma, come si sarà compreso, un film da recuperare all’interno di una serata ricca di spunti e di suggestioni.

Autore: Redazionale

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