‘Inferno Mediterraneo’: Tre sorelle fra Dante e l’immigrazione

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‘Inferno Mediterraneo’: Tre sorelle fra Dante e l’immigrazione

Tre sorelle, Anna, Rosa e Giulia, tre modi di comunicare completamente diversi, vicende familiari e drammi locali sono gli ingredienti della pièce “Inferno Mediterraneo” che si è svolta nell’Auditorium Cilindro Nero del comune San Giorgio del Sannio (BN) nell’ambito della “IV stagione teatrale ‘Cilindro Nero’” a cura dell’associazione Cicolocchio.

Tragedie individuali stravolgono la vita delle tre ragazze e ne influenzeranno per sempre le vite: Anna, la più grande delle sorelle, si rifugia nei libri; Rosa decide di fuggire attraverso i mari del mondo, dopo il suicidio del suo fidanzato, come un Ulisse al femminile; Giulia, la più piccola, detta “la scema” dagli abitanti dell’isola in cui vivono, si è rinchiusa nel faro per suonare in solitudine il violino.

Ognuna di loro si è chiusa nel proprio dolore incurante della possibile, salvifica interazione con le altre, tuttavia la primogenita cerca di riunire la famiglia organizzando un incontro sulla riva del mare. Compariranno solo Anna e Rosa a raccontarsi i loro drammi. Giulia, invece, risponde con l’unico modo in cui ha deciso di comunicare: suonare con il violino note addolorate che rappresentano il suo dramma e il suo stato d’animo.

Soltanto alla fine del plot, spentasi l’eco delle altre storie personali, viene spiegata la vicenda di Giulia, ma, non è solo la sua, è il dramma di tutti: ha visto i corpi inermi senza vita degli immigrati che hanno provato a sfuggire alla loro terribile sorte in patria attraversando con mezzi di fortuna il mare, senza farcela. Il momento cruciale che ha spinto Giulia a isolarsi ed allontanarsi dalla cattiveria del mondo è stato quando ha provato a rianimare con ogni mezzo un bambino piccolo.

Una rappresentazione dai tratti stranianti e toccanti che spingono lo spettatore a riflettere su un argomento che ci coinvolge da vicino: l’immigrazione, la guerra, le fughe disperate che producono morte e dolore senza fine. Molto apprezzabile è il fatto che le attrici, tutte siciliane, siano originarie dei luoghi in cui sono accadute queste tragedie contemporanee.

Il viaggio è forse la vera essenza dello spettacolo,  sia a livello personale quando si tratta delle singole protagoniste, ma anche generale nel momento in cui si tocca l’argomento immigrazione come speranza di una vita migliore lontano dalle violenze. Questo tema ritorna quando viene citata, nei momenti in cui Anna discute con sua sorella Rosa, “La Divina Commedia”, in particolare il canto XXVI dell’Inferno in cui l’ombra di Ulisse narra il viaggio verso il “mondo sanza gente”. L’opera dantesca confluisce nel testo in più punti, a sottolineare l’eternità di motivi che continuamente rivivono nell’arte e nella letteratura.

Elemento apparentemente debole della rappresentazione è la scena, del tutto spoglia all’inizio. Ma le figure femminili, entrando, portano con sé dei teli; uno blu, immagine del mare, l’altro giallo, rappresentazione della sabbia, alla fine compare un telo rosso, simbolo del sangue. Tre elementi, come tre sono le sorelle, che prendono vita e forma, e riempiono lo spazio grazie all’abilità delle interpreti nell’imprimere frequenti movimenti dinamici e significativi  ai tessuti colorati.

Un insieme di tematiche, ben rappresentate e interpretate, che hanno raccolto un buon successo in occasione del secondo appuntamento della IV Stagione teatrale “Cilindro Nero”.

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Inferno Mediterraneo

di Riccardo Corcione

Con Laura Tedesco, Laura De Sanctis e Azzurra Cavicchia

Autore: Marco D'Alessio

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