Il mondo a parte di Chela e Chiquita. ‘Le ereditiere’ di Marcelo Martinessi

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Il mondo a parte di Chela e Chiquita. ‘Le ereditiere’ di Marcelo Martinessi

 

Della cinematografia paraguaiana si sa quasi nulla, anche perché il paese, con meno di 7 milioni di abitanti, ha pochi prodotti realizzati da cineasti locali. La ragione principale è che questa terra senza pace è stata sempre caratterizzata da una miriade di sommosse e di colpi di stato, ha avuto una dittatura filostatunitense di oltre trent’anni con Alfredo Stroessner durata fino al 1989, è stata governata dal 2008 per quattro anni, fino alla sua caduta, dall’ex vescovo Fernando Lugo. Difficile pensare di occuparsi di cinema, difficilissimo non rischiare in proprio se quanto realizzato non piace a qualche potente, quasi impossibile trovare i fondi per girare un film. Soprattutto negli anni della dittatura, il cinema (ma anche la libertà dei giornali e della televisione) era inesistente. Qualche documentario, TV propagandistica, quotidiani che erano fatti dai burocrati del Partito al governo, partito ‘consigliato’ dagli Stati Uniti per evitare di dire che tutto era in mano soltanto ad un uomo.

Vari presidenti che durano poco tempo, il tentativo alla fine degli anni ’90 di riappropriarsi del mezzo filmico con El Toque del Oboe (1998) dove era predominante l’intervento brasiliano. Prima del film di Martinessi, presentato con successo alla Berlinale, si ricordano pochi titoli che hanno avuto un minimo di risalto internazionale: Hamaca paraguaya (2006) presentato al Festival di Cannes, 7 cajas (2012), Latas Vacías (2014), Luna de Cigarras (2014). L’opera prima di Marcelo Martinessi acquista anche un valore sociale oltreché culturale e offre la speranza che finalmente il paese riesca ad avere una certa stabilità politica. Non è un film politico – sarebbe davvero stato troppo rischioso – e la storia è ambientata in un non ben identificato periodo storico: questo per evitare citazioni, riferimenti, ricostruzioni. La storia potrebbe essere ambientata ovunque, non necessariamente in Paraguay. Ha la capacità di raccontare con credibilità, naturalezza, semplicità e professionismo una storia che dice più del Paraguay di quello che ci si possa immaginare. Del resto, aveva dimostrato col suo corto The Lost Voice (2016) di essere più che una promessa, tanto da essere insignito a Venezia del Premio Orizzonti.

Gli uomini erano molto più inquadrati che le donne, erano queste ultime che vivendo il microcosmo della famiglia, di un’esistenza in cui la casa donava una certa libertà, erano in grado di scrivere pagine della vita del Paese. La popolazione era ed è nettamente divisa tra i benestanti e le persone che a volte non hanno nemmeno un tetto sulla testa. Marcelo Martinessi si occupa di questa borghesia che era il suo mondo di riferimento. 45 anni, ha vissuto senza troppi traumi la dittatura, l’alternarsi di situazioni politiche poco stabili attraverso la presenza rasserenante delle donne della sua famiglia, della madre, della nonna, delle zie, delle cugine. Qui racconta di donne anziane, di persone che hanno la cameriera e che occupano le loro giornate in lunghe partite a carte nelle loro case più che decorose. Ma le sue protagoniste sono persone che si staccano dalle altre, sono due donne sulla sessantina che vivono assieme da 30 anni e che hanno le tenerezze, soprattutto Chiquita, di una coppia legata dall’amore. Si immagina, appare plausibile quale sia lo sviluppo narrativo, ma non viene mai detto: tutto, compreso il finale, può avere varie chiavi di lettura.

Vivono una vita quasi agiata – sono entrambe ereditiere – con il lusso di un vecchio Mercedes 240 diesel appartenuta al padre di Chela, di una cameriera inesperta e analfabeta ma che permette loro di non sfigurare con le amiche particolarmente pettegole. Tutto bene fino a quando, ormai piene di debiti per mantenere un tenore di vita che non si possono più permettere, Chiquita non finisce in carcere con l’accusa di truffa. E’ lei che ha cercato di tenere assieme questa particolare famiglia, è lei che si è privata dei beni ereditati per pagare i debiti: ma, a parte un momento di nervosismo, mai rinfaccia alla sua compagna di non avere contribuito al bilancio comune.

In un attimo Chela, che mai aveva lavorato in vita sua, accetta di accompagnare in macchina una vicina ad uno dei suoi appuntamenti di bridge e, quasi senza accorgersene, diviene raffinata tassista (senza patente…) del gruppo di anziane amiche. Si susseguono le visite in carcere all’amica, ma anche l’incontro con una donna più giovane che le fa capire qualcosa di quel mondo che lei in tanti anni mai aveva frequentato rimanendo sotto una campana di cristallo che la proteggeva ma anche la limitava.

Per oltre un’ora il regista piazza la macchina da presa nei vari angoli della casa, o all’interno dell’auto, quasi per spiare la vita delle sue attrici: mai un movimento, sono gli interpreti che entrano ed escono dall’inquadratura. Il tutto in una classica impostazione di cinema da camera. Quando il personaggio della donna più giovane acquista importanza, Martinessi si concede riprese in movimento, quasi a volere sottolineare che il film sta cambiando, che l’apatia della vita di Chela sta lasciando il posto alla vita vera, fatta anche di un bicchiere di vino bevuto in un bar o del piacere di truccarsi. Inizia a capire che fino ad allora lei non aveva mai fatto nulla, per se stessa e per gli altri.

I personaggi principali sono quattro, compresa la cameriera analfabeta ma saggia e capace di donare affetto alla sua padrona egoista (o, se si preferisce, datrice di lavoro). Importante, per fare capire questo mondo in cui tutto è separato dalla vita delle persone non abbienti, è il loro vivere attraverso pettegolezzi e partite a carte, assoluta volontà di non confondersi con gli altri di rango differente. Non a caso, disdegnano il taxi e amano quella macchina un tempo di lusso guidata da una di loro: nessuna contaminazione col volgo, con la certezza che i problemi non facciano parte della loro vita.

Vincitore a Berlino del Premio FIPRESCI e del Palmares per la migliore attrice protagonista assegnato ad Ana Brun, è film che si apprezza più per quello che significa che non per l’effettiva riuscita. Martinessi è l’unico responsabile del film, sia come regia che come sceneggiatura e, probabilmente, ha dovuto cercare di accontentare chi aveva creduto in lui. Ne consegue un’opera priva di vera originalità, troppo precisa nello script per riuscire a trasfondere allo spettatore vere emozioni. Potrebbe tranquillamente essere inserito in quella categoria di cinema da Festival dove si vedono coniugate realtà culturali ed economiche diverse che tendono a depauperare di vero interesse quanto realizzato. Di suo il regista mette una buona conoscenza del mezzo filmico, ma anche un’esperienza da documentarista che lo trasforma in un distaccato testimone di quanto propone, senza mai tentare di donare un film fatto di emozioni. Il finale può essere letto in varie maniere, anche se una sola appare la più possibile e credibile. Sono oltre un centinaio le forze messe in atto per finanziare il film, sei le nazioni che hanno fornito anche il supporto produttivo. Il tutto per un budget di circa 500.000 dollari.

 

Scheda film

Titolo:  Le ereditiere

Genere: Drammatico

Regia: Marcelo Martinessi

Paese/Anno: Paraguay, Germania, Uruguay, Brasile, Norvegia, Francia – 2018

Titolo originale: Las herederas

Sceneggiatura: Marcelo Martinessi

Fotografia: Luis Armando Arteaga

Montaggio: Fernando Epstein

Scenografia: Carlo Spatuzza

Costumi: Tania Simbrón

Interpreti: Ana Brun, Margarita Irún, Ana Ivanova, Nilda Gonzalez, María Martins, Alicia Guerra, Mecha Armele, Ana Banks, Beto Barsotti, Rossana Bellassai, Clotilde Cabral, Natalia Calcena, Raul Chamorro, Norma Codas, Regina Duarte, Lucky FarVill, Patty Gadea,

Marissa Monutti, Javier Villamayor, Chili Yegros, Lucy Yegros, Yvera, Antonella Zaldivar

Produzione: La Babosa Cine in coproduzione con Pandora Filmproduktions, Mutante Cine, Esquina Filmes, Norsk Filmprodukjson, La Fabrica Nocturna Productions. Produttori Sebastian Peña Escobar, Marcelo Martinessi coadiuvati da Ivana Urizar (line producer), Hilde Berg, Agustina Chiarino, Fernando Epstein, Christoph Friedel, Júlia Murat, Marina Perales, Xavier Rocher, Claudia Steffen

Distribuzione: Lucky Red

Durata: 97 minuti

Data uscita: 18/10/2018

 

Autore: Furio Fossati

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