Teatro delle Muse, Roma. Dal 25 ottobre, “L’eredità dello zio Domenico”, scritto e diretto da Geppi Di Stasio

  

 

Teatro delle Muse di Roma

“L’EREDITA’ DI ZIO DOMENICO

                                                                                Nella foto, da sinistra: Geppi Di Stasio, Wanda Pirol e Rino Santoro

scritto diretto e interpretato da  Geppi Di Stasio

con Roberta Sanzò, Antonio Lubrano, Carol Lauro

Sede del Teatro: Via Forlì 43 Roma (tel. 06 44233649)

Orari spettacoli: giovedì, venerdì ore 21,00 Sabato ore 17 e 21 Domenica ore 18.

Dal 25 ottobre al 25 novembre 2018

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L’aspetto dominante della vicenda è infatti un interesse addirittura feroce che si contrappone all’affetto che dovrebbe spingere figli, e non solo loro, al capezzale del moribondo Domenico. Il tema è chiaramente proveniente dal grande teatro di Eduardo De Filippo, cui Di Stasio, non solo autore e anche regista, ha voluto rendere onore scrivendo dialoghi che seguono il ritmo tipico del grande maestro napoletano.

Note di regia:

Un operaio, un piccolo imprenditore donnaiolo e un intellettuale assente sono i tre fratelli che si litigano l’eredità di un padre che viene chiamato zio perché incontrato in tarda età. Ma sembra che i tre, almeno all’inizio, non hanno fatto i conti con un lascito di debiti e obbligazioni che, improvvisamente, li porta a negare lo status di figli naturali. Il tema della pièce è chiaramente un tema proveniente dal grande teatro di Eduardo. Proprio per questo ho cercato di insaporire la messa in scena con chiari accenni stilistici eduardiani, addirittura scrivendo i dialoghi ispirandomi al ritmo tipico del grande maestro. Naturalmente è questa una commedia in cui l’interesse è l’aspetto dominante della vicenda, un interesse addirittura feroce che si contrappone all’affetto che dovrebbe spingere figli, e non solo loro, al capezzale del moribondo Domenico.

Ma simbolicamente i figli convenuti sono soltanto due su tre perché l’intellettuale sembra voglia viversela a distanza di sicurezza (ma sembra soltanto). Così, partendo dal capovolgimento di tutte le situazioni come il riscatto di chi si era macchiato di antiche colpe (vedi la giovane concubina che alla fine si dimostra l’unica in buona fede), o i cambi di notizie in merito al “patrimonio”, si arriva al crescendo del mistero intorno alla figura di zio Domenico in fin di vita che si troverebbe al di la di una porta e che non si può mai vedere ingenerando dubbi sulla sua presenza fisica. (cosa che, naturalmente, non sveliamo in questa sede).
Personalmente ho sempre pensato che l’avvicinarsi a Eduardo conferisse ad una piccola compagnia stabile un certo sapore di “amatorialità” proprio per le gigantesche proporzioni del drammaturgo. Ma uno studio o, se si vuole, un approfondimento del tema (e lo dico umilmente), penso che sia arrivato, per me, il momento di tentarlo insieme alla Compagnia che mi onoro di dirigere.

 
Aggiornamento curato da Luisa Mariani

Autore: Redazionale

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