Tutti le guardano, nessuno le ascolta. Una lettera di Michela Pagarini, femminista e attivista per i diritti Lgbt

  

Tutti le guardano, nessuno le ascolta

 

Non c’è verso, quando le donne provano ad alzare il livello della discussione su temi diversi da moda, bon ton e bellezza, ovvero quelli che vengono ritenuti adatti a loro (se e quando ciò accade, visto che in Italia è ancora un’eccezione perfino in contesti teoricamente più sensibili alla questione), il risultato è sempre lo stesso: polemica. Anche se parlano di violenza, anche se parlano di loro stesse, anche se esprimono un pensiero, personale e soggettivo per definizione.

Qualche giorno fa è stato reso pubblico Dissenso Comune, un manifesto firmato da 124 fra attrici e lavoratrici dello spettacolo, prodotto dopo due mesi di incontri e confronti tra un gruppo di donne che si è via via allargato. Una denuncia della sessualizzazione del lavoro femminile a tutti i livelli che, fino a quando non ne verranno scardinate le basi, ci rende tutte più fragili e tutte ricattabili. Una specie di J’accuse italiano e femminile di settore che affronta il tema delle molestie, firmato da molti volti noti. Il documento parte come comunicato di solidarietà e sostegno alle donne che finora hanno denunciato, prosegue come testimonianza diretta: “sappiamo che quello che ognuna di voi dice è vero e lo sappiamo perché è successo a tutte noi”, per poi allargare il discorso additando la “normalità” del ricatto sessuale, di appannaggio non esclusivo del mondo dello spettacolo, bensì caratteristico dei rapporti di potere fra uomini e donne in tutti i settori.

In Italia questo manifesto rappresenta il primo tentativo di ribellione corale alle molestie sessuali elette a sistema. E la vera notizia è che le donne stanno cominciando a capire che insieme sono (siamo) più forti, ma guarda caso continua a fare più notizia una donna fragile che cento forti, perchè è così che a molti piace vederci.

Un documento fragile, delicato, anche un po’ spaventato forse, come si sentirebbe chiunque stia camminando su un crinale pericoloso, con molto da perdere e davanti soltanto la speranza di un mondo migliore da conquistare. Visti i risultati, direi che hanno fatto bene a procedere con cautela e in gruppo. La cautela ti salva la vita, il gruppo ti protegge dai mostri, regola numero uno della sopravvivenza delle ragazze.

Alle 124 donne che hanno firmato questo manifesto, vorrei dire grazie.

Grazie per il tempo passato a cercare una mediazione accettabile per tutte e per aver deciso di parlare anche se avevate poco da guadagnare. Per aver cercato un modo deciso per dire alle altre “ti credo”. Le vostre voci confermano che il sistema dei rapporti fra donne e uomini é compromesso da un pesante squilibrio e tengono alto il livello di attenzione sull’argomento.

 

Autore: Redazionale

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