Geografia interiore di Elle-Marja. “Sami blood” di Amanda Kernell

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Geografia interiore di Elle-Marja. “Sami blood” di Amanda Kernell

 

“Due fanciulle: in casa

l’una siede, l’altra fuori.

Per tutto il giorno tra loro

un duetto d’ombra e luce”.

(Sylvia Plath, Two sisters of Persephone)

 

E’ un duetto tra l’ombra e la luce che dura per tutta la vita quello che combatte dentro il suo animo Elle-Marja, la protagonista del perturbante “Sami blood” opera prima di Amanda Kernell.

Costruito come un lungo, struggente e crudo flashback, il film, che prende spunto dalle vicende della nonna della regista, è una denuncia delle politiche eugenetiche della Svezia degli anni ‘30, periodo in cui è ambientata la vicenda, nei confronti della popolazione Sami e, al contempo, uno squarcio indiretto sulla lotta per l’autoaffermazione che questo piccolo e fiero popolo, considerato “inferiore”, ha portato avanti con grande dignità. Una lotta che ha fatto loro ottenere, dopo il 1950, anche una rappresentanza nei Parlamenti di Svezia e Finlandia.

Il flashback diventa pure nelle intenzioni della Kernell uno strumento simbolico: è un risalire del sangue, dell’identità alla sua matrice, all’origine fisica e culturale. Ma il sangue è anche quello del corpo di Elle-Marja e delle renne, l’animale sacro della cultura Sami. Nella vicenda della quindicenne Elle-Marja e della sua famiglia nomade non c’è nulla di esotico, quanto uno sguardo attento sulle modalità attraverso le quali i paesi “colonizzatori”, come la Svezia, hanno presentato – e tentato di inglobare assimilandola ai propri modelli – l’alterità Sami. La giovane, dunque, sopraffatta dagli stereotipi, costretta a subire ogni discriminazione, spinta da una straordinaria volontà di autodeterminazione, rifiuta la sua identità per diventare “svedese” a tutti gli effetti anche nel nome che si impone, Christine, e di trasferirsi, a Uppsala, nella grande città. Non è tanto l’obiettivo di “cacciare via la puzza” dalla sua pelle ma di appartenere ad una normalità che le è preclusa e nella ricerca della quale è palesemente sbeffeggiata dai coetanei: “i vostri cervelli – le sottolineano sghignazzando – non sono fatti per vivere in città”.

La ghettizzazione della cultura Sami che il film affronta è soprattutto di natura squisitamente linguistica: nella scuola “speciale” che Elle-Marja frequenta con la sorella Njenna (e altre ragazze Sami) si impone loro di parlare solo svedese, di dimenticare la loro lingua. E anzi la loro diversità “razziale” è sottolineata dai vergognosi esami fisiognomici a cui vengono sottoposte come se fossero animali da laboratorio.

Ci sono sequenze assai significative di questo processo di allontanamento e di formazione che Elle-Marja affronta, suo malgrado: nella cultura lappone incidere l’orecchio ad un cucciolo di alce equivale a sancirne il possesso e così fa un giovane “svedese” proprio nei confronti di Elle-Marja, la “diversa”, la “straniera”, l’inferiore.

Eppure Elle-Marja non demorde e compie il primo di una serie di piccoli ma significativi riti di rottura con il suo mondo: brucia l’abito tradizionale. Arrivata a Uppsala sentirà per la prima volta l’odore di lenzuola fresche, il corpo di un ragazzo, il seme di lui tra le dita. Poi le feste, una sigaretta, la conquista della scuola (bisogna però pagare una costosissima retta), il ritorno a casa per chiedere aiuto economico – “attenta ad essere così svedese” la ammoniscono – e, infine, il personalissimo “sacrificio” di una renna che la rende drammaticamente “altra”: non più Sami, ma definitivamente Christina.

Nei suoi panni la ventenne Lene Cecilia Sparrok dispiega una maturità interpretativa rara e asciutta che le è valsa il “Lux Prize”, ilriconoscimento cinematografico per il film europeo giudicato significativo dal Parlamento Europeo.

Ma “Sami blood” è soprattutto un film-paesaggio: non solo le sterminate distese scandinave, i venti che scuotono quegli spazi immensi ma le geografie interiori della protagonista, i suoi sguardi penetranti e decisi e la forza spaventosa che riescono ad emanare anche quando, ormai anziana, ritorna tra i Sami per la morte di Njenna. E proprio davanti al corpo composto della sorella, quale donna sceglierà alla fine di essere Elle-Marja/Christina? Sono scene dominate da un silenzio significativo, denso di gesti, un silenzio in cui si concentra la stessa esistenza e il sangue che la chiama.

Un richiamo incontenibile che la porterà a riappropriarsi del suo passato: scegliere tra Elle-Marja  e Christina placherà finalmente la sua angoscia e darà un senso definitivo alle sue scelte.

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titolo internazionale: Sámi Blood
titolo originale: Sameblod
paese: Svezia, Danimarca, Norvegia
rivenditore estero: Level K
anno: 2016
genere: fiction
regia: Amanda Kernell
durata: 110′
data di uscita: CZ 23/02/2017, SE 3/03/2017, DK 9/03/2017, NO 10/03/2017, NL 11/05/2017, FI 29/09/2017, IT 30/11/2017, DE 5/04/2018
sceneggiatura: Amanda Kernell
cast: Lene Cecilia Sparrok, Mia Erika Sparrok, Maj Doris Rimpi
fotografia: Sophia Olsson, Petrus Sjövik
montaggio: Anders Skov
scenografia: Olle Remaeus
costumi: Viktoria Mattila
musica: Kristian Eidnes Andersen, Sara Svonni
produttore: Lars G. Lindström
coproduttore: Tomas Radoor, Oskar Östergren
produzione: Nordisk Film Production AB, Bautafilm AB, Digipilot AS, Nordisk Film Production A/S, Sveriges Television AB – SVT
supporto: ISFI, Film Fond Nord, Kulturnäringsstiftelsen Sparebank1 NordNorge, Sametinget, Film i Västerbotten, Konstnärsnämnden, The Swedish Film Institute/Magdalena Jangard, The Danish Film Institute, Eurimages
distributori: Nordisk Film Distribution AB, Cinemien, temperclayfilm, Oy Cinema Mondo Ltd

Autore: Giuseppe Condorelli

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