Dal Teatro al Cinema (e viceversa). “Tangue”, un documentario di Marta Limoli

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Denso, corposo, Tang-ibile

 

“Tangue” film documentario di Marta Limoli  Prod. Italia 95 minuti

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Sul finire dell’800, mentre l’aristocrazia si godeva la “Belle epoque”, l’esplosione demografica ed un insieme di eventi catastrofici costringevano i poveri europei all’emigrazione: la dorifora delle patate in Germania; la peronospora della vite in Italia; la siccità in Andalusia. Queste tragedie ambientali spinsero verso le Americhe milioni di disperati; il luogo più accogliente di tutto il nuovo continente fu Buenos Aires.

Nella capitale argentina questi immigrati riuscirono a ricreare una loro identità, una loro mitologia, con il Tango. Come, nello stesso periodo, faceva la borghesia europea con il Liberty: trovare una identità smarrita. Nel primo dopoguerra il fenomeno del Tango esplose in tutto il mondo cristiano, ambasciatore ne fu, tra gli altri, Rodolfo Valentino.

La passione contagiosa per il ballo argentino da anni ha preso Marta Limoli (dai laboratori di teatro al cinema), che con quest’opera riesce a dare una dotta interpretazione delle mille sfaccettature che l’insieme di donna-uomo-musica crea sulle tavole delle sale da ballo, nel mondo intero. Anche perché,  in un’epoca di freddi contatti telematici, il ballo in coppia diventa un raro caso di contatto fisico, garbato ed elegante.

Il film ci spiega il perché del grande successo di una danza ed una musica che appartengono al DNA di tutti gli occidentali, anche in virtù del fatto che alla genesi del ballo hanno contribuito varie nazionalità emigrate in Argentina. Come il vino, presente nelle immagini, Marta ci fa assaporare, con gusto e retrogusto, una disciplina bella e rigorosa, quasi una scienza, con l’aiuto di puntuali interviste ai più bravi ballerini del mondo; tutti belli, simpatici ed ovviamente sensuali.

Sfondo delle riprese è una Catania molto latina, bella ed elegante nei suoi migliori ambienti, immagini lontane dai bassifondi, come quelli culla del Tango. Certamente il ballo oggi è tutt’altra cosa, sia nei passi che negli interpreti, che fanno parte di una borghesia sensibile e di vocazione internazionale, cittadini del mondo pronti ad aprirsi ad esso.

Il film è più che gradevole e narra come all’interno del ballo si possa scoprire  un universo di messaggi, storie e relazioni, che noi poveri profani possiamo solo percepire senza purtroppo viverle. Un’opera poliedrica, pur se monotematica, che potrebbe addirittura essere ampliata per poter essere comunque fruita all’interno della TV culturale.

Da vedere, per capire una passione mondiale, col “rischio” del contagio inebriante.

Autore: Francesco Nicolosi Fazio

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