Trump e il futuro del mondo, fra libertà e libero mercato (dinamiche da analizzare con sano realismo)

  

Libertà  e Libero mercato

 

Trump e il futuro del mondo.

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Pochissimi credevano nelle possibilità di successo di Trump, già per le primarie 2016. Molto prima, nel marzo dello stesso anno, qualcuno ne previde l’elezione a presidente, in quanto il candidato dal ciuffo ribelle riassumeva in sé tutte le caratteristiche comportamentali del capitalismo mondiale. I  risultati positivi ottenuti per gli USA stanno fornendo le motivazioni profonde ed obbiettive del suo successo. Ultima la possibile soluzione dell’affaire nordcoreano, soluzione che lascia il Giappone perplesso ed in ostaggio USA.  Tutte le mosse di Donald (ed i suoi risultati) tendono al miglioramento economico degli USA.

In ultimo, la instaurazione del sistema daziario è letteralmente l’uovo di Colombo per l’economia  statunitense. Ad una nazione che, dal punto di vista della produzione, vive in un regime autarchico, con l’esportazione di solo il 10% del suo PIL (in buona parte armamenti), il dazio è molto utile, ottenendo così tre risultati: miglioramento della bilancia dei pagamenti, incremento dell’industria pesante USA, riduzione del debito statale (che tra l’altro è in buona parte in mano ai “comunisti” cinesi).

Analoghi triplici ed ovvi risultati ha avuto l’operazione missilistica in Siria: ridimensionamento dell’influenza russa, rafforzamento del ruolo di Israele, aumento del prezzo del petrolio. Per quest’ultimo risultato la May ha avuto benefici analoghi, in quanto i soci di maggioranza della Nato sono più che autosufficienti dal punto di vista energetico, gli USA più recentemente, da cui il sicuro prossimo disimpegno di Trump dal Medio Oriente, magari sostituito in parte da Macron.

Altra trovata è stata quella della riduzione delle tasse USA, realizzando una sorta di dumping finanziario, che richiama ulteriormente capitali verso gli Stati Uniti. Nel filone del “America First” anche il rifiuto  degli accordi di Kyoto, sulla limitazione del CO2. Non avrebbe senso rilanciare l’ “US steel”, grazie ai dazi, se poi le acciaierie USA avrebbero dovuto chiudere per motivi ambientali. Anche il minacciato muro anti-immigrati con il Messico ha pure una funzione economica, minando alle basi l’accordo Nafta, che favorisce il Messico.

Quindi nulla di isolazionanista nella politica di Trump. La soluzione della crisi italiana ne sarà la riprova: se Salvini sarà capo del governo vuol dire che a Trump non interessa che in Italia comandi un amico politico di Putin. Se invece si troverà una soluzione diversa, magari con Maroni ed il PD, si sarà favorito l’altro amico di Putin, quello del lettone (con l’accento sulla “o”, non sulla “e”). In ogni caso dobbiamo renderci conto che poca è la libertà realmente concessa, anche al C.D. “Libero Mercato”. Un modo originale per ricordarci del 25 aprile…..

Autore: Francesco Nicolosi Fazio

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