Lunedì 23 luglio ore 21, al Monastero dei Benedettini di Catania, in scena un monologo di Davide Enia

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Scene dalla frontiera

Lunedì 23 luglio alle 21, al Chiostro di ponente del Monastero dei Benedettini, in scena il monologo di Davide Enia tratto dal romanzo “Appunti per un naufragio” (ciclo “Nuovo Teatro” organizzato da Artelè in collaborazione con Città Teatro e Teatro della Città)

Davide Enia

 

Lunedì 23 luglio alle 21, al Chiostro di ponente del Monastero dei Benedettini, va in scena il monologo di Davide Enia Scene dalla frontiera“, tratto dal romanzo “Appunti per un naufragio” (Sellerio, Premio Mondello 2018): lo spettacolo è l’evocazione appassionante del duro lavoro delle squadre di soccorso a mare di Lampedusa, di una tragedia raccontata dallo scrittore, attore e regista palermitano, con le musiche composte ed eseguite da Giulio Barocchieri.

L’elemento epico del “cunto” si sposta dallo scontro tra i paladini a un nuovo campo di battaglia: il mare aperto, dove il salvataggio è una questione di secondi, le manovre sono al limite dell’azzardo, la velocità di scelta determina tutto quanto e risalta ancora di più come condizione necessaria il sottoporsi quotidianamente a un allenamento costante sulla terraferma, per riuscire a recuperare più corpi vivi in mare, per sopravvivere in prima persona alla forza delle onde. Dalla registrazione delle voci dei pescatori, del personale della Guardia Costiera, degli operatori medici, dei lampedusani, dei volontari e delle persone sbarcate sull’isola emergono i frammenti di storie dolorosissime eppure cariche di speranza.

Enia e Barocchieri hanno lavorato su più registri, includendo nella loro ricerca gli antichi canti dei pescatori, intonati lungo le rotte tra Sicilia e Africa, e il cunto palermitano, spostando l’elemento epico dallo scontro tra i paladini a un nuovo campo di battaglia: il mare aperto, dove il salvataggio è una questione di secondi, le manovre sono al limite dell’azzardo, la velocità di scelta determina tutto e risalta ancora di più come condizione necessaria il sottoporsi quotidianamente a un allenamento costante sulla terraferma, per riuscire a recuperare più corpi vivi in mare, per sopravvivere in prima persona alla forza delle onde. Infine, hanno lavorato sull’interpretazione, quando le parole dei testimoni si fanno carne e consentono l’epifania del personaggio. L’abisso è una riflessione, figlia del lavoro sul campo, su quanto sta accadendo, per riportare con urgenza, nello spazio condiviso del teatro, il tempo presente e la sua crisi.

Lo spettacolo è inserito nel ciclo “Nuovo teatro” che propone quattro testi rappresentativi della nuova drammaturgia siciliana. Un percorso che va oltre la prosa pura e si inoltra nella ricerca, sperimentando contaminazione di generi e commistione di stili per conquistare siti alternativi e portare il palcoscenico tra la gente.

Autore: Redazionale

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