Teatro di Roma. Dal 20 marzo, “Theatrum mundi show” di Pippo Di Marca (al Teatro India)

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Teatro India- Teatro di Roma

presenta

THEATRUM MUNDI SHOW

(…commodius vicus of recirculation…)

Ideazione, selezione testi e regia

Pippo Di Marca

Con

Gianni De Feo, Pippo Di Marca, Fabio Pasquini, Anna Paola Vellaccio

Scena Luisa Taravella  Visioni Salvatore Insana  Sound Globster  Luci Renato Barattucci  a cura Giulia Basel

Produzione Florian Metateatro

Roma  Lungotevere Vittorio Gassman, 1

20-25 marzo 2018

 

Note di regia

Lavoro su Joyce e sul ‘Finnegans Wake’ dal 1981 (‘Violer d’amores‘). Dal Finnegans, da questo sterminato ‘poema’ dove la parola prova a reinventare tutte le lingue della storia d’occidente, facendone tabula rasa e realizzando una sublime parodia, una sorta di musica paradossale, riparto, per l’odierno Theatrum Mundi Show. Senza dimenticare, partendo, un’altra mia stella polare: quel ‘Grande Vetro’ di Duchamp, che è tra le più alte rappresentazioni della dualità maschile-femminile, con la ‘Mariée’ assunta al tempo stesso come ‘Sposa’ violata e procreatrice, Madre Terra – probabilmente dissimulazione della coubertiana ‘origine del mondo’ – e angelicata ‘Via lattea’: dualismo che Duchamp, esistenzialmente, trasferì nella partita a scacchi, a ben vedere il più singolare dei ‘ready made’, lo specchio di tutte le ‘spade, i labirinti e gli amori’ della storia e delle sue narrazioni, per dirla con Borges.

Che cosa rimane, oggi, di tutto questo? delle profetiche visioni di Finnegans – che fin dalla prima pagina ci dice della commedia tragica di adam and eve, in cui tutto ritorna, commodius vicus of recirculation back, tra war…all the time…great fall…wallstrait…pftjschute killykillykilly…severs [cloache]…pharce secular phoenish? del ‘grande vetro’, che gronda sangue? della scacchiera, che da quadrato perfetto, campo magico delle infinite schermaglie combinatorie dell’intelligenza e dello spirito, ci appare irreversibilmente deformata, sfigurata, ridotta a un campo di macerie?

Rimangono, almeno per noi, per molti di noi, le parole dei poeti, degli scrittori, degli artisti: le voci di quelli che nei più svariati modi si sono ribellati, chi usando l’opera come arma, chi cercando invano un grumo di bellezza, chi delirando, chi immolandosi, dei grandi solitari, dei reietti, dei maledetti, dei suicidi e dei ‘suicidati’, di tutti coloro cui ci siamo rivolti per nutrire la nostra immaginazione, le nostre utopie, il nostro bisogno di trascendenza, e ovviamente di immanenza, di ‘vita’.

Così ho chiamato a raccolta la schiera – tralasciando imperdonabilmente tantissimi altri – di quelli che mi sono stati ‘compagni’ o vicini in anni di circumnavigazioni teatrali e non, per ‘mettere in scena’ , attraverso ‘flussi’ di coscienza, o magari di in-coscienza, una sorta di viaggio-odissea teatrale e multimediale lungo la letteratura, la musica, le arti, le immagini e soprattutto la poesia, anche, beninteso, al di là della pura versificazione. Nel tentativo di elaborare drammaturgicamente una risposta, per quanto possibile inedita, alla complessità di un ‘theatrum mundi’ dell’occidente che da secoli ci sollecita e ci sfugge: oggi forse più che mai.

Issati su un ‘battello ebbro’, sono venuti così alla ribalta – per scene, o ‘fluxus’, che nel loro avvicendarsi formano un testo, una vera e propria ‘narrazione’, generano l’ordito di una ‘teatralizzazione’, in qualche caso ‘performativa’, complessa quanto la varietà e la vastità delle esplorazioni, delle ‘navigazioni’ -, dietro Joyce…Cavalcanti, Dante, Petrarca, Monteverdi…Villon , Rabelais, Shakespeare…Rimbaud, Baudelaire, Lautréamont, Mallarmé…Eliot, Leopardi, Saba…Chlebnikof, Esenin, Majakovskij, Brecht…Emily Dickinson, Virginia Woolf, Amelia Rosselli, Silvia Plath…Kafka, Ezra Pound, Benjamin…Beckett, Genet, Thomas Bernhard…Gadda, Sanguineti, Pasolini…Duchamp…

E in un ottica ‘aperta’, nello spettacolo, nello show, si sono dischiusi spazi per figure e visioni ascrivibili alla grande famiglia della poesia dell’uomo: rendere ‘tributo’ a grandi ‘poeti’ maledetti del rock come Jim Morrison, Jimi Hendrix, Brian Jones, Janis Joplin; abbandonarsi a ‘visioni’ e rivisitazioni filmiche di ‘poeti’ del cinema come Antonioni, Fellini, Visconti, Keaton, Totò, Kubrik, Von Trier; perdersi (con la complicità di Saba) nella ‘bellezza’ di un gesto sportivo, dei gol di Maradona, Pelé, Garrincha, Crujff…Cosa che non sarebbe affatto dispiaciuta a Simone Carella – cui lo spettacolo è dedicato in memoriam: di una vita che è stata alta e indefessa ‘azione poetica’.

Per questo sono stati invitati a intervenire e partecipare in brevi video-reading di loro versi, uno per replica, tanti amici poeti italiani: Nanni Balestrini, Luigi Ballerini, Valerio Magrelli, Luca Archibugi, Carlo Bordini, Marco Palladini per le repliche a India – e a seguire Gilda Policastro, Sara Ventroni, Patrizia Valduga, Mariangela Gualtieri , Rossella Or e altri.

Lo spettacolo, come detto, si dipana in ‘fluxus’, incorniciati tra un ‘prologo’ che allude agli inizi di ogni cosa, al Sole che generò la Terra – intesi, se si vuole, come il Maschile e il Femminile – e un ‘epilogo’ immaginato come una danza liberatoria, quasi tribale, uno di quei pochi momenti forse in cui si può avvertire una sorta di ‘catarsi’, anche scenica, cercare rifugio di fronte al peso e alla violenza che la storia ci infligge.

I fluxus, alcuni cantati o anche cantati, sono 25 e sono opportunamente accompagnati dall’indicazione, proiettata su una vela-schermo, di autori e titoli-didascalie. Non mancano fluxus per così dire ‘teatrali-teatrali’. Dato che questo spettacolo mi ha portato fatalmente a ripercorrere in parte la mia storia teatrale sono entrati in gioco citazioni rielaborate di precedenti spettacoli riconducibili a Beckett, a Genet, a Gadda, a T. Bernhard, a Lautréamont e specialmente, inesauribili fonti di ‘ispirazione’, a Joyce e a Duchamp.

La selezione dei brani per il ‘fluxus musicale’ è mia.

Per il fluxus visivo, le ‘visioni’, è stato prezioso il contributo di Salvatore Insana. Lo stesso discorso vale per Luisa Taravella, mia storica scenografa e per la cura di Giulia Basel.

Il video su Pasolini è ‘opera’ di mio figlio Francesco.

Gli attori, Gianni De Feo, Fabio Pasquini e Anna Paola Vellaccio, hanno mostrato talento e direi anche ‘coraggio’ nel venirmi dietro in questa non certo facile, ‘periclitante’ avventura. Che poi sarebbe il teatro, un ‘avventura continua…

Autore: Redazionale

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