Se l’Odissea è femmina. Al Teatro Antico di Segesta, “Penelope” secondo Luana Rondinelli

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DONNA: IL FILO DEL DISCORSO

 

PENELOPE. L’Odissea è ‘fimmina’

Di Luana Rondinelli

Con: Giovanna Centamore, Corinna Lo Castro, Laura Giordani, Camilla Bianchini, Luana Rondinelli, Mauro Failla, Giovanni Maria Currò.

Musiche originali di Francesca Incudine,

Regia: Luana Rondinelli. Aiuto regia: Silvia Bello

Al Teatro Antico di Segesta

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Al tramonto si capisce perché gli antichi costruttori (Elimi? Greci?) scelsero questa location per il Teatro: sul mare la roccia di Punta Raisi si infiamma ancor più, per cui “ai naviganti intenerisce il core”. Un odore, un suono ci portano talvolta alla “memoria involontaria”, raramente un colore. Nel rosa della sera, invece, un magone coglie lo spettatore accorto, come per vite sempre e mai vissute. Teatro eterno.

Luana Rondinelli valica le ere della poesia per portarci dinanzi ad un tema modernissimo: il destino della donna. Penelope è donna infelice: un padre orco, un marito affabulatore e giramondo, un figlio perduto e un’altro ribelle. Capisce, al ritorno di Ulisse, che il suo destino, predetto da Tiresia/Magnifica, è quello di contare solo sulle sue proprie forze ed esigenze. Tutto il suo mondo le va contro: le pur fide Melissa e Euriclea, le serve/Parche, e gli ambigui Dioscuri; come nella vita di tutti i giorni la donna è sola. Ma Penelope riesce comunque a partire, anticipando l’ennesima fuga del dantesco Odisseo.

Un’opera complessa e compatta, risolta con efficaci flash-back che ci raccontano delle sventure della donna “salvata dalle anatre”; mentre  la “trama” viene idealmente tenuta dal “coro” delle Parche che cuce e scuce la celeberrima tela, tanti fili ben ancorati a terra, da ramponi da circo. Alla fine una cima viene lanciata da Magnfica, come scialuppa di salvataggio. Tanti fili pure compongono ogni parte della lieve e scarna scena, che rende più leggibile e trasparente la vicenda, giocata anche nel linguaggio, trasferendo lo scontro tra i generi anche alle parole, che sono ‘fimmini e masculi’, anch’esse.

“Accura teatro” e Robert Schiavoni hanno messo su una compagnia bella ed affiatata: Giovanna Centamore, moderna e sensibile, che sostiene il fulcro della vicenda, come il dramma della “condizione”; Corinna Lo Castro lieve ed elegante, che legge (e fa leggere) il “futuro della donna”; Laura Giordani, pertinente ed esilarante, dalla perfetta presenza scenica; Camilla Bianchini, fresca e gradevole, perfetta nel ruolo; Luana Rondinelli, attuale, ma anche capace di dare una visione “arcaica” del tema femminile; Mauro Failla/Giovanni Maria Currò, che si fanno letteralmente in tre, offrendo, in ogni ruolo, una recitazione esatta: nei toni, nei tempi e nella gestualità da “gomiti tondi”.

Uno spettacolo che vola tra le continue risate del foltissimo pubblico (da record!), che applaude a scena aperta, cogliendo, grazie alla gradevole ironia femminile, anche l’eterno dramma della sua “condizione”. Il discorso è sempre aperto, per tentare di ricucire i rapporti tra i due sessi. Basta trovare il bandolo del filo.

Autore: Francesco Nicolosi Fazio

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