Una maschera rigata di lacrime. “Il piacere dell’onestà” di Pirandello alla Pergola di Firenze

  

Una maschera rigata di lacrime . “Il piacere dell’onestà” di Pirandello alla Pergola di Firenze

Dopo la felice esperienza di Filumena Marturano, Liliana Cavani dirige Geppy Gleijeses ne Il piacere dell’onestà di Luigi Pirandello. Una commedia sulla differenza tra essere e apparire, tra la ‘maschera’ e chi siamo veramente.

Dopo essere stato disonesto tutta la vita, per il mio personaggio, Angelo Baldovino – afferma Gleijeses – finalmente il termine ‘onestà’ acquisirà una valenza significativa: sposerà per finta Agata, interpretata da Vanessa Gravina, quindi compiendo un inganno, ma in questo modo paradossalmente diventerà onesto. L’onestà deve essere una ricerca costante nella vita di ognuno, senza nessun dubbio, e anche oggi dove tutto sembra aver perso valore forse può essere l’unico mezzo per continuare a sopravvivere”.

La parola ‘onestà’ è diventata parola di lacerante significato in questi nostri travagliati anni. La società tiene a distanza gli onesti, ne ha paura: sono ‘diversi’ e in quanto tali pericolosi, evidenziano le colpe e le mancanze delle cosiddette persone rispettabili, le cui maschere di onorabilità sono guardate con ammirazione e invidia.

Ispirata alla novella Tirocinio del 1905 e rappresentata per la prima volta il 27 novembre 1917 al Teatro Carignano di Torino dalla Compagnia di Ruggero Ruggeri, Il piacere dell’onestà mette in scena tematiche tipicamente pirandelliane: la differenza tra essere e apparire, tra la maschera sociale e chi siamo veramente, il bisogno di aver stima di noi stessi, l’animo bestiale che si fonde con il sentimento in situazioni proibitive.

Pirandello definiva Baldovino come “una mostruosa maschera grottesca che alla fine diventa un volto rigato di lagrime” – afferma Gleijeses – la regista Liliana Cavani ha dato una sua descrizione molto significativa per questo personaggio: forse si tratta di un uomo che non aveva mai amato prima, distrutto dalla vita, ma l’incontro con Agata, interpretata da Vanessa Gravina, gli dà la forza di affrontare tutti i problemi”.

Come in Pensaci Giacomino! e in Ma non è una cosa seria il Premio Nobel agrigentino si serve di un matrimonio “bianco” per creare situazioni che finiscono per svelare la vera natura dei personaggi. E un modo di contravvenire alle regole sociali per mettere in evidenza virtù non convenzionali che albergano nell’animo del protagonista.

Baldovino è un picconatore e smantellatore di convenzioni sociali, dell’ipocrisia dell’epoca – interviene Geppy Gleijeses – in particolare, per la costruzione del personaggio mi sono attenuto, dal punto di vista dell’interpretazione, a quello che faccio sempre: cerco di non dare al pubblico tutte le risposte, senza spiegare o definire troppo il tipo di recitazione. Il pubblico è costretto così a scoprire e capire fino in fondo la psicologia di Baldovino, un nobile decaduto, ma di cui nessuno conosce il passato e neanche Pirandello stesso ne svela l’essenza. È un po’ come se avessi tentato di tenere avvolto il personaggio in un bozzolo misterioso. Un percorso, dunque, affascinante e bello”.

Angelo Baldovino accetta la proposta di sposare Agata, messa incinta dal marchese Fabio Colli, che non può sposarla perché già ammogliato. Egli dovrà essere soltanto in apparenza un marito, per salvaguardare la rispettabilità di Agata e consentire al marchese di continuare a frequentarla. Baldovino è stato scelto per questo singolare compito perché uomo fallito, di scarsa moralità,ritenuto pronto ad accettare ogni proposta per guadagno; invece egli prende la cosa con estrema serietà, per la prima volta ha un compito serio da assolvere, pensa di poter rendersi utile alla ragazza in difficoltà, al nascituro cui potrà dare il suo nome, allo stesso marchese Fabio, legato a una moglie che lo tradisce. La sua risposta è chiarissima: “Sposerò per finta una donna; ma sul serio io sposo l’onestà”. Già nel dialogo preliminare con Fabio dichiara che diventerà «un tiranno», per ottenere che tutti stiano dignitosamente ai patti. E, in realtà, dimostrerà un rigido rigore morale che metterà in soggezione e in difficoltà tutti.

In questo ultimo anno sono passato dall’interpretazione di uno scapolone donnaiolo come il Domenico Soriano di Filumena Marturano di Eduardo De Filippo ad una maschera grottesca come quella di Baldovino de Il piacere dell’onestà – conclude Gleijeses – che si è goduto la vita ma che ne ha anche passate tante ed ha sofferto, mantenendo una certa capziosità, una propria capacità di ragionamento impressionante. Il salto di temperamento caratteriale è enorme e questa condizione influisce sul mio carattere: io sono un attore che, per forza di cose, si carica sulle proprie spalle buona parte del personaggio e se lo porta dietro, anche nella vita. In questo momento mi sento molto come Angelo Baldovino: pericoloso per certi versi, ma buono per tanti altri…”

Alla fine Agata capisce che Fabio e gli altri sono mediocri e disonesti rispetto a Baldovino, la cui onestà e umanità l’hanno conquistata. Baldovino, da uomo squalificato cui gli altri intendono affidare un compito degradante, si rivela così di alta qualità morale e di autentica bontà, credendo alla sua missione in difesa di umani valori (Agata e il suo bambino). E da questa sua conquistata condizione si diverte “pirandellianamente” a mettere in ridicolo la falsa rispettabilità della società.

Intervista a GEPPY GLEIJES

di Angela Consagra

Per la costruzione del personaggio di Baldovino da Lei interpretato ne Il piacere dell’onestà, quali tratti ha privilegiato?

Si tratta di un personaggio particolare, molto difficile, ma che io amo profondamente. È stato scritto nel 1917 per Ruggero Ruggeri, un attore destinatario spesso delle opere di Pirandello di quel periodo. Baldovino è un personaggio strano perché è come se fosse avvolto nel mistero: si sa che è un uomo che ha vissuto una vita complicata dal gioco e dal vizio, però non viene mai specificato completamente. Questa è una componente misterica non solo del personaggio di Baldovino, ma proprio più in generale che avvolge la vita di Pirandello stesso che era un teosofista e un esoterico. Baldovino, chiamato da un amico che lo sapeva in disgrazia, si presenta nell’azione per rimediare ad una situazione classica nelle convenzioni sociali del primo Novecento: la presenza di una coppia irregolare, composta da una signorina nubile messa incinta dal suo amante sposato. Baldovino dovrà allora figurare di essere padre e marito, ma solo per proforma. Baldovino è un picconatore e smantellatore di convenzioni sociali dell’ipocrisia dell’epoca e dunque dice subito che la cosa si può fare, anche se avverte il suo antagonista – il marchese Fabio – che ciò comporterà gravissime limitazioni alla libertà personale di tutte le persone coinvolte in questo affare. Poi la commedia avrà un suo sviluppo drammatico, con un lieto fine che spezza tutte le convenzioni, perché è un testo costruito perfettamente e scritto in modo straordinario. Si parla molto in questa commedia che induce alla riflessione. In particolare, per la costruzione del personaggio mi sono attenuto, dal punto di vista dell’interpretazione, a quello che faccio sempre: cerco di non dare al pubblico tutte le risposte, senza spiegare o definire troppo il tipo di recitazione. Se tu, attore, non tieni nascosta al pubblico una parte del carattere del personaggio che interpreti – cosa che in questo caso è richiesta dalla natura del personaggio stesso – il pubblico non deve lavorare insieme a te durante lo spettacolo e non si appassiona. Il pubblico è costretto così a scoprire e capire fino in fondo la psicologia di Baldovino, un nobile decaduto ma di cui nessuno conosce il passato e neanche Pirandello stesso ne svela l’essenza. È un po’ come se avessi tentato di tenere avvolto il personaggio in un bozzolo misterioso, questo è stato l’aspetto predominante per la mia costruzione interpretativa. Un percorso, dunque, affascinante e bello. Pirandello definiva Baldovino come “una mostruosa maschera grottesca che alla fine diventa un volto rigato di lagrime”… La regista Liliana Cavani ha dato una sua descrizione molto significativa per questo personaggio: forse si tratta di un uomo che non aveva mai amato prima, distrutto dalla vita, ma l’incontro con Agata, interpretata da Vanessa Gravina, gli dà la forza di affrontare tutti i problemi. Sono fiero di rappresentare quest’opera di Pirandello, prima coproduzione tra il Teatro Quirino di Roma – da me diretto – e la Fondazione Teatro della Toscana.

L’onestà, come recita il titolo di questa commedia di Pirandello, può essere ancora un piacere? L’onestà mantiene anche oggi, nella nostra contemporaneità, un proprio valore?

Nel dialogo di presentazione con il marchese Fabio, Baldovino afferma che finalmente avrà l’opportunità di provare quello che è il piacere dell’onestà… Dopo essere stato disonesto tutta la vita, per lui finalmente il termine ‘onestà’ acquisirà una valenza significativa: sposerà per finta Agata, interpretata da Vanessa Gravina, quindi compiendo un inganno, ma in questo modo paradossalmente diventerà onesto. L’onestà deve essere una ricerca costante nella vita di ognuno, senza nessun dubbio, e anche oggi dove tutto sembra aver perso valore forse può essere l’unico mezzo per continuare a sopravvivere.

Lei ha rappresentato più volte i testi di Pirandello: è un autore che sente particolarmente vicino alle sue corde interpretative.

Sì, profondamente. Il piaceredell’onestà è il mio quarto Pirandello, prima avevo già affrontato negli anni NovantaLiolà diretto da Luigi Squarzina,Il giuoco delle parti nella messinscena di Elisabetta Courir,L’uomo la bestia e la virtù per la regia di Luigi Di Pasquale. In questo ultimo anno sono passato dall’interpretazione di uno scapolone donnaiolo come il Domenico Soriano di FilumenaMarturano di Eduardo De Filippo ad una maschera grottesca come quella di Baldovino de Il piaceredell’onestà – entrambi gli spettacoli costituiscono le prime regie teatrali di una maestra del cinema come Liliana Cavani – che si è goduto la vita ma che ne ha anche passate tante ed ha sofferto, mantenendo una certa capziosità, una propria capacità di ragionamento impressionante. Il salto di temperamento caratteriale è enorme e questa condizione influisce sul mio carattere: io sono un attore che, per forza di cose, si carica sulle proprie spalle buona parte del personaggio e se lo porta dietro, anche nella vita. In questo momento mi sento molto come Angelo Baldovino: pericoloso per certi versi, ma buono per tanti altri…

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13 – 21 marzo | Teatro della Pergola

(ore 20:45, domenica ore 15:45, riposo giovedì 15 e lunedì 19 marzo)

23 marzo | Teatro Era

(ore 21)

Gitiesse Artisti Riuniti, Fondazione Teatro della Toscana

Geppy Gleijeses,Vanessa Gravina

IL PIACERE DELL’ONESTÀ

di Luigi Pirandello

con Leandro Amato, Maximilian Nisi, Tatiana Winteler, Giancarlo Condè, Brunella De Feudis

scene Leila Fteita

costumi Lina Nerli Taviani

musiche Teho Teardo

luci Luigi Ascione

assistente alla regiaMarina Bianchi

regia Liliana Cavani

personaggi e interpreti

Angelo Baldovino Geppy Gleijeses

Agata Vanessa Gravina

Maddalena, sua madre Tatiana Winteler

Il Marchese Fabio Colli Leandro Amato

Maurizio Setti, suo cugino Maximilian Nisi

Il Parroco Giancarlo Condè 

Una cameriera Brunella De Feudis

Durata: 1h e 40’, atto unico

Autore: Matteo Brighenti

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