Anni di piombo…. iniziarono con il delitto Moro e ci viviamo ancora

  

ANNI DI PIOMBO

 

Cominciarono con il delitto Moro e ci viviamo dentro…

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Il nome del capo indiano “Cavallo indomito” fu parodiato dai bianchi nell’infamante “Cavallo pazzo” e così viene ancora ricordato. Analogamente la battaglia di “Plaja Giron”, dove gli anticastrisi furono respinti in mare, venne ribattezzata “Baia dei porci”, con lo scopo di sminuire l’evento disastroso. I Viet-minh furono ribattezzati Viet-cong trasformando i “patrioti” in “fazione”, per poi chiamare i combattenti in modo dispregiativo “Charlie” facendo intendere che erano dei poveracci, come il nostro  “Charlot” di Charlie Chaplin. La politica riesce a colpire con le parole meglio che con le bombe.

In Europa si è affinato il sistema di depistaggio  raggiungendo l’apice con il termine “anni di piombo” che ormai viene universalmente ed erroneamente assimilato agli anni del terrorismo, dove il piombo è banalmente identificato con quello delle “P 38”. Pochissimi ricorderanno l’esatta etimologia del termine, coniato da Margarhet Von Trotta per l’omonimo e splendido film, opera che è letteralmente scomparsa dai grandi e piccoli schermi. Il film si chiudeva con la denuncia che, con la scusa del terrorismo, in quegli anni si cominciava a gettare una lastra di piombo sulla democrazia europea, per limitare i diritti fondamentali dell’individuo, tesi difficilmente confutabile.

Il delitto Moro fu la prima tappa in Italia di un processo antidemocratico che ha poi dato i suoi tremendi frutti in questa presente, orrenda era di variegato terrore. Oltre a  Moro, Mattarella, Dalla Chiesa e tutti gli altri “cadaveri eccellenti” (citazione cinematografica) le vittime siamo tutti noi, poveri cittadini che, giustamente in quegli anni, Carmelo Bene già definiva “zombie”; oggi certamente siamo ancor più  “morti viventi”, in senso politico.

Autore: Francesco Nicolosi Fazio

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