Inerpicandosi sull’Etna. Il Giro va…ma qualcosa lascera?

  

Il Giro va…

 

Realizzare qualcosa che resti

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Guardando le immagini del Giro, nel deserto d’Israele, viene da pensare che veramente “tutto il mondo è paese”: la desertificazione raggiungerà presto tutta l’Europa meridionale. Gli israeliani hanno il vantaggio che il Negheb è così sin dai tempi di Gesù, per cui hanno sviluppato tecniche di adattamento che dovremmo seguire anche noi. Dopo Israele i corridori giungeranno in Sicilia, terra che fu la prima “tappa” in Italia anche per San Paolo, ai tempi dei primi cristiani. Certo l’arrivo del Giro d’Italia non avrà effetti analoghi a quelli che provocò il santo di Tarso, ma è una vetrina internazionale che porterà benefici indiretti alla nostra terra, in special modo con lo spettacolare arrivo sull’Etna.

Sarebbe opportuno che il passaggio di uno sport bello da vedere (e bellissimo da praticare) potesse lasciare qualcosa di più interessante per la nostra terra che (come coglie chiunque guidi nei sabati e nei festivi) sta incrementando geometricamente il numero degli appassionati del ciclismo attivo. In sostanza il Giro d’Italia sta lasciando una sorta di “grey carpet” (le bitumazioni) su cui passeranno le star del ciclismo, lasciando anche una gran voglia di usare la bici. Dopo il Giro si porterà, con le amministrazioni interessate, la proposta di una pista pedemontana polifunzionale, che sarà il primo step di un lungo tragitto che potrebbe attraversare la Sicilia intera. Per portare ciclismo, sport, turismo interstagionale e sicurezza stradale. Come la nuova normativa sul tema propone e quasi impone.

Autore: Francesco Nicolosi Fazio

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