Due capolavori dimenticati di Fielding e Wilkie Collins riproposti da Edizioni Croce

  

Henry Fielding
IL MARITO FEMMINA

Pubblicato in forma anonima il 12 novembre del 1746 sul «General Advertisers», tradotto qui per la prima volta in italiano e quasi dimenticato nei paesi di lingua inglese, Il marito femmina non è soltanto un pamphlet molto audace ma anche un importante documento storico-letterario.

Mary Hamilton è una bella diciottenne, orfana di padre, cresciuta sull’Isola di Man, assieme alla madre che la educa «secondo i più austeri principi della Virtù e della Religione». Tutto fila liscio, finché un giorno non bussa alla sua porta Anne Johnson, una giovane spregiudicata e priva di scrupoli, che le fa conoscere i piaceri dell’amore. Un giorno, durante un viaggio a Bristol, Anne si innamora di Mr Rogers, un bellissimo ragazzo, e insieme decidono di sposarsi. Da lì, Anne invia una lettera all’amante, nella quale la esorta ad abbandonare quella «inclinazione Malvagia» a vantaggio di un amore più autentico in cui «ci sono infinite gioie, di gran lunga superiori alle vane tenerezze» che avevano sperimentato loro in passato. Mary va su tutte le furie, disperata, progetta di riconquistare la sua donna e, per farlo, decide di travestirsi da uomo e assumere una nuova identità, ovvero quella di George Hamilton. Tuttavia le cose non vanno come le aveva immaginate. Il magnetico George verrà sedotto indistintamente da uomini e da donne, e a sua volta corromperà svariate vergini innocenti.

Senza censure, utilizzando un linguaggio esplicito quanto limpido ed efficace, Fielding, prendendo spunto dagli atti di un processo, riscrive la deposizione dell’imputata, Mary Hamilton, e le vicende pruriginose della sua vita che ha scandalizzato e incuriosito migliaia di lettori e di giuristi durante tutto il Settecento.

Introduzione e cura di Elisa Fortunato

Euro 14.90
pp. XXXIV-70
ISBN 9788864023113

 

Wilkie Collins
IL DENARO DELLA MIA SIGNORA. UN EPISODIO NELLA VITA DI UNA RAGAZZA

Pubblicato sul numero natalizio di «The Illustrated London News» del dicembre 1887, Il denaro della mia signora è l’ennesima prova del grande talento narrativo di Wilkie Collins.

Mentre la casa è in fermento per via del malore di Tommie, un turbolento quanto viziato Scottish Terrier in preda a un malore, a Lady Lydiard, una graziosa bambolina «pericolosamente vicina ai sessant’anni», viene rubata una banconota da cinquecento sterline. Al momento del furto, assieme alla vittima, sono presenti la dama di compagnia, Isabel Miller, e il nipote piombato all’improvviso in visita alla zia che non vedeva da anni, Felix Sweetsir; oltre al fidato maggiordomo, Robert Moody, e al nobile Alfred Hardyman – chiamato sul momento per prendersi cura del cane –, entrambi segretamente innamorati della giovane Isabel. Per quanto la ragazza lo rifiuti a più riprese, quando i sospetti ricadono su di lei, il fedele Moody coinvolgerà nella faccenda il laido avvocato con velleità da detective, il vecchio Sharon, affinché si riesca a stanare il vero colpevole. Mentre è ancora tormentata dalle accuse di furto, Hardyman si fa avanti e chiede alla ragazza di sposarlo.

Con ritmo travolgente e innumerevoli colpi di scena, la caccia al ladro si fa sempre più sincopata. Nell’alveo del sensation novel, Collins in questo romanzo riesce non solo a ricreare una delle situazioni a lui più congeniale – un furto misterioso consumato all’interno dello spazio claustrofobico di una villa piena di sospettati –, ma anche a dare vita a una variegata serie di personaggi femminili che rivendicano una propria voce e che scardinano ogni modello dettato dalla società.

Introduzione e cura di Laura Chiara Spinelli
Traduzione di Flavia Barbera

Euro 19.90
pp. XL-248
ISBN 9788864023144

 

 

Autore: Redazionale

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