La politica del cavallo e la violenza politica in ogni ambito (ovvero…Camilleri for president?)

  

La Politica del Cavallo

 

Camilleri for president?

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Atmosfera western nella bella riduzione televisiva de “La mossa del cavallo” di Camilleri. Il grande scrittore riesce abilmente a parlar d’oggi, facendo finta di parlare dell’ottocento. Forse il succo della questione italiana è uno solo: siamo sempre ed ancora nel “Far West”, dove la traduzione letterale di “Lontano Occidente” è in antitesi al fatto che nella violenza politica e mafiosa  ci siamo qui tutti, dentro fino al collo, intera Europa compresa. Certamente ciò vale rispetto all’utilizzo dei fondi europei (vedi Slovacchia).

I risultati elettorali hanno sancito la sconfitta di Renzi e Berlusconi e la vittoria di Di Maio e Salvini. Su quest’ultimo  pesa l’obbligo di tentare un governo, in quanto capo del partito più forte della coalizione: più forte, ma “senza i numeri”. Probabili “acquisti” (al mercato dei delusi e gruppi misti?) si renderanno realisticamente necessari. Il ritorno alle urne non è da escludere, in quanto i partiti vincitori potrebbero consolidare il loro successo a scapito di PD ed  FI.  Aspettiamoci di tutto da una classe politica gretta, meschina ed ignorante. Alla luce dei numeri emerge un dato oggettivo: Berlusconi non è più il “miglior” politico italiano, dove con il termine “politico” si definisce un essere arruffone, mediocre, privo di scrupoli  (e cultura civile, appunto), a cui non dare alcun credito, né affidamento. Come Paolo Villaggio, nel suo lucido, progettato “delirio” non si stancava mai di ripetere e ammonirci.

Prendendo esempio dallo sceneggiato tratto da Camilleri, noi cittadini dovremmo (dobbiamo) porre fiducia solo in noi stessi, nella nostra storia, nella nostra cultura, che altri vorrebbero cancellare. Come per il protagonista del film televisivo  “la soluzione è dentro la nostra memoria” (rimossa), nella nostra capacità di capire il mondo fidandoci soltanto di chi contribuisce (senza mistificare) a  far crescere la nostra capacità di analisi: ossia, gli uomini di cultura (e in senso lato). Poichè  solo  cultura, memoria, azione e senso critico potranno sconfiggere il Mafiascismo imperante.

Dopo la caduta del muro l’allora Cecoslovacchia si affidò ad un intellettuale, il drammaturgo Vaclav Havel, che portò anche a termine la pacifica secessione della Slovacchia.

Peccato che Camilleri è ormai ultra-novantenne.

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Opposti  estremismi

La violenza politica è in ogni campo.

Ritornano gli scontri fisici, gli agguati ed i pestaggi. Come prima del crollo del “Muro”, quando la posta era la sconfitta del comunismo e gli “opposti estremismi” erano ben sorretti dalle “diplomazie” dei due blocchi. Oggi in fondo il risultato è identico ad allora: portare acqua al mulino dei politici maneggioni (la rima è facile e duplice!). In ogni caso fa più danno all’Italia una affermazione di Junker (grande evasore) che il fascismo e/o l’antifascismo.

Quello che preoccupa è il futuro dei giovani, in generale, ed in particolare quello degli estremisti, che non ritengo seguano un pensiero estremo, ma solo atti estremi; in fondo, non potendo mostrare in TV la loro violenza verbale, trovano l’unico sfogo sulla pelle dei loro coetanei. Lo sfogo televisivo riesce invece benissimo ai capi politici di questa che è la peggiore delle campagne elettorali possibili. Questi ragazzi estremisti potrebbero invece raggiungere  risultati politici enormi se riuscissero a dirigere le loro energie verso fatti concreti: proposte, attività di assistenza, attività culturali, aggregazione giovanile. In questo modo riuscirebbero veramente a colpire il loro comune nemico: il capitalismo, che invece se la gode quando vede dolore, sangue e disperazione, scopi ultimi del MAFIASCISMO, che è il vero problema.

Infine un suggerimento veramente rivoluzionario: mettere su famiglia. Chi è di sinistra potrebbe finalmente definirsi “Proletario”, che letteralmente vuol dire “chi ha come unico bene la prole”. Chi ha idee di destra potrebbe contribuire ad arginare l’”invasione”, mediante l’arma più antica del mondo: quella demografica. Il suggerimento è molto interessato, in quanto solo invertendo il calo demografico noi vecchietti potremo continuare a prendere la pensione.

Autore: Francesco Nicolosi Fazio

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