Verso il congresso del P.D. dopo la sconfitta elettorale

  

Bilancio ineludibile o resa di conti?

 

DOPO LA SCONFITTA ELETTORALE

VERSO IL CONGRESSO P. D.

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La qualità dell’elaborazione politica e dei contenuti che un partito esprime  non è mai separata dalla sua  modalità organizzativa , dalla sua capacità, cioè, di far veicolare al suo interno i contenuti e le esigenze presenti  nella sua base di militanti, simpatizzanti ed  elettori. 

E’ inoltre importante che essi stessi riescano a sviluppare un intenso rapporto di impegno e presenza all’interno dei territori , del lavoro e di tutte quelle situazioni di movimento  e di lotta presenti nel Paese, sui diversi problemi che lo occupano.

La validità dei contenuti espressi da un partito dipende molto dalla qualità di questo processo democratico interno e della sua permeabilità  e presenza all’esterno. 

I tre  profondi traumi, che hanno letteralmente investito la recente storia del PD  in Italia, mettono in evidenza la necessità di una profonda  rifondazione dello stesso, che non può essere disgiunta da una riconsiderazione della sua organizzazione.

Parlo della grave sconfitta del Referendum, della scissione successiva  e del recente disastro elettorale.

Quello che vediamo oggi caratterizzare la vita del partito è la presenza di tanti altri partiti interni, le cosiddette correnti organizzate, che monopolizzano l’unico dibattito politico interno esistente senza di fatto mai trovare un terreno di confronto reale in un articolato sistema organizzativo democratico della sua base. 

Accanto a questo  , mentre viene demandata alla presenza sui mass media l’espressione delle diverse posizioni politiche delle correnti,  si chiede poi alla primarie  di realizzare la legittimazione democratica di tutto questo,  con la votazione congiunta dei militanti e degli elettori.

Si crea di fatto , in questo modo,  una profonda separazione fra il mondo della politica organizzata di vertice  e la base disorganizzata, ridotta al ruolo di spettatore votante. Dobbiamo rifondare il processo della partecipazione  democratica alla formazione  dei contenuti e della classe dirigente,  rivitalizzando la struttura organizzativa dei partiti attraverso le nuove possibilità offerte dalla digitalizzazione.

Il Movimento Cinque Stelle è stato il primo a cogliere questa opportunità,  permettendo una larga partecipazione e allo stesso tempo una forte riduzione dei costi  di gestione dell’organizzazione politica. Quello che  mi sembra criticabile è il non aver sufficientemente capito e praticato, in maniera trasparente,   la realizzazione del processo di delega  e di formazione della classe dirigente attraverso un percorso organizzativo e democratico di assunzione di responsabilità.

La principale conseguenza è che la formazione dei contenuti è stata di fatto affidata all’esterno, a dei tecnici di fiducia.

Quell’esperienza ci avverte sull’importanza che si realizzi, al contrario,  la formazione di un’intelligenza collettiva all’interno delle organizzazioni di partito, che  faccia tesoro sia dell’esperienza di base e dei rapporti con i problemi  del lavoro , sociali e del territorio vissute direttamente  dai propri militanti all’interno dei movimenti , sia  delle competenze tecniche presenti al proprio interno.

La qualità del processo è la garanzia della validità dei contenuti che hanno la possibilità di recepire i problemi e di proporre delle risposte collettive agli stessi. 

In tema di contenuti  è particolarmente  evidente come la situazione italiana delinei la necessità di una riformulazione della politica progressista . In particolare,  già dagli anni ’90 , l’affermazione della nuova destra di Berlusconi evidenziò quello che ormai era un “sentiment” presente  nel Paese: una profonda sfiducia nella gestione della funzione pubblica , troppo spesso inefficiente, parassitaria e fonte di corruzione .

Quella che era stato uno degli aspetti peculiari dello stato sociale per lottare la disoccupazione, era diventato uno dei mali del nostro Paese : sacche di parassitismo e burocrazia che gravavano su tutti i settori produttivi . Un clientelismo politico ed un’occupazione  dello Stato e dell’economia da parte dei partiti  che era stata già criticata e messa in evidenza dallo stesso Berlinguer, in un suo lucidissimo discorso. Non una sorveglianza politica dell’economia,  correggendo con l’espressione della volontà generale i difetti del mercato, ma l’occupazione di potere da parte dei  gruppi politici per il proprio particolare interesse. 

La contemporanea crisi definitiva del modello centralizzato ed autoritario  socialcomunista, con la caduta del muro di Berlino, poneva contemporaneamente la necessità di una rifondazione del modello culturale ed ideale del movimento progressista. Accanto a questi fenomeni, nel mondo del lavoro, pur rimanendo forte il concetto della tutela dei diritti, si faceva sempre più strada la richiesta della valorizzazione del merito come strumento di verifica dell’impegno personale  e della validità oggettiva e misurabile dei risultati ottenuti legati alla progettualità .

Dal punto di vista internazionale, in questi anni.   lo sviluppo della globalizzazione ha permesso inoltre una maggiore permeabilità fra i diversi paesi ma anche la necessità di un confronto continuo  con una dimensione e  delle regole internazionali, con altre culture, con le conseguenze del riassetto politico ed economico d’importanti aree territoriali, con i successivi movimenti della popolazione . 

Il  mondo progressista, investito anche dai problemi conseguenti alla crisi economico finanziaria del 2007, stenta, in tutto l’Occidente,  a trovare una propria ed originale  collocazione  all’altezza dei nuovi problemi . Vi è contemporaneamente la necessità di portare avanti un percorso di modernizzazione dello stato sociale e delle relazioni del lavoro e dall’altro di una gestione equilibrata dei rapporti  con l’estero.

Tutto questo, rifondando e ribadendo l’attualità della funzione pubblica  e dello stato sociale, patrimonio della cultura progressista europea. Fra i primi obiettivi vi è sicuramente il completamento della  Flexsecurity, di una grande riforma fiscale che assicuri l’equilibrio dei conti pubblici. la riduzione del cuneo fiscale del lavoro spostandone il peso sui consumi , sulle proprietà immobiliari, sui patrimoni finanziari e su di una maggiore progressività sui redditi elevati , una riforma ampia della Pubblica amministrazione che ne aumenti la generale produttività, investimenti pubblici nell’innovazione, nell’energia e nella cura del territorio, una riforma della giustizia . 

Il Partito democratico può ancora provare ad affrontare questa difficile sfida presente nella società italiana  promuovendo per prima cosa la rifondazione  della partecipazione  politica  al suo interno, come rivitalizzazione del processo di formazione della sua classe dirigente e dei contenuti politici . L’utilizzo della cultura digitale  unita all’incontro fisico sui territori e nelle situazioni di lavoro e sociali può essere la strada da percorrere.

Non una presenza disordinata e propagandistica sui vari “social”, ma un  incontro fisico e digitale  realizzato attraverso la sintesi e l’incontro  fra i circoli online e quelli territoriali , a livello provinciale, potrebbe costruire l’ossatura di questo processo, superando i problemi di discontinuità di relazione e di elaborazione ,dovuti  alle difficoltà di militanza legata ai problemi di tempo e di spazio. Ridare la giusta rilevanza a questi nuovi circoli  può essere la strada da seguire, legando anche a questa esperienza  il percorso di delega  e di formazione della nuova classe dirigente. Il dibattito politico ed il confronto fra le diverse posizioni organizzate deve misurarsi all’interno delle strutture  di base  e trovare spazio e legittimità all’interno di queste .

 E’ con questo metodo di lavoro che dovremmo porci l’obiettivo di organizzare il prossimo Congresso del partito  per l’elezione della nuova segreteria, lasciando alle primarie solo il compito finale della scelta  fra i candidati e le  posizioni  risultate maggioritarie fra i militanti. 

Autore: Giuseppe Ardizzone

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