Il film piu’ brutto della storia. “The disaster artist” di James Franco

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Il film più brutto della storia. “The disaster artist” di James Franco

Genere: biografia, commedia, dramma

Titolo originale: The Disaster Artist

Regia: James Franco

Paese/Anno: USA, 2017

Sceneggiatura: Scott Neustadter, Michael H. Weber basato sul libro The Disaster Artist: My Life Inside The Room, the Greatest Bad Movie Ever Made di Greg Sestero e Tom Bissell

Fotografia: Brandon Trost

Montaggio: Stacey Schroeder

Colonna sonora: Dave Porter

Interpreti: James Franco, Dave Franco, Seth Rogen, Alison Brie, Ari Graynor, Jacki Weaver, Josh Hutcherson, Zac Efron, Bryan Cranston, Sharon Stone, Melanie Griffith, Kate Upton, Hannibal Buress, Andrew Santino, Sugar Lyn Beard, Zoey Deutch

Produzione: James Franco, Vince Jolivette, Evan Goldberg, Seth Rogen, James Weaver per Point Grey Pictures, Ramona Films

Distribuzione: Warner Bros. Entertainment Italia

Durata: 104 minuti

Data uscita: 22/02/2018

 

Basato sul libro autobiografico scritto da uno dei due protagonisti della vicenda, il giovane aspirante attore Greg Sestero, è la dimostrazione di quanto sia maturato Franco anche come regista.

Dopo la terribile opera prima The Ape (2005), seguita da un paio di titoli mediocri ma in cui dimostrava una buona professionalità – Fool’s Gold (2005) e Good Time Max (2007) – ha sciolto il connubio con la sceneggiatrice Merriwether Williams sicuramente più adatta alla televisione che non al cinema.

I risultati successivi non sono quasi mai stati soddisfacenti – ha diretto fino ad ora oltre una decina di lungometraggi – fino a farlo considerare buon attore ma poco credibile regista.

Affrontare e cercare di fare rivivere la realizzazione di uno dei film considerati peggiori di tutta la storia del cinema è sicuramente impresa rischiosa, ma alla portata di James Franco che ha saputo raccontare una vicenda tragicomica facendo sorridere, senza mai ridicolizzare chi questa vicenda l’ha vissuta davvero.

A causa dei fallimenti e delle incomprensioni che hanno funestato sua attività di autore si è sicuramente immedesimato in Tommy Wiseau, misterioso milionario col pallino del cinema che, apparso dal nulla a San Francisco, si trasferì a Los Angeles con un giovane aspirante attore che gli aveva donato la sua amicizia, per affrontare assieme un cammino ricco di delusioni.

Si dice che nessuno sapesse qualcosa di quest’uomo almeno quarantenne che affermava di avere una ventina di anni, con forte accento dell’Est Europa e che sosteneva di essere originario di New Orleans.

Nel libro The Disaster Artist: My Life Inside The Room, the Greatest Bad Movie Ever Made, il suo amico Sestero afferma che è nato a Poznań (Polonia), ha fatto lavori umili in mezza Europa, si è trasferito in Louisiana da parenti e qui ha lavorato come infermiere, cameriere e quant’altro. Iscritto a un paio di scuole di recitazione con scarsi risultati, conobbe in una di queste Greg Sestero che sarebbe divenuto il suo compagno di sogni e di avventure, tuttora al suo fianco.

Quello che non è mai stato svelato è come sia diventato così ricco, e lo è tuttora continuando ad operare nel mondo dello spettacolo: è questo l’unico vero grande mistero.

La scelta degli interpreti, le scenografie, i tempi recitativi sono incredibilmente curati, sincronizzati per far conoscere la vicenda umana e la nascita di un sogno che rischia di diventare un incubo per tutti quelli che vi hanno partecipato.

Franco non vuole giudicare o vacuamente deridere: si pone al di sopra di ogni cosa senza mai imporre la propria regia.

La sua scelta è stata quella di raccontare l’incontro tra i due e le loro prime delusioni, per giungere velocemente ad occuparsi della realizzazione di quel film, The Room (2003), da molti considerato uno dei peggiori della storia del cinema.

Molte scene sono perfetti cloni di quanto realizzato da Tommy Wiseau ed è vincente l’idea di riproporre in coda, dopo la scritta Fine, circa cinque minuti di immagini affiancate, da un lato l’originale e dall’altro quanto da lui realizzato, in cui è difficile trovare sostanziali differenze.

Valido come regista, ottimo come protagonista in uno dei ruoli più difficili della sua carriera. Racconta Wiseau in maniera naturale, è identico anche nei movimenti e nei tic, riesce a farlo diventare beniamino del pubblico che lo riconosce come emarginato. La sorte, spesso beffarda, gli offre un imprevedibile finale, con un piccolo trionfo tutto da assaporare anche se è conscio che nessuno ha capito davvero il suo lavoro.

Particolarmente ben costruita la scena della Première del film, avvenuta parecchi mesi dopo la conclusione delle riprese, che fa vedere dapprima il terrore del creatore di questo pasticcio senza fine, che scivola dal grottesco al soft porn, con un disagio che sembra quasi volere definitivamente eliminare dal mondo del cinema uno dei tanti sognatori senza doti artistiche. Il sollievo lo prova anche chi era stato coinvolto nella sua realizzazione, persone che avevano sperato che il film non uscisse mai.

The Room è uno dei titoli tuttora più cliccato (su Youtube è possibile vederlo anche con ottimi sottotitoli in spagnolo e mediocri in italiano) da parte di un pubblico che lo considera, ormai, un cult da conoscere.

Guardando quanto girato quindici anni or sono, ci si rende conto dell’assoluta incapacità di Wiseau che non conosceva il linguaggio cinematografico, che era l’unico sceneggiatore ad aver creato uno script privo di logica, che era convinto di essere un incompreso, che ripeteva decine di volte le scene di cui era interprete perché non ricordava le battute da lui scritte, che temeva di essere davvero un fallito.

Merita di essere visto per raffrontarlo a quanto realizzato da Franco, per rendersi conto che qui siamo davvero di fronte a un pessimo film con attori poco noti o addirittura alla loro prima interpretazione. Su tutto, le banalissime inquadrature, praticamente ripetute varie volte per scene molto diverse tra loro, accompagnate da una musica poco interessante. Wiseau aveva usato molte scene di nudo, maschili e femminili, con posture di coppia poco credibili anatomicamente suscitando non volute risate del pubblico.

Per capire che la Candidatura all’Oscar di The Disaster Artist come migliore sceneggiatura non originale è meritatissima, conoscere l’originale può essere utile.

La bravura dei realizzatori è stata quella di non apparire mai, eppure di essere presenti in ogni immagine o dialogo.

Il cast è funzionale, con piccoli e calibrati ruoli per Sharon Stone e Melanie Griffith ma anche per il produttore Judd Apatow che è l’unico a dire cose amare al sognatore senza attitudini. Per rendere ancora meglio le atmosfere del cinema e del suo dietro le quinte, un altro produttore del valore di J.J. Abrams, critici molto noti come Frankie Ponce e Isaac Phillips, il tutto in un gioco di fiction a tratti col sapore del documentario.

Nel ruolo dell’amico del protagonista c’è Dave Franco, fratello di James, che qui dà vita alla sua migliore interpretazione. Sempre un passo indietro rispetto al suo megalomane amico, è l’unico che tenta di farlo ragionare, di portarlo nuovamente sulla Terra, tra gli esseri mortali: lui non è, come pensa, un semidio padrone di un Pianeta di cui è l’unico abitante.

Il film era costato 6 milioni di dollari perché l’autore non aveva cercato la collaborazione di un produttore in grado di pianificare meglio le spese, evitando ad esempio molte inutili ricostruzioni negli Studios di location facilmente utilizzabili e già esistenti. Tutto era disorganizzato e mancavano le cose minime per potere avere un set che permettesse di lavorare con serenità (aria condizionata, acqua..). In compenso girava con cinecamere digitali unite ad altre con pellicola da 35 millimetri – comperate, non affittate come facevano gli altri filmaker – non riuscendo a creare buone luci idonee alle differenti esigenze dei due tipi di ripresa.

Voleva concorrere agli Oscar ma un incasso di 1800 dollari in due sale lo aveva convinto che, per raggiungere il numero minimo di proiezioni gli conveniva, come fece, affittare e pagare le sale affinché proponessero il film anche senza spettatori.

Dopo poche settimane l’incredibile cambiamento di tendenza del pubblico, che iniziò a vederlo nelle affollatissime proiezione della mezzanotte – molto diffuse negli USA per i film cult – e, ora, su Internet con milioni di visite.

Dopo 15 anni, con una messa in scena di grande qualità, i produttori del film di James Franco hanno investito 10 milioni: in effetti, Tommy Wiseau forse non sapeva proprio come realizzare un film, sia che si trattasse di occuparsi di sceneggiatura, interpretazione, regia e, appunto, produzione.

Wiseau continua a sognare di diventare un grande del Cinema. Quantomeno di lui si sono accorti in tanti e la sua opera più importante è stata vista da un notevole numero di spettatori: questa è sicuramente una vittoria, ma anche la dimostrazione che non sempre viene premiato chi sa lavorare bene.

Curiosità, nel piccolo ruolo di Henry, James Franco ha messo Wiseau: un omaggio tutto sommato doveroso.

Autore: Furio Fossati

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