Copyright. Il Parlamemento europeo boccia la nuova direttiva (pro e contro)

Il Parlamento Europeo ha bocciato la direttiva sul copyright

Photo/F. Florin

Le nuove regole su come useremo Internet in futuro saranno riviste a settembre in aula, dove potranno essere modificati gli articoli più controversi

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Stamani il Parlamento Europeo in seduta plenaria a Strasburgo (Francia) ha respinto stamani la nuova direttiva sul copyright, la serie di regole per aggiornare le leggi sulla tutela del diritto d’autore in Europa al centro di un dibattito molto acceso negli ultimi mesi e che ha coinvolto esperti di diritto, attivisti, le principali piattaforme online, i più grandi gruppi editoriali e dell’intrattenimento. Votando contro, i parlamentari europei hanno deciso in sostanza di riaprire la discussione e di occuparsi in aula del provvedimento. La decisione rimanda l’avvio dei negoziati fra Parlamento, Commissione e Consiglio europeo. Il voto era atteso con grande interesse perché determina il futuro di una direttiva molto importante, con conseguenze per tutti gli utenti di Internet in Europa e non solo.

Tutti i partiti si sono divisi nella votazione, con marcate divergenze tra i membri dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici e del Partito Popolare Europeo, tra i promotori delle modifiche.

Come hanno votato gli europarlamentari italiani
Movimento 5 stelle: 11 contro.
Partito Democratico: 8 contro, 15 a favore, 1 astenuto.
Articolo 1: 2 contro.
Possibile: 1 contro.
Indipendente/verdi: 3 contro.
Sinistra Italiana: 1 contro.
Lega: 4 contro.
Forza Italia: 6 a favore.
SVP: 1 contro.
AP: 1 a favore.
Conservatori e riformisti: 1 a favore.
19 assenti

La nuova direttiva sul copyright ha l’obiettivo di aggiornare le regole sul diritto d’autore nell’Unione Europea, ferme al 2001 quando Internet era una cosa piuttosto diversa rispetto a oggi. L’iniziativa ha il pregio di volere armonizzare le leggi nei singoli stati sul copyright, fornendo basi comuni più chiare sulle quali ogni stato può poi elaborare i proprio regolamenti. Il problema è che diversi articoli della direttiva sono scritti in modo vago, cosa che potrebbe lasciare spazi a interpretazioni più o meno creative da parte degli stati membri, rendendo più difficile il processo di armonizzazione. In queste settimane, favorevoli e contrari si sono scontrati soprattutto su due articoli, l’11 e il 13, che per alcuni potrebbero avere conseguenze pericolose per la libera circolazione delle informazioni online, mentre per altri sarebbero la giusta soluzione per tutelare i produttori di contenuti come editori e case discografiche.

Cosa dice l’articolo 11

Uno degli obiettivi della nuova direttiva sul copyright è provare a bilanciare meglio il rapporto tra le piattaforme online – come Google, Facebook e Microsoft – e gli editori, i cui contenuti sono sfruttati dalle prime all’interno dei loro servizi. Il tema è controverso e annoso: da una parte ci sono gli editori che accusano social network e motori di ricerca di usare i loro contenuti (per esempio con le anteprime degli articoli) senza fornire in cambio nessuna forma di compensazione economica; dall’altra ci sono le piattaforme che dicono di fare già gli interessi degli editori, visto che il loro traffico arriva in buona parte dalle anteprime pubblicate sui social network, oppure inserite nelle pagine dei risultati dei motori di ricerca. È difficile stabilire chi abbia torto o ragione (un editore può sempre decidere di farsi escludere dai risultati di Google, per esempio, se non vuole siano sfruttati i suoi contenuti), ma la direttiva sul copyright tende a essere a favore degli editori.

L’articolo 11 dice che ogni stato membro deve assicurarsi che gli editori dei siti di notizie ricevano una “consona ed equa remunerazione” per l’uso dei loro materiali da parte dei “fornitori di servizi nella società dell’informazione”, cioè da parte delle piattaforme. Il testo è stato cambiato e integrato a fine giugno per chiarire che riguarda in particolar modo le piattaforme e che sono esclusi gli utilizzi privati dei link e il loro uso non commerciale, come avviene nel caso di Wikipedia e degli altri progetti “wiki” di conoscenza condivisa. I chiarimenti sono serviti per evitare che si mantenessero formulazioni troppo vaghe nell’articolo 11, che avrebbero potuto portare a interpretazioni creative da parte dei singoli stati membri, con rischi per la libera circolazione delle informazioni online. (ilpost.it)

Autore: Redazionale

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