‘Il Grande Mercoledì’, incontro ideato e condotto da Ugo G. Caruso, al Gizmo di Rende

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‘Il Grande Mercoledì’, incontro ideato e condotto da Ugo G. Caruso, al Gizmo di Rende

 

Un appuntamento immancabile, pressochè al pari di ciò che può rappresentare una mareggiata per un vero surfer, è quello in programma per mercoledì 26 Settembre alle ore 18 presso il Gizmo di Rende (via Salvatore Quasimodo, 1), l’unico surf cafè di tutto il meridione.

“Il Grande Mercoledì”, un incontro ideato e condotto da Ugo G. Caruso prevede infatti la presentazione del recente volume “Surf. Un mercoledì da leoni 40 anni dopo” edito da Mondadori, la cui prima edizione è rapidamente andata esaurita.

Il libro è dedicato al film cult di John Milius del 1978, amatissimo da molti cinefili degli anni ’70. Alcuni di loro, divenuti poi critici cinematografici come lo stesso Caruso, si ritrovarono e si conobbero alla fine del decennio durante gli Incontri di Pesaro nell’edizione del 1979, dedicata appunto alla New Hollywood ormai arrivata alla fine del suo ciclo, scoprendo così il forte legame generazionale che li legava a quella lunga e feconda stagione del cinema americano.

Caruso che scrisse giovanissimo del film al momento della sua uscita, ricorda di esserne rimasto folgorato quando negli anni universitari, “in trasferta” a Bologna, lo vide al “Roma”, una sala d’essai nei pressi di Porta San Vitale, ritrovo abituale dei frequentatori del Dams nei suoi anni d’oro.

L’incontro al Gizmo è pensato in modo piuttosto articolato e prevede una conversazione via skype con i due autori, residenti a Milano, Francesco Angelo Fiorentino, surfer, titolare del locale “Surfer’s Den”, collaboratore di Bear come surfboard designer e Tommaso Lavizzari, giornalista sportivo, autore e conduttore del format radiofonico “C’era una volta O Rei”. Insieme i due hanno già scritto nel 2013 “Surfplay. Il migliore è quello che si diverte di più”.

Insieme a Caruso ci saranno pure Pierpaolo De Salvo, giornalista dagli interessi eterodossi e Pierpaolo Pastore, avvocato penalista nella vita di tutti i giorni ma pure surfista e studioso della surf culture.

La teleconferenza via skype sarà però intervallata dalla riproposizione di alcune sequenze tra le più significative e spettacolari del film.

Il libro racconta ed esamina dettagliatamente il film di Milius contestualizzandolo nel momento di transizione tra la “Golden Age” e la “Silver Age” del surf. I due autori, non si limitano a raccontare la genesi e la storia produttiva del film, svelando una serie di curiosità e di retroscena (vi appaiono Barbara Hale, la notissima Della Street, segreteria di Perry Mason e Robert Englund, non ancora il malefico Freddie Krueger di Nightmare on Elm Street) ma si addentrano pure nella specificità della surf culture, la quale, non va dimenticato, rappresentò da subito, con il suo rapido espandersi dopo la fine del secondo conflitto mondiale, un modo di vivere alternativo rispetto alle prescrizioni dell’american way of life, più autentico, pregnante, a contatto con la natura più indomita e lontano dalle convenzioni sociali e dalle sirene del benessere economico obbligatorio. Un ideale apparentemente innocuo e avulso dal sociale ma intrinsecamente sovversivo ed antitetico ai capisaldi dell’ordine sociale. Il tutto però senza manifesti ideologici, proteste, sit in, cortei come gli hippies degli stessi anni o la produzione controculturale e le ritualità lisergiche degli hippies che seguiranno a breve.

Il film, ricordiamolo, sulla falsariga autobiografica di Milius e del cosceneggiatore Dennis Aaberg, come lui di origine ebraica, racconta le vicende di tre amici, Matt, Jack e Leroy, giovani californiani che a cavallo tra gli anni sessanta ed i primi settanta varcano la loro “linea d’ombra” cavalcando le onde del Pacifico ma anche passando dall’entusiasmo e dalle promesse dell’era kennedyana alla tragedia del Vietnam e ad un’America che persa “l’innocenza” si presenta loro come profondamente mutata, amara, difficile. La loro giovinezza è coincisa con un’era che li ha visti eroi eponimi, la stessa che il cinema, prima del film di Milius aveva rappresentato in modo contraffatto ed edulcorato nei corrivi beach movie coevi per teenagers ed il rock aveva cantato in hits senza tempo, celebrando una endless summer rimasta un luogo mitologico della cultura di massa americana.

Come molti sanno, Milius, sceneggiatore anche di “Apocalypse Now”, venne accusato di idee fascisteggianti, proprio per quell’indifferenza ai temi politici e sociali del tempo in favore della centralità assoluta del surf nell’esistenza dei tre protagonisti. Questi, come in un western crepuscolare di quegli stessi anni, nel finale del film, enfatizzato dal sondtrack sinfonico di Basil Poledouris, si ritroveranno sulla spiaggia del Dark Pont per la Grande Mareggiata del 1974 ed insieme avanzeranno impavidi non già attraverso la prateria, bensì fendendo con le loro tavole e onde dell’Oceano, fino alla resa dei conti finale, non con indiani o fuorilegge ma con il passato, la propria giovinezza, il tempo.

Ecco cosa rende The Big Wensday un film unico, cresciuto con gli anni nella memoria degli spettatori, a dispetto del flop commerciale alla sua uscita.

Romanzo di formazione dalla scansione solenne e al contempo affresco sociale venato d’ironia e malinconia, “Un mercoledì da leoni” a distanza di quarant’anni appare ancora più come un’elegia grandiosa che celebra i valori dello sport, dell’avventura, dell’amicizia senza tempo.

Un film da rivedere ancora per scoprirne l’intima poesia oltre la spettacolarità delle sequenze acquatiche mozzafiato.

È questo il senso dell’imperdibile appuntamento al Gizmo.

 

Autore: Redazionale

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