Una vita sul filo del rasoio. ‘Molly’s Game’, con Jessica Chastain

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Una vita sul filo del rasoio. ‘Molly’s Game’, con Jessica Chastain

 

Nonostante la proibitiva lunghezza e una certa mancanza di colpi di scena, il film basato sulla vita di una ragazza eccezionale e con una vita esagerata, riesce ad essere sempre interessante; nemmeno la poco funzionale presenza di Kevin Costner dalla recitazione fin troppo accademica è in grado di ridurre il piacere per un prodotto ben realizzato, che nonostante i contenuti drammatici riesce ad evitare i toni urlati, creando un’atmosfera da commedia sofisticata dove l’attenta sceneggiatura sa inserire – senza forzature – momenti di grande impatto emotivo. Limiti ne ha, e non di poco conto, ma riesce a raccontare senza mai perdere il contatto col pubblico. E’ un’opera in cui risalta l’importanza della scrittura, ma non per questo manca lo spazio per la recitazione corale di un cast particolarmente ben scelto, con alcune eccellenze.

Figlia di un agiato psicologo che pretende il massimo da lei e dagli altri due figli, Molly diventa campionessa di free styling dovendo competere, all’interno della famiglia, con la figura del fratello maggiore, avvezzo a salire sul podio dello sci ‘classico’ ormai da anni e pupillo dei genitori. A causa di un grave incidente di gara – causato dall’inettitudine di chi doveva livellare la pista e, invece, aveva lasciato spuntare un fatale rametto – è costretta. con grande disagio e dolore, a interrompere l’attività agonistica, cercando comunque un’altra attività dove poter primeggiare. La rinuncia a iscriversi all’Università, vista dalla ragazza come una eccessiva normalizzazione della sua vita e la rinuncia ai propri sogni, la costringe, per questioni di sopravvivenza, ad accettare un lavoro da cameriera in bar dalla non eccezionale reputazione in cui, tra l’altro, si gioca d’azzardo con poste molto alte.

Questo è il passaggio decisivo verso la vita fuori dall’ordinario di una donna non comune. Dopo aver fatto la barista e poi la segretaria per un uomo che opera ai limiti del lecito, diventa organizzatrice di un giro di poker clandestino e, in seguito, viene arrestata nel bel mezzo della notte dall’FBI: del giro di giocatori facevano parte nomi celebri di Hollywood, campioni dello sport, importanti uomini d’affari ma anche, senza che lei ne fosse a conoscenza, la mafia russa. Il suo unico alleato è l’avvocato difensore Charlie Jaffey, che si rende presto conto che Molly è ben diversa – a suo modo anche onesta – di quanto la stampa voglia far credere.

Ogni momento è ben raccontato dal film, che si occupa inizialmente dei lati positivi di un’esistenza sempre in prima linea e all’insegna dell’avventura e del rischio, in cui Molly ottiene la gloria ma subisce anche pestaggi da parte della mafia russa a cui non vuole cedere nulla delle sue attività legate al gioco d’azzardo. E’ una vita, romanzesca ma vera, vissuta sul filo del rasoio in cui dal trionfo al tonfo il passo è molto breve.

Molly’s Game, ricchissimo di approfondimenti, riesce sempre a mantenere un filo conduttore drammaturgicamente funzionale che porta verso un finale da cui è bandito il melodramma. A realizzare quest’opera particolarmente interessante – sia come regista che autore dello script – è Aaron Sorkin, già vincitore dell’Oscar sceneggiatura non originale per The Social Network (2010), biografia di Mark Zuckerberg, creatore di Facebook. E’ anche autore di La guerra di Charlie Wilson (Charlie Wilson’s War, 2007), L’arte di vincere (Moneyball, 2011) e Steve Jobs (2015), tutti copioni basati su storie vere alle quali Sorkin ha sicuramente aggiunto particolari di fantasia, ma caratterizzati dalla costante ricerca della credibilità.

Questa vera e propria specializzazione nelle biografie gli ha permesso di trarre il massimo anche da questa storia che, non raccontando vite ‘importanti’ e conosciute da tutti come le precedenti, avrebbe rischiato in mani meno attente di trasformarsi in un noioso susseguirsi di momenti di vita. Da notare che tutti i film citati sono adattamenti cinematografici di libri di successo, a sottolineare due possibili chiavi di lettura: mancanza di idee ‘sue’ da sviluppare – i primi titoli, quando era anche autore del soggetto, sono tutti mediocri – oppure assoluta capacità di trasformare in linguaggio cinematografico lavori altrui per cui ha rinunciato alla propria creatività.

In pratica, con lui e con il suo The Social Network (2010), ottimamente diretto da David Fincher e interpretato tra gli altri da Jesse Eisenberg vincitore anche lui dell’Oscar, è nato questo tipo di biopic che entusiasma il pubblico riuscendo a soddisfare anche critica e addetti ai lavori: non a caso ha ottenuto in vari Festival 165 premi e 168 nomination. Il film è tratto dal documentatissimo best-seller Miliardari per caso scritto da Ben Mezrich.

Molly’s game è stato candidato al Premio Oscar per la migliore sceneggiatura non originale scritta da Aaron Sorkin, e in corsa ai Golden Globes dove Jessica Chastain era in lizza per il riconoscimento quale migliore attrice in un film drammatico. Non hanno vinto ma già essere stati inseriti tra i candidati è la dimostrazione del valore di entrambi.

A 56 anni Sorkin ha debuttato come regista con risultati più che buoni; la scelta di affidargli questo compito è stata formulata dalla Sony Pictures Entertainment, produttrice della biografia in collaborazione col notissimo Mark Gordon, lo stesso che aveva creduto in lui per lo script di Steve Jobs. In realtà si è trattato di un ripiego perché, a causa di problemi di budget, il progetto era fermo da tre anni. Sicuramente, vedendo gli ottimi risultati raggiunti da Sorkin, non si può dire che sia stata una sfortuna per il film. Forse qualche taglio avrebbe aiutato a rendere la narrazione ancora più fluida, ma come opera prima questo è un piccolo peccato veniale più che giustificabile.

Negativa, invece, appare la presenza di Kevin Costner quale padre pentito: poco riuscita l’interpretazione basata, comunque, su un personaggio irrisolto in fase di scrittura. L’avvocato della ragazza è il bravo Idris Elba, inglese di nascita e preparazione artistica, con genitori della Sierra Leone e del Ghana. Ricopre il ruolo uno dei più noti legali di quegli anni, le è vicino e la fa vincere, ma la indebita ulteriormente col suo onorario di 250.000 dollari.

Protagonista è Jessica Chastain, assolutamente in parte; la quarantenne californiana, già candidata due volte all’Oscar, vive in modo credibile le metamorfosi di questa antieroina odiata da tanti, amata nel periodo del massimo successo, abbandonata nel momento del bisogno. Non si piange mai addosso, combatte e vince ma, alla fine, questo le costa moltissimo privandola di una vita propria fatta di affetti e di autentico rispetto da parte degli altri.

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Titolo: Molly’s Game

Titolo originale: Molly’s Game

Genere: Biografico, Criminale, Dramma

Regia: Aaron Sorkin

Paese/Anno: USA, 2017

Sceneggiatura: Aaron Sorkin tratta dal libro Molly’s Game (Molly’s Game: From Hollywood’s Elite to Wall Street’s Billionaire Boys Club, My High-Stakes Adventure in the World of Underground Poker) di Molly Bloom – Rizzoli Editore – Collana: Saggi stranieri – pagg. 324 – Euro 18,00

Fotografia: Charlotte Bruus Christensen

Montaggio: Josh Schaeffer, Elliot Graham, Alan Baumgarten

Scenografia: David Wasco, Patricia Larman

Colonna sonora: Daniel Pemberton

Interpreti: Jessica Chastain, Idris Elba, Kevin Costner, Michael Cera, Jeremy Strong, Bill Camp, Chris O’Dowd, Samantha Isler, Brian d’Arcy James, Madison McKinley, Natalie Krill, Joe Keery, J.C. MacKenzie, Graham Greene, Justin Kirk, Angela Gots, Stephanie Herfield

Produzione: Mark Gordon, Amy Pascal, Matt Jackson per The Mark Gordon Company

Distribuzione: 01 DISTRIBUTION

Durata: 111 minuti

Data uscita: 19/04/2018

Autore: Furio Fossati

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