Ora il tempo si è davvero fermato. Scompare il Maestro Ermanno Olmi

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Ora il tempo si è davvero fermato. Scompare il Maestro Ermanno Olmi

Ermanno Olmi

Il Maestro Ermanno Olmi è morto oggi, all’età di 86 anni, all’Ospedale di Asiago, dove si trovava ricoverato da qualche giorno.

Olmi, nato a Bergamo il 24 luglio 1931, è stato regista cinematografico e teatrale. Sempre in chiave di indipendenza produttiva, dopo aver esordito raccontando l’umile Italia degli anni Cinquanta, ha analizzato la civiltà contadina scavando nel suo passato remoto e ritrovandone le radici antropologiche con L’albero degli zoccoli (che, vincendo la Palma d’oro a Cannes nel 1978, gli ha dato notorietà internazionale) per allargare in seguito i propri interessi sul piano storico e letterario. Con Lunga vita alla Signora! (1987) ha vinto il Leone d’argento e con La leggenda del Santo Bevitore (1988) il Leone d’oro alla Mostra del cinema di Venezia.

Figlio di un ferroviere licenziato per antifascismo, perduti il padre e la madre visse a Milano presso una zia. Ottenuto un posto da fattorino presso la società elettrica Edisonvolta, più o meno nelle circostanze evocate nel film Il posto (1961), la curiosità per il mondo dello spettacolo lo spinse a fare qualche apparizione sulle scene e a occuparsi delle attività ricreative dell’azienda, impegnandosi come attore e regista nelle compagnie filodrammatiche. Ottenne un grande successo, nella primavera del 1951, lo spettacolo di varietà Parabum parabum da lui scritto e allestito al teatro della Triennale, con animali veri in scena e citazioni da Spoon river di E.L. Masters. Sull’onda del successo, i dirigenti della Edisonvolta accettarono la proposta di Olmi di creare una Sezione cinema, affidandogliene la responsabilità. Inventandosi il nuovo mestiere e diventando anche un eccellente operatore, esordì nel 1953 con un documentario, La diga del ghiacciaio, cui ne seguirono ancora una quarantina fino al 1961.

Tra quelli realizzati personalmente da Olmi, subito affermatosi nei festival specializzati, si ricordano: La pattuglia di Passo San Giacomo (1954); Manon: finestra 2 (1956), su testo di Pier Paolo Pasolini che firmò anche il commento di Grigio (1957); Tre fili fino a Milano (1959); Il grande paese d’acciaio (1960); Un metro è lungo cinque (1961). Nel frattempo il regista, simulando di realizzare un altro documentario, aveva girato sull’Adamello un film a soggetto dal titolo Il tempo si è fermato (1960), che racconta il rapporto fra un vecchio guardiano e il suo giovane assistente, isolati su una diga d’inverno. Nonostante il passaggio al cinema narrativo, Olmi non abbandonò mai il documentario; la sua attività proseguì infatti in televisione con oltre venti titoli, che spaziano in un ambito di interessi assai diversificati: dall’affabulazione (Giovani, 1967, noto anche come Racconti di giovani amori, tre episodi, nell’ultimo dei quali Olmi interpreta un avvocato difensore) all’inchiesta giornalistica (Chi legge in Italia ‒ Dibattito su don Milani, 1970), dalla rievocazione storica (Nascita di una formazione partigiana, 1973; Alcide De Gasperi, 1974) alla registrazione teatrale (Apocalypsis cum figuris, 1979, di Jerzy Grotowsky), dal dibattito (Del perdono, 1983, dialogo con il cardinale C.M. Martini) alla sperimentazione di formule inedite, attingendo talvolta a risultati di poesia (come in Milano ’83, 1983; Lungo il fiume, 1992).

L’albero degli zoccoli

Dopo Il tempo si è fermato, grazie al finanziamento di alcuni amici, Olmi realizzò Il posto, amori e tremori di un giovanotto alle prese con il primo impiego, tutto girato in ambienti veri avvalendosi di attori non professionisti. Sull’onda del successo del film, che trovò una distribuzione internazionale grazie alla Titanus di Goffredo Lombardo, Olmi fondò nel 1961 a Milano la società 22 dicembre per propiziare l’esordio di giovani autori. Nacquero così Una storia milanese (1962) di Eriprando Visconti (al quale Olmi prese parte come attore), I basilischi (1963) di Lina Wertmüller, Il terrorista (1963) di Gianfranco De Bosio e la prima miniserie televisiva di Roberto Rossellini L’età del ferro (1964). Per la sua società Olmi girò I fidanzati (1963), cronaca delle difficoltà di un operaio milanese in trasferta presso lo stabilimento chimico di Priolo (Siracusa). Il regista sarebbe poi tornato negli anni Ottanta a occuparsi dei giovani aspiranti cineasti fondando con Paolo Valmarana nel 1981 Ipotesi cinema, un punto di riferimento dalla feconda attività, che però non volle chiamare ‘scuola’. Per devozione alla figura di Giovanni XXIII, accettò nel 1965 dal produttore Harry Saltzman il suo primo film su commissione, …E venne un uomo, con l’americano Rod Steiger nelle vesti del ‘mediatore’ che rievoca vita e opere del Papa buono.

A intervalli regolari seguirono film di ambientazione realistica nei quali Olmi rivelò un interesse per le psicologie dei personaggi (affidati sempre ad attori non professionisti): Un certo giorno (1969), ambientato nel mondo dei pubblicitari milanesi; I recuperanti (1970, sulla base di uno spunto di Mario Rigoni Stern), storia di montanari che a rischio della vita scavano alla ricerca dei residuati della Prima guerra mondiale; Durante l’estate (1971), spiritoso e toccante ritratto di un idealistico maniaco della ricerca araldica; La circostanza (1974), articolata analisi della crisi di una famiglia borghese. L’albero degli zoccoli rappresentò, quattro anni dopo, un ritorno alle radici degli antenati contadini raccontando un episodio di ingiustizia sociale sullo sfondo dei moti del 1898; pur diffuso con i sottotitoli ‒ Olmi volle utilizzare l’antico dialetto delle campagne bergamasche ‒, il film ottenne un inaspettato successo. Sconcertò invece la scelta del tema di Camminacammina (1983), rivisitazione della leggenda dei Re Magi girata sulle Alpi Apuane; ma Olmi si stava ormai caratterizzando per un eclettismo riscattato dall’approfondimento culturale dei temi e da un rigore estraneo a ogni opportunismo di mercato. Nell’inverno 1984 si ammalò gravemente mentre stava per girare un film sulla propria adolescenza: non lo realizzò più, ma lo pubblicò in forma di romanzo con il titolo Ragazzo della Bovisa (1986) aggiudicandosi il premio Grinzane-Cavour.

Tornato al lavoro nel 1987 ha diretto una commedia grottesca, Lunga vita alla Signora!, che, raccontando il primo impiego di un giovane cameriere, si riallaccia alla tematica di Il posto. Il film successivo, La leggenda del Santo Bevitore, è stato il primo che Olmi ha accettato di realizzare da un soggetto preesistente (il racconto di Joseph Roth), con attori professionisti (Rutger Hauer, Anthony Quayle) e lontano dai paesaggi abituali, in una Parigi rivisitata con grande originalità come in una favola. Dopo il successo ottenuto, si è nuovamente applicato, con minore fortuna, a un tema letterario che lo ha riportato fra le montagne: il racconto di Dino Buzzati Il segreto del bosco vecchio (1993), protagonista Paolo Villaggio fra situazioni magiche e animali parlanti. È seguito nel 1994 un austero e affascinante intermezzo girato in Marocco, Genesi: la creazione e il diluvio, con Omero Antonutti, all’interno del progetto internazionale Le storie della Bibbia. Il grande successo è nuovamente arriso al singolare Il mestiere delle armi (2001), dove Olmi, tra le foci del Danubio e Ferrara, ha raccontato gli ultimi dolorosi giorni della vita del capitano di ventura Giovanni dalle Bande Nere, rivelando una straordinaria capacità di evocazione storica legata a un impeccabile recupero del linguaggio cinquecentesco, ma anche la sensibilità nel cogliere il pericolo della perdita di umanità nell’evoluzione della tecnica. Cantando dietro i paraventi (2003) ha costituito un’altra incursione metaforica in un passato remoto, la Cina del 17° secolo reinventata sul lago di Scutari in Montenegro.

Torneranno i prati

Nel 2005 collabora con altri due grandi registi, Abbas Kiarostami e Ken Loach, nel film Tickets. Nel 2007 esce Centochiodi, che Olmi annuncia come il suo ultimo film di finzione, avendo deciso d’ora in poi di tornare a dirigere solo documentari. Nel 2008 riceve il Leone d’oro alla carriera alla Mostra del cinema di Venezia. Nel 2013 l’Università di Padova gli conferisce la laurea honoris causa in Scienze Umane e Pedagogiche per “la sua azione di valorizzazione delle radici culturali, della memoria, delle tradizioni, della grande storia e dell’esperienza quotidiana e delle piccole cose.”

Gli ultimi due film sono Il villaggio di cartone (2011) e, in concomitanza con le celebrazioni del centenario della prima guerra mondiale, il magnifico Torneranno i prati (2014), ambientato nelle trincee sull’Altopiano di Asiago (luogo di sanguinose battaglie e località dove il regista viveva). Il film è liberamente ispirato al racconto La paura (1921) di Federico De Roberto.

Fedele all’antica passione per il teatro, O. ha messo saltuariamente in scena alcune opere liriche e nel campo della prosa ha adattato e diretto nel 1989 per il Teatro delle Arti di Roma Piccola città di T. Wilder.

Bibliografia:

  1. Dillon, Ermanno Olmi, Roma 1985.

Da Olmi a Roth: la leggenda del Santo Bevitore, a cura di T. Kezich, P. Maccarinelli, Siena 1988.

Ch. Owens, Ermanno Olmi, Roma 2001.

Cantando dietro i paraventi, fotografie di Roberto Cecato, Milano 2003.

Ermanno Olmi: il cinema, i film, la televisione, la scuola, a cura di A. Aprà, Venezia 2003.

 

Autore: Redazionale

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