Cannes 2018. L’italia ancora protagonista con “Dogman” di Matteo Garrone, un noir ispirato al ‘delitto del canaro’, che raccoglie 10 minuti di applausi

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Cannes 2018. L’italia ancora protagonista con “Dogman” di Matteo Garrone, un noir ispirato al ‘delitto del canaro’, che raccoglie 10 minuti di applausi

Con Dogman, film nerissimo ispirato a un fatto di cronaca del 1988 noto come ‘il delitto del canaro’, Matteo Garrone torna in concorso a Cannes dopo Gomorra, Reality (entrambi vincitori del Grand Prix) e Il Racconto dei Racconti.

Pezzi di periferia, nei dintorni di Roma. Le reti dei campi da calcetto paiono filo spinato. Sabbia, cemento, nemmeno un albero. Una corte di condomini in disfacimento. Un “Compro oro”. Una no man’s land sospesa tra metropoli e natura selvaggia, dove l’unica legge sembra essere quella del più forte, Marcello è un uomo piccolo e mite che divide le sue giornate tra il lavoro nel suo modesto salone di toelettatura per cani, l’amore per la figlia Sofia, e un ambiguo rapporto di sudditanza con Simoncino, un ex pugile che terrorizza l’intero quartiere. Dopo l’ennesima sopraffazione, deciso a riaffermare la propria dignità, Marcello immaginerà una vendetta feroce e disperata.

Nella pellicola sembrano tornare le atmosfere oscure, psicopatologiche, dei primi film di Garrone: L’imbalsamatore e Primo amore.

Matteo Garrone ha dichiarato in conferenza stampa: ‘Dogman’ è un film che si ispira liberamente a un fatto di cronaca nera accaduto trent’anni fa, ma che non vuole in alcun modo ricostruire i fatti come si dice che siano avvenuti. Ho iniziato a lavorare alla sceneggiatura dodici anni fa: nel corso del tempo l’ho ripresa in mano tante volte, cercando di adattarla ai miei cambiamenti. Finalmente, un anno fa, l’incontro con il protagonista del film, Marcello Fonte, con la sua umanità, ha chiarito dentro di me come affrontare una materia così cupa e violenta, e il personaggio che volevo raccontare: un uomo che, nel tentativo di riscattarsi dopo una vita di umiliazioni, si illude di aver liberato non solo se stesso, ma anche il proprio quartiere e forse persino il mondo. Che invece rimane sempre uguale, e quasi indifferente.

Autore: Redazionale

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