Femmin-eccidi. “Io sono verticale” di Silvio Laviano, con A. Barbagallo, liberamente ispirato a Sylvia Plath

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Femmin-Eccidi

 

“Io sono verticale”

Drammaturgia della compagnia, liberamente ispirata alla poetica di Sylvia Plath.

Regia Silvio Laviano Con Alessandra Barbagallo.  Scene e costumi: Vincenzo La Mendola.  Progetto Fotografico: Gianluigi Primaverile.  Progetto grafico: Maria Grazia Marano  Con la collaborazione di: Gabriella Caltabiano e Roberta Amato.

Al Teatro Machiavelli. Catania

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Oltre ai reali di Savoia, il palazzo di Sangiuliano ospitò il re degli attori Siciliani: Giovanni Grasso, da giovane, proprio lì, valente puparo. Da qualche anno il Teatro Machiavelli, per progetto della proprietaria Università di Catania, è tornato a fare cultura, offrendo un più funzionale e visibile ingresso rispetto ai gloriosi tempi antichi.

Silvio Laviano affronta, con coraggio e profonda capacità psicologica, il tema della violenza sulle donne (violenza largamente intesa) mettendo in scena “una favola fallita, senza morale”. Una storia semplice: il tragitto di una donna attraverso le esperienze affettive mai avute con “principi azzurri”.

Dalla scatola dei ricordi la ragazza tira fuori gli uomini della sua vita: veri piccoli ed incolori nani (senza spalle di giganti). Giunge finalmente quello che ricorda un piccolo principe azzurro: l’uomo da portare all’IKEA. Ma nel costruire il loro nido/nodo d’amore, inevitabilmente, la donna ricollega con una corda tutte le passate  esperienze, per giungere, sul filo del ricordo, all’epilogo violento; foriero della tragedia, anche se sospesa.

Smentendo sé stesso Laviano ci consegna una morale che è “in nuce” nel titolo:  la donna potrà superare il suo ruolo di vittima se saprà “digerire” le tristi vicende legate agli affetti. Restando in piedi, in “verticale”, appunto; inutile aspettare, sdraiate, l’impossibile principe azzurro. Possono giungere soltanto piccoli uomini, magari da accettare per quello che sono, per capire che gli “uomini non cambiano” (Mia Martini). Altrimenti sarà solo lo svanire dei sogni di Cenerentola.

Spettacolo bello e frugale, letteralmente “trasportabile”, che auspichiamo possa avere a breve molte piazze e tavole da calcare. Alessandra Barbagallo è intensa oltre che “generosa e coraggiosa”; considerazione che estendiamo anche a Silvio  Laviano

Una pièce bella e commovente, teatro vivo e moderno. Un sincero encomio al lavoro di gruppo.

Autore: Francesco Nicolosi Fazio

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