La scomparsa di Inge Feltrinelli, editrice e promotrice di cultura

  

Ci lascia Inge Feltrinelli Schönthal

 

L’editrice era nata in Germania a Gottinga nel 1930  da una famiglia di ebrei tedeschi

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Da giovanissima intraprese ad Amburgo la carriera di fotoreporter e giornalista. Nel 1952 trascorse un lungo periodo a New York ospite della pronipote di J. P. Morgan, riuscendo a fotografare, tra gli altri, Greta Garbo, Elia Kazan, John Fitzgerald Kennedy, Winston Churchill e a stringere amicizia con Erwin Blumenfeld. Tra le sue foto più celebri, quelle degli scrittori Ernest Hemingway, Edoardo Sanguineti, Allen Ginsberg, Günter Grass, Nadine Gordimer, e dei pittori Pablo Picasso e Chagall. Nel 1958 conobbe Giangiacomo Feltrinelli che sposò nel 1960, seguendolo quindi a Milano.

Dopo la morte di Giangiacomo Feltrinelli ha lungamente diretto  l’omonima casa editrice.

Inge non amava le cerimonie degli addii, forse perché ne aveva vissuti tanti. E la malattia e il dolore appartenevano a un suo lato privato che preferiva tenere in ombra.

La chiamavano The queen of publishing. In un’Italia ancora provinciale, sessant’anni fa, portò un pezzo di mondo. E nella caotica redazione di Via Andegari, laboratorio di rivoluzioni e utopie, affiancò Giangiacomo Feltrinelli nella sua impresa culturale, moderna e cosmopolita. Dopo la tragica morte del fondatore, nel marzo del 1972, a giudizio di tanti (addetti ai lavori e non) è stata la vera “demiurga” della casa editrice, poi consegnata al figlio Carlo in buona salute e con un patrimonio culturale invidiabile.

Più che un editore Inge era un’atmosfera. Trascorrere cinque minuti con lei significava salire su una giostra tra bookfairs sparse nel pianeta, feste tra le più esclusive dell’ultimo cinquantennio, una mondanità culturale dai tratti imprevedibili. Sulla parete del suo studio, lo stesso dove aveva lavorato Giangiacomo, colpiva una fotografia scattata a Villadeati: lei allungata per terra in mezzo agli editori di tutto il mondo. “Ubriachi e felici”, era la divertita didascalia. Il suo modello era la casa berlinese di Gottfried e Brigitte Fischer, prima della guerra. “Se una sera c’era Thomas Mann, il giorno dopo si affacciava Albert Einstein”. La casa editrice come un divertente “caravanserraglio” dove passa il mondo che pensa. Lei avrebbe fatto lo stesso con Ingeborg Bachmann, Nadine Gordimer, Günter Grass, García Márquez e mezza letteratura mondiale.  (ansa\lastampa)

*In alto: Inge Feltrinelli, con Giangiacomo, in una foto d’archivio degli anni sessanta

Autore: Redazionale

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