Una discesa agli inferi senza ritorno. “Miss Julie” di Liv Ullmann

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Una discesa agli inferi senza ritorno

“Miss Julie” (Julie, Regno Unito-Norvegia, 2014)

regia di Liv Ullmann

con Jessica Chastain, Colin Farrell, Samantha Morton e Nora McMenamy

Il piano-sequenza ossessivo, l’interno di una cucina, slitta verso un punto di fuga impossibile, così come l’immagine di un portone, che sembra aprire altri spazi e invece li serra, delinea la dialettica servo-padrone, interiorità-esteriorità su cui si impernia “Miss Julie” che la regia di Liv Ullmann ha condensato dall’omonima tragedia di August Strindberg in un film di oscura potenza drammatica ma dal quale la regista si tiene, per così dire, a distanza. E’ bastata alla Ullmann l’organizzazione drammaturgica (assai bergmaniana) di quello spazio, con qualche raro e prezioso esterno e la severità cruda di ogni oggetto – soprattutto gli stivali del conte, totem immanente del daimon del Padrone – per connotare teatralmente questa sua raffinatissima rilettura. In quel mondo infero (e inferiore) che contrasta con la delicata purezza di una Natura sublime (evocata in alcune luminose sequenze dalla straordinaria fotografia di Mikhail Krichman), l’irrompere di Miss Julie nella notte dell’ebbrezza e dell’abbandono sensuale della Festa di Mezza Estate, segna un punto di non ritorno, la lacerazione di un limite – tra servo e padrone, tra desiderio e repressione – fino a quel momento inviolabile: Miss Julie, donna freudianamente perturbata e perturbante, cercando la trasgressione e seducendo il servo John davanti a Kathleen (non solo cuoca bigotta, ma soprattutto donna-amante) innesca una spirale che sprofonda entrambi nella perdizione e nella morte.

Ma la di là della seppur ovvia conflittualità dialettica tra sessi e classi sociali, questa Miss Julie indica anche un’altra strada da percorrere: l’abiezione, la mancanza di scrupoli, la frammentarietà dei desideri e delle azioni individuali, dispiegando l’animale (contemporaneo) che è in quei tre personaggi (e in noi). John (Colin Farrell si cala perfettamente nel ruolo di lacchè frustrato e superbo ad un tempo) nella sua mise in attillata pelle (quasi sadomaso), nella sua tracimante loquacità, dispiega dalle ceneri della passione sessuale tutta la sua oscura rivalsa contro i padroni, la sete di ricchezza, una cinica e materiale visione del mondo. Kathleen, la fidanzata (cui l’assai convincente Samantha Morton dona una gelida, perfetta austerità luterana), denuncia una sottomissione ipocrita e fisica seppure mascherata da una fermezza morale che però non riesce mai a farsi azione. Miss Julie-Ofelia (una raggiante e dolentissima Jessica Chastain) infine, paga il capriccio della sua morbosa passione con una discesa agli inferi senza ritorno. Ondeggiando tra stati d’animo diversi, anzi contraddittori, i tre si vampirizzano (Strindberg, per inciso, si interessò anche di occultismo), sgretolando ogni consolazione. E alla fine non c’è salvezza. Per nessuno.

Autore: Giuseppe Condorelli

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