Cannes 2018. Chiudono il concorso l’asfissiante ‘Ayka’ di Dvortsevoy e ‘The Wild Pear Tree’ di Bilge Ceylan

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Cannes 2018. Chiudono il concorso l’asfissiante ‘Ayka’ di Dvortsevoy e ‘The Wild Pear Tree’ di Bilge Ceylan

Ayka

Dopo la steppa kazaka di Tulpan, Sergei Dvortsevoy sceglie la Mosca funestata da una tormenta di neve per raccontare la storia di Ayka. La giovane donna ha appena partorito, ma invece di allattare suo figlio, quando l’infermiera glielo porta, scappa da una finestra, nella neve alta. Scopriamo solo dopo che Ayka è una povera disgraziata che vive in un tugurio brutto e sporco, con delle sue connazionali, vessata da un padrone di casa che non le lascia tregua e da una serie di personaggi negativi che, sorprendentemente, incontra di continuo. La donna non può permettersi di badare a un bambino, per questo lo ha lasciato.

Il quadro di totale disperazione dipinto da Dvortsevoy si esprime dal punto di vista tecnico con la solita camera a mano che pedina la protagonista (quale originalità), asfissiando sia lei che lo spettatore, il quale molto prima della sfortunata arriva a un punto di saturazione e insofferenza.

La serie continua e inverosimile di disgrazie diventa intollerabile e piuttosto che simpatizzare con la protagonista, il pubblico si stanca, di lei, della neve e dei suoi guai.

Giusto ieri è stato presentato un altro film che fonda sul ricatto emotivo il suo rapporto con lo spettatore: parliamo di Capharnaüm, di Nadine Labaki, anche questo in Concorso.

Non c’è speranza per Ayka, non c’è redenzione per le sue sofferenze, solo la città fredda e indifferente, sporca e infida, così come le persone che la popolano. Non c’è luce alla fine della sua storia, solo un accennato gesto di disperazione, un finale tragico per una vita sfortunata.

The Wild Pear Tree

il regista Nuri Bilge Ceylan propone invece The Wild Pear Tree con al centro della storia Sinan, da sempre desideroso di diventare uno scrittore, che ritorna nella città in cui è cresciuto e cerca di raccogliere i soldi per pubblicare la sua opera, dovendo però fare i conti con i debiti del padre.

Autore: Redazionale

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