Il vecchio che sognava di essere un astronauta. ‘Hotel Gagarin’ di Simone Spada

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Il vecchio che sognava di essere un astronauta. ‘Hotel Gagarin’ di Simone Spada

C’era una volta un paese lontano dalle valli innevate e solitarie, che circondavano una lunga distesa d’azzurro. Era un lago dalle acque serene che specchiava i pensieri.  Il cielo celeste,  costellato da bianche nubi, guardava dall’alto  il grande albergo dove un gruppo di artisti era arrivato da un altro lontano paese.

Forse, non erano artisti ma lo volevano essere, almeno provarci,  ed erano caduti così nella trappola  ben congegnata da parte di un sedicente produttore cinematografico, che li aveva mandati lì, in Armenia, per girare un film.

Lui , invece,  era sparito con i soldi del finanziamento europeo. e per i nostri amici, la ricerca di un cambiamento, di un’occasione  si  era rivelata solo come  l’ennesima delusione.

Ora erano lì , isolati dal mondo,  in mezzo ad una guerra; ma, la loro crisi, la parola crisi, come suggeriva uno strano ospite dell’albergo dove alloggiavano (un grande Phlippe Leroy), nella lingua cinese, poteva avere  due significati di cui uno è il termine: opportunità.

I nostri personaggi erano venuti  mossi dall’idea di realizzare un film, di fare cinema e il cinema è, per chi lo ama, il veicolo dei sogni.

L’opportunità che si presenta da sola, con le vesti di un povero vecchio, è quella di realizzare il suo sogno: “So che voi riuscite a realizzare delle scene, a rappresentare dei sogni. Volete aiutarmi a realizzare il mio sogno? Ho sempre desiderato essere Gagarin, il grande astronauta russo. Quello che ha dato il nome all’Hotel”.

Il nostro insegnante, soggettista e regista (un sempre più bravo ed intenso Giuseppe Battiston) acconsente, e da quel momento quel gruppo d’italiani, venuti a cercare un’occasione in quel lontano paese, colgono un’opportunità: realizzare il sogno di qualcuno. Così l’Hotel Gagarin diventa una fabbrica di sogni, un luogo dove tutti gli abitanti del villaggio vicino vengono per chiedere la realizzazione del proprio sogno.

Da quel momento, la vita dei nostri personaggi comincerà lentamente a cambiare. Anch’essi   cercheranno nel profondo del cuore, con la stessa innocenza del bambino, un modo per coltivare qualcosa di bello ed inseguirne la realizzazione. Sarà un processo inarrestabile che  porterà ognuno di loro  a cercare finalmente una strada diversa, unica, bella, personale che assomiglia molto a quella  di seguire il proprio sogno.

Ci sarà chi rimarrà in Armenia perché ha trovato un amore, chi partirà a cavallo  verso un altro lontano paese seguendo solo la strada della semplicità e della naturalezza, chi ritroverà il piacere dello stare insieme, dell’avere fiducia l’uno nell’altro,  per tentare una vita  nuova, chi vorrà, soprattutto,  scrivere e raccontare questa storia.

Simone Spada,  prima di arrivare con “Hotel Gagarin” al suo debutto alla regia, ha avuto una lunga esperienza come aiuto regista  di Claudio Caligari, Gabriele Mainetti e Gennaro Nunziante.

Di  questo film ha curato anche  la sceneggiatura; mentre si è avvalso della collaborazione di Maurizio Calvesi per la splendida fotografia  e di  Maurizio Filardo per le musiche.

Bravissimi tutti gli attori principali  come Giuseppe Battiston, Claudio Amendola, Luca Argentero, Barbora Bobulova, Silvia D’Amico, Philippe Leroy e Caterina Shulha, che partecipano  con grande intensità artistica alla rappresentazione del loro personaggio.

Questo film è una vera favola  ed il cinema, la stessa sala cinematografica, grazie alla storia raccontata, si trasforma in una macchina dei sogni, dei nostri sogni, coinvolgendoci emozionalmente.

Credo che ottenere questo risultato sia già un successo per qualsiasi film e ne giustifichi la visione.

Autore: Giuseppe Ardizzone

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