Teatro di Roma presenta “Scannasurice” di Enzo Moscato (4 marzo al Teatro Lido di Ostia)

  

Teatro di Roma 

Sabato 3 (ore 21) e domenica 4 marzo (ore 18) al Teatro del Lido di Ostia

SCANNASURICE


di Enzo Moscato
con Imma Villa
regia Carlo Cerciello
scena Roberto Crea – suono Hubert Westkemper – musiche originali Paolo Coletta

costumi Daniela Ciancio – disegno luci Cesare Accetta – aiuto regia Aniello Mallardo

Produzion Elledieffe | Teatro Elicantropo

Premio Le Maschere del Teatro Italiano 2017 a Imma Villa per Migliore interprete di Monologo
Premio della Critica (A.N.C.T.) 2015 come Miglior Spettacolo
Premio Annibale Ruccello 2015
Premio Pulcinellamente 2015

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Sabato 3 (ore 21) e domenica 4 marzo (ore 18) al Teatro del Lido di Ostia in scena Scannasurice di Enzo Moscato, con Imma Villa e per la regia di Carlo Cerciello, una sorta di discesa agli “inferi”, di un personaggio dall’identità androgina, nell’ipogeo napoletano dove abita, all’interno di una stamberga, tra gli elementi più arcani della napoletanità, in compagnia dei topi – metafora dei napoletani stessi – e dei fantasmi delle leggende metropolitane partenopee, dalla Bella ‘mbriana al Munaciello, tra spazzatura e oggetti simbolo della sua condizione, alla ricerca di un’identità smarrita dentro le macerie della storia e della sua quotidianità terremotata, fisicamente e metafisicamente.

Scritto da Enzo Moscato dopo il terremoto del 1980 a Napoli, Scannasurice è un testo che porta in sé il segno evidente di quel sommovimento tellurico che spinge verso l’effetto disgregante piuttosto che quello rigeneratore di energie. Per questo ne è interprete un’attrice che del personaggio esalta l’ambiguità e l’eccesso, cieca Cassandra e angelo scacciato dal Paradiso, ma anche maga, icona grottesca, disperata, sempre poetica. Il protagonista fa la vita, “batte”. È originariamente, un “femminiello” dei Quartieri Spagnoli di Napoli, ma i femminielli di Enzo Moscato sono creature senza identità, quasi mitologiche.

Oltre l’identità sessuale, sono quasi magiche. In un dialetto lirico e suggestivo, la creatura a metà tra l’osceno e il sublime distilla imprecazioni esilaranti, filastrocche popolari e antiche memorie in un’alternanza di ritmi e di sonorità rendendo un testo e uno spettacolo propriamente caratterizzato dalla parola profondamente affascinante. Cerciello coniuga qui i due finali scritti da Moscato in due momenti successivi: il primo nel 1982, il secondo, su impulso di Annibale Ruccello che ne fece la regia due anni dopo. Di una morte simbolica comunque si tratta, nel segno di un pessimismo che lascia poche vie di fuga.

 

Ufficio Stampa Teatro di Roma:   Amelia Realino  tel. 06. 684 000 308 I 345.4465117

e_mail: ufficiostampa@teatrodiroma.net

 

Autore: Redazionale

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