La gioiosa trasgressione del Re Nudo. ‘Il sogno e l’utopia’ al Teatro Quarticciolo

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La gioiosa trasgressione del Re Nudo. ‘Il sogno e l’utopia’ al Teatro Quarticciolo

 

Drammaturgia: Porpora Marcasciano

Regia, ricerca d’archivio e cura video: Simone Cangelosi

Attori: Porpora Marcasciano

Produzione e organizzazione: Francesca Scarinci/ Ex B.

Un progetto a cura di M.I.T. Movimento di Identità Transessuale Onlus / Divergenti FilmFestival / Associazione Culturale Ex B.

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 Il sogno e l’utopia è andato in scena il 17 maggio, al Teatro Quarticciolo, in occasione della Giornata contro l’omo-lesbo-bi-transfobia. Più che di uno spettacolo teatrale si è trattato di un atto politico, una commovente riflessione su quegli anni straordinari compresi tra la metà degli anni ’70 e gli inizi degli ’80.

Marcasciano, attivista politica tra le più importanti del transfemminismo italiano, narra quegli anni di sperimentazione, in cui non esistevano ancora etichette e pregiudizi perché era tutto da definire. Ricorda il Festival di Re Nudo a Parco Lambro nel ’76 a Milano che ancora oggi nel nostro collettivo immaginario rimane una sorta di Woodstock italiano. In realtà la manifestazione fu un mezzo disastro: lo stand di FUORI (Federazione Unitaria Omosessuali Rivoluzionari Italiani) venne distrutto, mentre alcune femministe furono aggredite. Inoltre è rimasto negli annali l’intervento (sotto i fischi) che fece a chiusura del festival Mario Mieli, un attivista e audace intellettuale purtroppo oggi non abbastanza ricordato.

Tutto apparentemente andò a rotoli ma fu il primo segnale di quella rivoluzione che poi ebbe il suo apice nel ’77 a Bologna.

Porpora ricorda l’esaltazione della lotta politica che non era noiosa come quella dei compagni comunisti, machisti e seri, ma fatta di gioiosa trasgressione. E se inizialmente i tacchi, i rossetti e l’estro delle “matte” vennero tollerati, anche perché il loro contributo fu fondamentale, pian piano vennero emarginate anche all’interno del movimento di liberazione omosessuale, perché si pensava che dessero un’immagine fuorviante e poco credibile.

Marcasciano già attraverso i suoi due libri Antologaia e L’Aurora delle trans cattive, ha tentato di distruggere i peggiori luoghi comuni sulle persone transgender. Ricordiamo che fino a pochi anni fa questo termine non rientrava nemmeno nel linguaggio comune e spesso si usavano in modo dispregiativo gli appellativi “travestito” e “transessuale”. In entrambi i casi le persone in questione venivano considerate ambigue, superficiali e dedite alla prostituzione (pratica alla quale molte si dedicavano perché costrette a vivere nell’illegalità).

Porpora, assieme ad altre attiviste, negli anni ’70 e ’80 creò nuovi modelli di identità, di condivisione della lotta politica (legata al marxismo ma anche al femminismo) e di gestione del proprio corpo e dei propri desideri.

Purtroppo questo periodo di sperimentazione si arrestò bruscamente con l’avvento dell’AIDS, quando ogni riferimento alla rivoluzione sessuale fu tacitamente bandito. In quegli anni la priorità diventò la malattia e la sua diffusione e quindi tutte le trans sovversive che sopravvissero, entrarono nell’ombra e nella clandestinità.

“Il sogno e l’utopia”  si conclude con l’inizio di questo periodo buio, che pur nelle sue contraddizioni ha segnato un’ulteriore tappa importante nella storia del movimento LGBTQ. Speriamo che Porpora Marcasciano scriva un altro monologo per raccontare il seguito.

Autore: Simona Almerini

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