Shakespeare in love. I tormenti di eros da Adone a Lucrezia, in due spettacoli di V. Malosti

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VENERE E ADONE / in concerto

 LO STUPRO DI LUCREZIA / radio edit 

di William Shakespeare

due spettacoli di e con Valter Malosti
progetto sonoro G.U.P. Alcaro

regia, traduzione, adattamento teatrale e ricerca musicale Valter Malosti
produzione TPE – Teatro Piemonte Europa / Teatro di Dioniso

Palchi Reali, sabato 8 settembre  2018, Sala di Diana della Reggia di Venaria – Torino

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Nel 1593, in una Londra annientata dalla peste, Shakespeare scrive Venere e Adone, poemetto erotico-mitologico, su commissione del giovanissimo Henry Wriothesley Conte di Southampton. Autentico capolavoro in versi, trae origine dal decimo libro delle Metamorfosi di Ovidio ed ha come tema principale il rifiuto da parte di Adone delle amorose attenzioni di Venere. L’anno successivo il drammaturgo inglese compone un poema gemello, Lo strupro di Lucrezia, che, come il primo, esplora il tema della passione amorosa nelle sue declinazioni e contraddizioni.

Valter Malosti, attore e regista, dal 2018 alla direzione artistica di TPE  – Teatro Piemonte Europa, in tempi recenti ne ha proposto due allestimenti scenici di successo, che sono stati rivisitati in una versione più agile ma ad alta densità musicale per la rassegna Palchi Reali.

Nel primo spettacolo, incentrato sul tema dell’amore e delle sue “derive”, Malosti dà voce e corpo a tre figure: Venere, la dea invasata, Adone, il dio oggetto del suo desiderio e il narratore. La vicenda si svolge in uno stesso luogo, tra l’alba e il tramonto. Venere è passione irrefrenabile, “pazza dea dell’amore” riporta il testo, impaziente e a tratti stizzita: implora ad Adone pietà, compassione, affetto, in un crescendo parossistico che raggiunge il “naufragio dell’onore”. E dopo la morte dell’amato, provocata in caccia da una ferita di cinghiale all’inguine, la dea inveisce rabbiosa contro l’amore e la sua fine: “ Quelli che si amano d’amore non godranno mai piu’! ” .

L’interpretazione di Malosti è intensa ed energica, di forte impatto scenico, non perde di tensione, cattura l’attenzione e la trattiene, pur nell’alternarsi frenetico dei personaggi. Il raccordo ben  congegnato tra testo, interpretazione e montaggio fonico,  è  molto efficace in questa performance, attraversata da una “punteggiatura” musicale che è tutt’uno con l’insieme. Le fonti acustiche sono tante: dalle sonorità orientali alla musica elisabettiana, dalle indistinte voci femminili a suoni del quotidiano, dal canto dei “muezzin” (persone incaricate di salmodiare cinque volte dal minareto ai ritocchi di campane, n.d.r.) fino alla musica contemporanea. Ogni frequenza sonora,  amplifica e “contiene” il testo, accompagnandolo, penetrandolo, conferendogli volume e forma, lavorando di cesello nella definizione sempre più nitida dei personaggi e dei loro profili psicologici.

Il secondo spettacolo Lo stupro di Lucrezia è la versione live dell’opera commissionata da Rai Radio3 e andata in onda nel 2012. Prende spunto dalla violenza perpetrata nei confronti di Lucrezia da Sesto Tarquinio, figlio dell’ultimo re di Roma. Dopo aver sentito lodare la virtù e la bellezza di Lucrezia, moglie di Collatino, uno dei capi dell’esercito, Sesto Tarquinio si introduce di notte nella casa di lei per sottometterla con la minaccia del ricatto. 

La scelta registica e la cifra stilistica si avvicinano molto al primo spettacolo. L’ambiente di caccia è qui sostituito da un paesaggio notturno e tenebroso, in cui si consuma una doppia tragedia: la violenza carnale e la morte della vittima che, in preda alla vergogna e al timore di essere ripudiata, ha un solo pensiero: “ C’è un’unica vendetta: spargere il mio sangue infetto”. Il suo suicidio sarà causa dello sgomento collettivo del popolo romano che trova così la forza di  ribellarsi alla tirannia monarchica. Il testo è di grande modernità, reso ancora più attuale dalla bella traduzione di Malosti, se si pensa alle quotidiane storie di violenza e prevaricazione nei confronti delle donne; non solo perché descrive con intensa forza poetica il sentimento della “violazione” da parte della vittima ma anche perché analizza in modo sottile le dinamiche psichiche del carnefice, attanagliato, da un lato, dal senso di colpa e dalla consapevolezza dell’enorme sopruso che sta per agire e, dall’altro, dall’irrefrenabile impulso alla violenza sessuale. Anche in questo secondo lavoro, la partitura sonora è variegata e articolata, fino ad accogliere un’incisiva sequenza rap, oltre ad azzeccate frequenze sonore, dirompenti, che accompagnano la descrizione dello stupro.

Al momento non sono previste repliche: Valter Malosti sta lavorando alla regia de Il Misantropo di Molière, che andrà in scena al Teatro Astra dal 27 novembre al 9 dicembre 2018, per la rassegna della Fondazione TPE – Teatro Piemonte Europa.

 

 

 

 

 

Autore: Monica Schirru

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