Politica e Sport. Giro d’ Italia in Israele. La pace quale unica alternativa

  

Israele nell’U.E.

 

Pace unica alternativa.

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In questo 2018 tante ricorrenze: il ’68, il 15-18, i 70 anni di Israele. Noi italiani certamente festeggeremo la Vittoria, specialmente il 4 novembre; gli austriaci invece preferiranno dimenticare. Per il semplice motivo che ad una vittoria corrisponde sempre una sconfitta, del “nemico”. Il 14 maggio Israele festeggerà i 70 anni dalla sua fondazione, data che i palestinesi chiamano, senza mezzi termini, “la catastrofe”.

In fondo solo 30 anni dividono la grande guerra dalla nascita d’Israele, però l’abisso che divide arabi da israeliani è forse più profondo oggi che 70 anni fa, le ultime vicende ne sono la prova. Invece gli austriaci, escluso qualche evento altoatesino del secondo dopoguerra, della loro sconfitta del 1918 se ne sono fatti una ragione. Italiani ed austriaci oggi convivono pacificamente nella UE.

Il Giro d’Italia parte da Gerusalemme. Un evento veramente bello, se non straordinario. Sin dai tempi di Nixon e Mao, ed oggi le due Coree, lo sport ha la capacità di anticipare la miopia dei politici. Gli organizzatori del Giro ci ricordano che Israele è Europa, nella sua origine e tradizione ed anche nella nostra storia, in quanto l’attuale cultura europea forse non sarebbe esistita senza l’enorme contributo dei cittadini europei di origine ebraica (da Paolo di Tarso a Marx compreso).

Se Marco Pannella fosse in vita avrebbe colto l’occasione per ricordare una sua saggia ed antica proposta: Israele nell’U.E. Riavvicinare questo lembo isolato di Europa rafforzerebbe in Israele (ma anche in Europa e nel mondo arabo) gli uomini di buona volontà, che ancora credono nella pace, come unica via di uscita per risolvere i conflitti internazionali. Mettendo magari insieme le tre grandi culture monoteiste, così un giorno potrà nascere un Gandhi palestinese.

 

Autore: Francesco Nicolosi Fazio

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