Forum austriaco di cultura. Tra senso e non senso. Suoni e immagini a cura di G. Fontana e P. Varroni

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Suono e Arti visive

FORUM AUSTRIACO DI CULTURA

Viale Bruno Buozzi, 113 – Roma

ZWISCHENSINN UND UNSINN (TRA SENSO E NON SENSO)

parola, suono, immagine nella poesia austriaca del 900

a cura di Giovanni Fontana e Piero Varroni

inaugurazione mostra da mercoledì 4 aprile / al 4 maggio

Catalogo RivistaFoglio n.2 aprile2018. Edita da Eos-libri d’artista

inaugurazione espositiva mostra (foyer).

conferenza Gaby Gappmayr / Giovanni Fontana (sala biblioteca)

performance Gerhard Rühm e Monika Lichtenfeld (sala biblioteca)

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Gli elaborati poetici sono esposti come grafiche di arte visiva nella sala biblioteca del Forum Austriaco di Cultura. Provo a fotografarne qualcuna  per fissarla nella memoria,  mi accorgo  che la stessa immagine diventa interessante riprendendola da molteplici  punti  di osservazione. Oltre le immagini fotografo l’opera di Christian Steinbacher, titolo dell’opera Briefstempeltexte,1987, con didascalia: “Questi testi realizzati con timbri esaltano la dimensione artigianale della scrittura. Tra senso e non senso, il piano semantico è messo in crisi dalla difficoltà della lettura a favore del piano visuale”. Deduco che queste delucidazioni didascaliche siano state scritte da Gianni Fontana.

Osservo il folto pubblico che ammira le opere esposte, dove più di qualche convitato si sofferma su quelle composizioni calligrafiche di sintetica icasticità, con un interesse prioritario alla qualità visiva di quelle opere. Non la giustapposizione del significato di parole nella mente, bensì il loro intreccio nella percezione visiva.  Principio costruttivo, dunque, di questo genere di espressione poetica. 

Effettivamente anche le altre opere esposte  sono graficamente molto ben curate,    i cui segni grafologici o forme tipografiche – afferma Fontana- fanno riferimento a sé stesse e non esprimono altro. O meglio esprimono e comunicano celate semantiche di meditazione, e “La bellezza non solo è intrinseca nelle cose, ma viene valorizzata nella mente di chi le contempla”. 

Consulto il catalogo della mostra RivistaFoglio n.2 , aprile 2018, edito da Eos libri d’artista, a cura di Giovanni Fontana e Piero Varroni, (Studio Varroni-Roma) che ripropone una esemplare impaginazione tra saggi pubblicati e le riproduzioni di “Poesia concreta”  degli autori, le cui  opere rimarranno  esposte al Forum Austriaco di cultura dal 4 aprile al 4 maggio 2018.

Nel catalogo vi sono ben quattro saggi molto esemplificativi di cui riportiamo alcuni stralci degli stessi autori, cercando di non rendere  riduttivo il loro pensiero.    Il primo saggio  è quello di Giovanni Fontana, “Poesia concreta 2018, un compiuto excursus di “radici” poetico/fonetiche/parolibere/onomatopeiche/rumoristiche, risalenti ai protagonisti  del  primo Futurismo italiano. Come lui stesso scrive “… le Partiture Poetiche e sonorità diventano oggetto grafico-tipografico create come valori formali che determinano il senso dell’opera; la sintassi tradizionale è sostituita da un sistema strutturale di matrice geometrica-spaziale, mentre la nozione di sequenza lineare è sostituita da quella di campo morfologico”. (Linguaggio specialistico che rimanda alla “Teoria del campo” di A. Marcolli, ndr).Fontana ricorda e approfondisce nel suo saggio, la “poetica” del  contemporaneo Lora Totino, (Torino, 1928 – 2016) considerato uno dei padri della poesia sonora italiana, evidenziando come “il nesso iconico ha nella poesia concreta un preciso significato optofonetico e l’optofonia è in realtà contemporaneamente il punto di partenza a quello finale del Concretismo”. ( in Francese “art concret” (1934)

( La poesia concreta – è stato Gillo Dorfles a ribadirlo – si presenta come una  possibilesemiotica ove il  linguaggio poetico, attraverso un alfabeto mutante, manipolabile e permeabile all’infinito, possa coincidere con l’immagine. Ndr)

Il secondo saggio è di Gaby Gappmayr, titolo “Segni nello spazio” dove documenta la poesia sperimentale degli anni 1950/1960 in Austria (2018). L’autore tratta il periododel “Wiener Gruppe”, composto da poeti, musicisti, artisti,  tra cui Friedrich Achleitner (1930), H.C. Artmann (1921-2000), Konrad Bayer (1932-1964), Gerhard Ruhm (1930) e Oswald Wiener (1935); costoro si distinsero per le scelte interdisciplinari particolarmente originali. Correnti filosofiche, come la riflessione sul sistema linguistico di Ludwig Wittgenstein, hanno un impatto considerevole sulla poesia di questo periodo, con diversificati testi di poesia basata su una concezione sperimentale, visiva, sonora e concettuale dell’oggetto poetico, sfociante in happening e performance.

Il terzo saggio è redatto da Mary Ellen Solt,  l’argomento trattato ritorna alla Poesia Concreta ( Indiana University Press,1968) saggio  incentrato sulle poetiche del “Wiener Groupe” che aveva iniziato a sperimentare forme visive e fonetiche:   Gerhard Ruhm (compositore), Friedrich Achleitner (architetto), Oswald Wiener ( musicista Jazz),  H.C.Artman e Korand Bayer (poeti).Il lavoro di Ruhm che ha sperimentato una grande varietà di forme – costellazioni e ideogrammi, poesie fonetiche e poesie numeriche, montaggio, fotografia e altri tipi di testi visivi – è quello più noto. I membri del Gruppo di Vienna non erano interessati a fare cose molto simili, ma si distinguevano per un chiaro senso della forma, operando su diversi linguaggi, poesie, prose, opere teatrali, partiture musicali, poemi sonori. Per loro, manipolare il materiale linguistico diventa un obbiettivo di ricerca.

Il quarto testo è redatto da Arrigo Lora Totino, il sui titolo  POESIA SONORA: CIO’ CHE E’ ( da “La voce in movimento” 2003), nel suo lucido saggio argomenta come sia innegabile che la poesia sonora sia nata allorquando il poeta sente l’urgenza di uscire dalla pagina scritta; e da questa asserzione redige un iter che  già Mallarmé nel “Coup de des” (1898) ne aveva dilatato i confini, immergendo il verso e i suoi frammenti nel silenzioso candore di una successione filmica della pagina. L’excursus continua fino allo smottamento sonoro fra radici verbali e suffissi e prefissi di inediti amalgami che anticipano le successive scomposizioni  e ricomposizioni  lessicali di Arno Holz autore della raccolta di poesie Buch der Zeit (1885), nel 1891 scrisse la sua opera teorica più importante, Die Kunst, ihr Wesen und ihre Gesetze, grazie a cui è considerato uno degl’iniziatori  della poesia del Naturalismo tedesco. In essa Holz riduceva la letteratura ad una sorta di equazione matematica: Arte = Natura.

Il quinto testo è di Max Bense, sempre un approfondimento della Poesia Concreta (1965) dove la parola non viene usata principalmente come veicolo intenzionale di significati ma anche come elemento materiale di figurazione, in modo che significato e figurazione si condizionano e si esprimono reciprocamente. Simultaneità della funzione semantica ed estetica delle parole sulla base di una utilizzazione contemporanea di tutte le dimensioni materiali di questi elementi linguistici, i quali possono anche apparire spezzati in sillabe, suoni, morfemi, o lettere, per esprimere le condizioni estetiche della lingua nella sua dipendenza dalle loro possibilità sia analitiche che sintetiche.

Gaby Gappmayr e Giovanni Fontana, relatori di questa mostra,  analizzano queste opere scritturali  non come “spartito bloccato”, ovvero indicazione rigida per letture ad esito univoco o come sistema di riduzione e cristallizzazione della vocalità, bensì come terreno fertile che possa accogliere in sé il seme di evoluzioni sonore e/o gestuali, rapportate al corredo tecnico del poeta-performer, senza tuttavia escludere a priori l’eventuale utilizzazione di antichi modelli, magari in chiave demitizzante e ironica.

La poesia concreta è un fenomeno  crescente a diffusione mondiale iniziato nei primi anni cinquanta, quasi in diretta continuità rispetto alle diverse esperienze della sperimentazione poetico-letteraria delle Avanguardie Storiche del primo ‘900. Si tratta di una poesia che non riproduce il senso semantico  e il senso estetico dei suoi elementi – ad esempio le parole con la consueta formazione di contesti ordinati linearmente e grammaticalmente –  ma è costruita su nessi visivi e trame di superfici.

Nella “poesia concreta” la parola, spesso non leggibile, diventa sillabazione ridotta a geroglifici ( come  parola ridotta a pezzi); non  rimanda ad altro  che a sé stessa, usata principalmente come veicolo intenzionale di significati criptici difficilmente decifrabili, simili ad elementi materiali di figurazione arcana, celata, cifrata, dove il significante viene espresso dai legami di coordinazione dei frammenti calligrafici o tipografici, composti o assemblati  su un piano di matrice spaziale.


Autore: Vincenzo Sanfilippo

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