Goodbye Aretha, donna di ‘Respect’

  

Goodbye Aretha, donna di Respect

Aretha Franklin

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Aretha Louise Franklin,  the Queen of Soul, ma prima ancora figlia di un pastore metodista, cantante/pianista  di Gospel nella parrocchia del padre, madre a 14 anni, pavida da non prendere mai un aereo, intrepida nel fagocitare come poche tonalità liberate e liberatorie,  ribelle dalle note basse scure e viscerali, o cristalline a far volare in alto l’anima.

Da ragazzina la incrociavo spesso sulla mia radiolina mentre facevo i compiti in orari poco ortodossi: Supersonic su Radio Rai andava dopo le nove di sera e quella era l’ora per me  per traduzioni di latino o esercizi di francese.

Sulla radio ufficiale di casa, ogni tanto il pomeriggio, Boncompagni e Arbore la passavano insieme a  Beatles e Rolling Stones, che ormai erano pane quotidiano, o Bowie, Chicago. Sì, in quei programmi che mamma definiva per “capelloni” che formavano gusti musicali “diversi”, dove si parlava di Rock and Roll ma anche di Soul e Rhythm and Blues e dove arrivavano dagli USA anche Otis Redding o il più soft Burt Bacharach e io le loro canzoni le canticchiavo già nel mio inglese basic.

Forse la prima cosa che ascoltai di Aretha fu “I say a little prayer”  (già, Bacharach) e comunque  è la prima che mi è venuta in mente quando ho sentito che ci ha lasciato. Per anni ho continuato ad ascoltare tutte le sue canzoni  “Respect” o “You make me feel”…ascoltavo e ascoltavo conoscendo di lei  solo la voce e il viso ritratto sulla copertina di qualche LP.  Poi, molti anni dopo, venne MTV a prendere il posto della radiolina a transistor.

Ricordo bene quindi la prima volta che la vidi veramente: molti anni dopo al cinema, in The Blues Brothers e fu una folgorazione. Poi vennero i  trascinanti duetti con Eurithmics o George Michael, i Grammy Awards o le originalissime cover, ma quel “Think” rimane per me l’icona  “Aretha”: femmina solida,  dalla fisicità potente e prepotente quanto la sua voce, che condensa in sé   la donna che ogni mattina si dà il trucco e recita una piccola preghiera per il suo uomo, quella che gli dà tutto e chiede solo un po’ di rispetto, che lo induce a pensare a cosa sarebbe la sua vita se un giorno o l’altro non la trovasse a casa e che rivendica la consapevolezza dello stare in piedi delle donne donne, tra Annie Lennox e Alda Merini.

Rest In Peace, Aretha we’ll say a little prayer for you.

Autore: Rita Stivale

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