Alla ricerca delle radici e dell’identità. ‘Un demone in bicicletta’, il felice esordio di Pierluigi Pedretti

  

Alla ricerca delle radici e dell’identità. ‘Un demone in bicicletta’, il felice esordio di Pierluigi Pedretti

Ci pare di vederlo, Pierluigi Pedretti, insegnante calabro-trentino, salire con la sua mountanbike lungo i tornanti della Sila, immergersi nei silenzi di quei boschi, fermarsi a chiacchierare con la gente dei borghi – alcuni remoti e sospesi in un tempo lontano – che costellano la sua Calabria, prima di una inebriante discesa fino al mare.
Percorsi che sono soprattutto “filosofici” e che sono finalmente diventati un prezioso ed accattivante volumetto: “Un demone in bicicletta. Tra le montagne di San Colombano”, appena pubblicato per i raffinati tipi delle Edizioni Le Farfalle del poeta-editore Angelo Scandurra.

Sono i pensieri di chi percorre in bicicletta i propri luoghi per riscoprirli più veri, di chi trasforma chilometri e chilometri sui pedali in una concezione della vita. Pedretti è un rappresentante del “nuovo umanesimo” indotto dalla bicicletta: è un “ciclofilosofo”. Sono pagine brevi ma essenziali che risultano affascinanti e universali, pur riferendosi quasi esclusivamente al microcosmo Calabria.

E, in effetti, Pedretti è tra i testimoni di una rivoluzione pacifica ed ecologica che non è solo personale. Sono infatti tante ormai le città italiane che stanno predisponendo piani per i loro cittadini ciclisti: noleggio di bici, bike sharing, rastrelliere, strisce pedonali antiscivolo, rimozione del pavé e piste ciclabili. Quel nuovo umanesimo appunto, dei ciclisti che si rifanno a ritmi antichi e più sostenibili aprendo, grazie all’effetto pedalata, le porte di una nuova vita per le nostre comunità: insomma, la bicicletta considerata come il mezzo che può coniugare benessere fisico e spiritualità. Oggi che va di moda rendere cool ogni atteggiamento, si preferisce parlare di “ciclosofia” per raccontare sostanzialmente le stesse cose che vedevano i nostri antenati dell’era fordista: una versione aggiornata del vecchio adagio mens sana in corpore sano latino, visto però dalla postmodernità.

Da tutto questo – e da un carattere contemplativo – sono nati questi “percorsi ciclosofici” che sono in qualche modo anche ontologici. Molti anni fa infatti, i nonni paterni di Pedretti giunsero, con figli a carico, in Calabria lasciando dolorosamente il Trentino, abbandonando affetti e amici.
La nostalgia per quella terra nordica scorre sotterranea e impetuosa sotto la pelle della scrittura di Pedretti (al suo esordio letterario), il quale fin da bambino ascoltava i racconti paterni di laghi e montagne alpine, inframmezzati dalle storie straordinarie delle donne – la madre, soprattutto – di Calabria: una terra complicata, ma anche straordinariamente seduttiva per lo spettacolo che i suoi paesaggi offrono, anche quando malamente curati dai suoi abitanti. “I nuovi flaneurs, con il vento in faccia – prendiamo in prestito Marc Augè – hanno fatto una doppia scoperta: si sono resi conto con meraviglia che la città è fatta per essere guardata, per essere vista, che è bella fin dalle sue strade più modeste, e che è facile da percorrere.”

Appassionato della bicicletta da decenni, Pedretti l’ha dunque utilizzata per percorrere la Calabria in lungo ed in largo, per narrare le sue “polis” e coloro che le abitano, non esimendosi da un confronto identitario e nostalgico con la regione d’origine dei suoi avi, il Trentino. Una dialettica tra due territori così apparentemente agli antipodi, che va ben oltre il racconto di viaggio, poiché Pedretti nel muoversi coglie dolorosamente i problemi irrisolti della sua terra in un viaggio che è anche dell’anima, alla ricerca delle proprie radici.

Il pedalatore, insomma, non si fa coinvolgere dalla frenesia del mondo, dal suo disordine, dai luoghi esotici, anzi muovendosi con più calma raggiunge dimensioni conoscitive inedite, che si credevano anzi perdute e che invece si possono adesso riconquistare. Osserva i paesaggi da punti di vista nuovi, fermandosi in luoghi prima ignorati e parlando con le persone che si incontrano sulle strade più lontane. Sembra insomma memore della lezione di Xavier de Maistre che nel 1794, in “Viaggio intorno alla mia camera” scriveva: “No, più non debbo tenere il mio libro in petto; eccolo, o signori, leggetelo. Perché per viaggiare non c’è bisogno di andare lontano.”
Basta una bicicletta e la passione sconfinata per la scrittura.

Pierluigi Pedretti, Un demone in bicicletta. Tra le montagne di San Colombano,
Edizioni Le Farfalle, Valverde, 2018, euro 12.

Autore: Giuseppe Condorelli

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