Le emittenti locali in stato di agitazione contro le discriminazioni governative (a rischio migliaia di lavoratori)

  

Manifestazione Nazionale

Delle Emittenti Locali

Una battaglia appena iniziata….Dopo la manifestazione romana del 2 ottobre, altre ne seguiranno

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Com’è noto la Manifestazione s’impone per protestare contro le graduatorie derivanti dalla applicazione del Regolamento per il pluralismo dell’informazione e l’innovazione tecnologica, di cui al DPR 146/17. Le graduatorie hanno confermato ciò che avevamo già anticipato sulla sua filosofia. Leggendo attentamente quel decreto si avverte

l’intenzione di decimare l’emittenza locale medio piccola assegnando il 95% dei 300 milioni triennali stanziati dallo Stato alla lobby confindustriale della comunicazione. L’azione è criminale in quanto accade, guarda caso, in un periodo di crisi del mercato della pubblicità locale che non consente alcuna possibilità di uscita dal fallimento delle

400 televisioni e le 800 radio che oggi occupano più di 2500 lavoratori inevitabilmente da licenziare

 Sia chiaro. Quel Regolamento è stato firmato da Gentiloni e Padoan del precedente governo, controfirmato da Mattarella nonostante le evidenti storture costituzionali come quella dell’Auditel e del mancato rispetto delle consolidate norme UEsul “de minimis” ovvero degli aiuti di Stato.

L’ONDA LUNGA DEL NAZARENO SI FA SENTIRE

E’ accaduto che il Governo del Cambiamento ha integralmente recepito il Regolamento “Ammazza Emittenti” inserendolo nella Legge “Milleproroghe” senza giustificato motivo.

per  chiedere   al Governo giustizia e  ascolto affinché sia fermata    il decreto “Ammazza Emittenti Locali” studiato a tavolino dalla lobby confindustriale.                  E’ una battaglia che ci ricorda    le tante gloriose battaglie vinte negli anni ’’70 sulla libertà d’antenna. Dobbiamo vincerla come quella del 28 luglio 1976 con la sentenza 202 della Corte che liberò l’etere dal monopolio RAI. Questa volta dobbiamo batterci per liberare        la comunicazione     dagli      interessi  privati   della Lobby     della comunicazione cresciuta a dismisura alle connivenze con le diverse Direzioni del Mise.

1.200 EMITTENTI RISCHIANO DI SCOMPARIRE 

400 televisioni locali e 800 Radio rischiano di chiudere nelle prossime settimane. 2.520 dipendenti rischiano di andare a casa. 9 Regioni su 20 rischiano di restare senza una sola televisione locale. La libertà di stampa rischia di essere compromessa drasticamente grazie alla legge Ammazza emittenti, diventata operante con il DPR 146/17 del 12 Ottobre del 2017.

Si tratta di una normativa sulla assegnazione dei contributi riservati all’editoria radiotelevisiva locale pensata e voluta dal duo Renzi – Gentiloni, concordata con Berlusconi all’interno del Patto del Nazareno poi inserita di prepotenza dalla Lega nel Decreto Legge Milleproroghe.  Il Governo del Cambiamento nel campo della comunicazione radio-televisiva è diventato il Governo della Conservazione dei privilegi riservati alle lobby.

In gioco ci sono 300 milioni di euro per tre anni per il sostegno all’editoria radiotelevisiva. Attraverso una serie di obblighi insostenibili per le piccole e medie radio e TV (tipo: avere 14  dipendenti e 4 giornalisti per le tv e almeno 2 dipendenti di cui un giornalista per le radio) la platea dei possibili beneficiari dei contributi più sostanziosi  è ridotta alle prime 100 emittenti televisive lasciando a bocca asciutta le rimanenti 400 emittenti le quali saranno costrette a licenziare per non fallire.

Criteri molto discutibili hanno poi favorito sfacciatamente alcune poche emittenti a scapito delle altre, penalizzando tutte le Regioni meno popolose. Gli indici di ascolto, fatti da Auditel (società privata partecipata da Mediaset di Berlusconi, RAI e Cairo) sono stati rilevati su scala nazionale e non Regionale. Ecco perché è stato possibile assegnare al gruppo Telenorba, prima in graduatoria,  6,5 milioni di euro per ciascuno degli anni, 2016- 17 -18, mentre all’ultima, Tele A57, solo 4.825 euro.

Per la REA, se non ci sarà un veloce ripensamento del Governo, non resterà altro da fare che intraprendere l’iter giudiziario per arrivare alla Corte Costituzionale e successivamente alla Corte europea di Strasburgo. Ci sono, infatti, diversi aspetti del Regolamento sui contributi inseriti nel decreto mille proroghe in palese violazione delle norme europee.

 

REA – Radiotelevisioni Europee Associate

Aggiornamento curato da Luisa Mariani

Autore: Redazionale

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