Cannes 2018. L’America anni ’70 di Lars Von Trier e Spike Lee. 100 giornalisti abbandonano la sala durante la proiezione di ‘The House That Jack Built’

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Cannes 2018. L’America anni ’70 di Lars Von Trier e Spike Lee. 100 giornalisti abbandonano la sala durante la proiezione di ‘The House That Jack Built’

The House That Jack Built

Presentato ieri fuori concorso, il nuovo film di Lars Von Trier sta già facendo discutere per quanto accaduto durante la proiezione per la stampa, a cui sono seguiti i primi commenti generalmente negativi.

Da alcuni liquidato con un sonoro disgustoso, ‘The House That Jack Built’ segna il ritorno del regista sulla croisette sette anni dopo i concetti antisemiti che esternò durante la conferenza stampa di ‘Melancholia’ e che lo etichettarono come “persona non grata” al Festival. Tuttavia questo atteso ricongiungimento fra l’autore danese e Cannes non sembra iniziare con il piede giusto.

Il reporter di Variety, Ramin Setoodeh, ha affermato che quasi un centinaio di giornalisti ha abbandonato la sala dove si stava proiettando il film, mentre sui social sono piovute una dopo l’altra le prime reazioni di raccapriccio.

La storia narrata da Von Trier, ambientata in America negli anni ’70, segue il protagonista Jack attraverso i cinque omicidi che determinano la sua nascita e il suo percorso di crescita  come serial killer. Jack sta cercando di creare l’opera d’arte definitiva: collezionare tutti i suoi omicidi in una casa che sta costruendo. Lungo la strada però Jack deve combattere  contro la propria personalità ed evitare di attirare l’attenzione della polizia sul suo processo ‘creativo’.

Oltre a Uma Thurman e Matt Dillon, nel cast figurano Riley Keough, Siobhan Fallon Hogan e Sofie Gråbøl. In precedenza Von Trier aveva annunciato che ‘The House That Jack Built’ sarebbe stata la sua opera più violenta, e le immagini suggeriscono che non stava affatto esagerando.

BlacKkKlansman

John David Washington e Adam Driver sono i protagonisti della commedia “BlacKkKlansman” di Spike Lee, in concorso, che racconta la storia vera di un detective afroamericano infiltratosi nelle fila del Ku Klux Klan.

La pellicola ha ottenuto il plauso quasi unanime della critica statunitense (da ‘IndieWire’ a ‘Vanity Fair’), mentre ha suscitato perplessità in quella europea, in particolare francese.

Ci troviamo all’inizio degli anni ’70, un periodo di grandi sconvolgimenti sociali, mentre negli Stati Uniti infuria la lotta per i diritti civili. Ron Stallworth (John David Washington) è il primo detective afroamericano del dipartimento di polizia di Colorado Springs, ma il suo arrivo è accolto con scetticismo e ostilità dai membri di tutte le sezioni del dipartimento. Imperterrito, Stallworth decide di farsi un nome e di fare la differenza nella sua comunità. Si imbarca quindi in una missione molto pericolosa: infiltrarsi nel Ku Klux Klan ed esporne i crimini.

Fingendosi razzista, Stallworth contatta il gruppo e presto penetra all’interno della sua cerchia più ristretta. Coltiva anche uno stretto rapporto con il Gran Maestro del Klan, David Duke (Topher Grace), che elogia l’impegno di Ron ai fini del progresso dell’America Bianca. Man mano che l’indagine sotto copertura procede, diventando sempre più complessa, il collega di Stallworth, Flip Zimmerman (Adam Driver), partecipa insieme a Ron agli incontri privati con membri del gruppo razzista, venendo così a conoscenza dei dettagli di un complotto mortale. Stallworth e Zimmerman fanno squadra e uniscono gli sforzi per riuscire a distruggere l’organizzazione il cui vero obiettivo è modificare la propria retorica violenta per ottenere il consenso della massa.

‘BlacKkKlansman’ ci offre un’analisi realistica della questione razziale nell’America degli anni ’70, tornata attuale in piena era Trump.

 

Autore: Redazionale

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