Grandi opere, grandi bufale. Tav si Tav no

  

Grandi opere, grandi bufale

Tav si Tav no. E il Ponte di Messina?

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Chi conosce il meccanismo delle “analisi costi/benefici” sa perfettamente che è un lavoro da cartomanti, in quanto si calcolano dati assolutamente sconosciuti ed aleatori e, come per maghi e  streghe, il committente riceve sempre risposte gradite; con i tarocchi: amore, salute e denari, con le analisi c/b … tanti denari. Per le grandi opere il futuro è sempre radioso, ma il problema è alla base delle scelte: come per il TAG (gasdotto azero), che dovrebbe liberarci dalla dipendenza dai gas russo ed algerino, ma ciò lasciando i tubi sempre alla stessa ditta. Per liberarci dalle “dipendenze” energetiche ci vorrebbero i rigassificatori, aperti a tutte le navi e a tutte le ditte del mondo.

Anche il TAV Lione-Torino è in discussione, e qui i dati delle analisi c/b sembrano essere non solo tarocchi, ma anche truccati. Basti pensare che la mega galleria da 57 chilometri consentirà un “risparmio” di 22 km, che, viaggiando a circa 200 km/ora, significa arrivare prima di soli 6 minuti; sembra una barzelletta, ma per tale “grande risparmio” si spenderanno certamente 25 miliardi di euro (circa 5 Ponti sullo stretto). Ma ecco che i dati economici di partenza diventano esilaranti: si prevede che circa 600.000 passeggeri l’anno (2.000 al dì) opteranno per il TAV lasciando l’aereo; ma soprattutto che il traffico merci in pochi anni quadruplicherà, mentre in tutto il mondo le merci viaggiano per mare, inoltre, grazie alla crisi, il traffico non cresce da 10 anni. La bufala è duplice ed evidente: i 600.000 mila passeggeri già sono un dato risibile (si spende una cifra enorme, mentre con numeri analoghi un aeroporto chiude!); il rapporto passeggeri/merci fa intravedere che tutto si fa per agevolare le merci francesi verso l’Europa Orientale (Kiev è l’obbiettivo). Ma  anche questo è un dato esilarante, in quanto 6 minuti di risparmio per un viaggio di un treno merci è letteralmente impercettibile, anche per le ostriche dell’Atlantico. Ne sanno qualcosa i nostri commercianti che a volte, se usano i treni merci, sullo stretto perdono giornate intere, altro che 6 minuti!…

Tutto è soltanto un discorso di volontà politica. La TAV si completerà comunque, anche perché le peggiori opere sono le “incompiute”. Mentre nel nostro utilissimo Ponte sullo stretto è addirittura vietato parlarne, un’opera quasi indispensabile, che si pagherebbe da sé. Ma è inutile recriminare, auspichiamo che sul Ponte si apra un dibattito, tanto per ricordare che siamo ancora in democrazia.

 

Autore: Francesco Nicolosi Fazio

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