VENEZIA 75 / Leone d’Oro alla Carriera a David Cronenberg / La creazione della sessualità: ‘M. Butterfly’

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VENEZIA 75 / Leone d’Oro alla Carriera a David Cronenberg / La creazione della sessualità: ‘M. Butterfly’

Sei tu la mia Butterfly?

LIDO DI VENEZIA (dal nostro inviato) – David Cronenberg, non nasconde la sua emozione nel ricevere il Leone d’Oro alla carriera alla 75. Mostra del Cinema di Venezia: “Ho sempre amato il Leone d’oro di Venezia. Un leone che vola su ali d’oro è l’essenza dell’arte, non è vero? L’essenza del cinema.”

Sulla laguna Cronenberg, nel 2011, aveva presentato “A Dangerous Method” che era rimasto però a secco di premi pur ottenendo i consensi di critica e pubblico. E proprio a Venezia è legata una sua “spaventosa” esperienza da… spettatore: “il film che da adulto – ha dichiarato in una intervista al Corriere della Sera – mi ha trasmesso più paura è stato “A Venezia un dicembre rosso shocking” di Nicolas Roeg, ambientato nella città che ora mi premia!”

E dopo l’assegnazione sarà certamente la proiezione di “M. Butterfly” (1993) nella Sala Grande del Palazzo del Cinema – in originale con i sottotitoli – l’evento cinematograficamente più interessante. Anche perché è stato lo stesso regista canadese a sceglierlo. Una pellicola lontana nel tempo ma che rappresenta un momento fondamentale della sua poetica dei corpi, del loro legame col tema dell’illusione, della trasformazione e della morte stessa. Al di là della storia – l’amor fou di un diplomatico francese, René Gallimard (Jeremy Irons), per Song Liling (John Lone), una cantante dell’Opera di Pechino, che alla fine si rivelerà essere un uomo – “M. Butterfly” esplora e amplifica “le ossessioni cronenberghiane, il gusto della parabola sessuale, […] qui a confronto con gli elementi portanti del melodramma (la Butterfly pucciniana, n.d.r.) nella loro forma più cristallina, ed è proprio il melodramma ad uscirne rivoltato come un guanto, trasformato in un apologo in cui i ruoli, non più fissati dalla tradizione, diventano ambigui e reversibili.»1 “Per me ‘M. Butterfly’ – afferma lo stesso Cronenberg – racconta una trasformazione, e questo è ciò che mi attirava della storia.”2

Tema centrale rimane nel film quello della sessualità che per Cronenberg è sempre una creazione, tra immaginazione e volontà e perciò Song Liling carica il suo personaggio di tutto ciò che concerne la seduzione e il falso: la menzogna eletta ad arte. In fondo tutta “M. Butterfly” è storia di inganni personali e collettivi: non solo quello che opera un personaggio nei confronti dell’altro – Song versus René; René versus se stesso e il suo mondo – ma insieme quella dello stesso Occidente nei confronti della percezione alterata dell’Oriente. Il riferimento poi al melodramma pucciniano – la cui presenza è evocata anche dai temi musicali di Howard Shore – inscrive il film all’interno della passione per la letteratura che è sempre stata una passione costante per Cronenberg: “Quando ho cominciato a scrivere – ha sottolineato al Corriere – l’ispirazione era legata ai romanzi, più che ai film. Ho sempre pensato di diventare uno scrittore, più che un regista.”

E “M. Buttefly” appare certamente più letterario forse dello stesso “Il pasto nudo” (1991) – che Cronenberg trasse dal romanzo di William S. Burroughs; un film “più di ogni altro levigato e misterioso, pieno di echi e di esche, racconto di una passione d’amore e di una fantasia di trasmutazione3.”

Cronenberg è partito dunque dall’opera di Puccini la quale a sua volta riassume una lunga tradizione ideologica e letteraria – Butterfly archetipo di femminilità orientale – in cui convergono, per esempio, non solo la stessa “Madama Butterfly” (1898) dell’americano John Luther Long, (che attraverso la riduzione teatrale dell’eclettico David Belasco, sarebbe poi giunta fino al musicista lucchese) ma soprattutto la “cattiveria” della Kuki-San del viaggiatore Pierre Loti – una tipizzazione di donna prodotta dai pregiudizi europei – di cui Cronenberg si impossessa sussumendo quella vicenda come mero “palcoscenico”, come puro acmè di una messinscena.

Sarà proprio il luogo emblematico del palcoscenico ad aprire e chiudere – come in ogni finzione che si rispetti – il film, tra maschere, solitudini abissali e specchi che non riflettono se non l’inganno e la mistificazione: “Sono solo un uomo – dirà René – che amava una donna creata da un uomo.”

1 Guglielmo Pescatore, La voce e il corpo. L’opera lirica al cinema. Campanotto Editore, Pasian di Prato, 2001

2 Chris Rodley, Insetti, spie e farfalle: “Il pasto nudo” e “M.Butterfly”, in: Il cinema secondo Cronenberg, Nuova Pratiche editrice, Parma 1994
3 Paola Cristalli, Dei miraggi ingannatori. M. Buttefly in La bellezza interiore. Il cinema di David Cronenberg a cura di Michele Canosa, ed. Le Mani, Genova 1995


Autore: Giuseppe Condorelli

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