Al San Pietro in Vincoli di Torino, “L’ammazzatore” di Rosario Palazzolo

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“L’ammazzatore” di Rosario Palazzolo

 Di scena allo Spazio San Pietro in Vincoli di Torino

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“Certuni coi baffi dicono che da ammazzatore ad assassino il passo è breve, dicono che quando succede, la faccia si fa d’improvviso una maschera stipata di rughe e che se uno non ci sta attento, se non se la fida a distinguere, si ritrova con la coscienza nera come alla pece e non ci dorme la notte, loro che c’hanno i baffi dicono così e ci devo credere. Io, secondo me, penso che la stessa cosa precisa può capitare pure ai dottori, o a quelli che guidano gli aerei, mettiamo”. 

Un uomo porta a spasso un altro uomo avvolto da un lenzuolo bianco, come un cane portato al guinzaglio, hanno gli occhi chiusi. La prima scena irrompe prepotentemente sugli spettatori che si sistemano seduti per assistere alla rievocazione del sacrificio dell’Ammazzatore, la creatura portata in scena da Rosario Palazzolo e da Salvatore Nocera, e partorito dalle pagine letterarie  del romanzo omonimo pubblicato nel 2007 da Perdisa Pop. La regia è di Giuseppe Cutino, visionaria e onirica, scelta tipicamente stilistica che già apprezzammo in “Lingua di cane”.

E Palazzolo che di solito porta in scena direttamente i suoi lavori, questa volta ha pensato bene di affidarne la direzione a un regista che  ha saputo cogliere il paradosso, il dramma di Ernesto Scossa che per caso diventa ammazzatore ma non killer o uccisore che ne stravolgerebbe l’ignorante candore.

Ma il piano realistico, terreno, che puzza di verdure in putrefazione e di meusa arrostita lascia spazio a riflessioni più profonde, a filosofiche massime che esulano ed evaporano dal suolo dei quartieri popolari palermitani, come quando Ernesto medita sui pensieri, non suoi, ma su quelli di tutti, che sono liberi e vanno e vengono e non li si potrà mai imprigionare.

Il primo anniversario della “morte” di Ernesto Scossa viene così rivissuta sulla scena dalle prove attoriali convincenti dello stesso Palazzolo e da Salvatore Nocera, che a fasi alterne fanno rivivere il dramma di Ernesto Scossa e di come gli eventi possano cambiare il destino segnato di un uomo perduto, che muore apparentemente, perché ha il coraggio di seguire l’istinto del proprio cuore.

Il lavoro coprodotto da ACTI Teatri e dal Teatro Biondo di Palermo è andato in scena con successo nello spazio teatrale di San Pietro in Vincoli di Torino nell’ambito della rassegna “Santa cultura in vincoli” diretta da Beppe Rosso.

Scene e costumi di Daniela Cernigliaro, luci di Petra Trombini, aiuto regia di Simona Sciarabba.

Autore: Domenico Trischitta

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