Democratici a Bologna. Forza e limiti di un programma elettorale

  

Forza e limiti di un programma elettorale

Il PD per le elezioni politiche 2018

°°°°

Il programma elettorale del PD, presentato due giorni fa a Bologna (e analizzato “spassionatamente”, senza rabbia o faziosità) si muove, a me pare, con contenuti di qualità importanti; e presenta un quadro prospettico della società italiana auspicabile. Si eleva nettamente  -inoltre- per i contenuti, la concretezza  e precisione delle sue proposte  all’interno del panorama presentato  dai programmi degli altri raggruppamenti politici.

In particolare, mi sembra importante la centralità posta nei confronti della  non autosufficienza, con il sostegno economico, i servizi di cura e l’investimento sull’autonomia delle persone inabili o con problemi di marginalità.

La rivendicazione della volontà di continuare un percorso virtuoso di modernizzazione della Pubblica Amministrazione , puntando sulla digitalizzazione,su maggiori competenze ,su minori controlli preventivi e maggiori verifiche sui risultati . Il turn over verrà completamente effettuato e ciò comporterà nuovi 450.000 posti di lavoro in cinque anni.

La volontà esplicita verso un impegno costruttivo in Europa e la prospettiva a far rientrare il rapporto debito PIL al 100%.

L’ impegno preciso perlo sviluppo dell’innovazione e della cultura in tutta la sfera produttiva, ma anche in tutti i settori della nostra economia, rilanciando opportunamente anche il Mezzogiorno . Particolare attenzione  verso il settore scolastico, l’università e la ricerca con una maggiore valorizzazione degli ITS. La valorizzazione del nostro grande patrimonio culturale

Sulla questione  lavoro, vi sono a mio parere dei punti molto importanti che riassumerei nei seguenti:
a)istituzione del salario minimo legale, a garanzia generale del lavoratore di ogni settore .e soprattutto di quelli più marginali e precari

2)Riduzione del cuneo fiscale sul lavoro a tempo indeterminato, con l’obiettivo di portare il costo dei contributi al 29% rispetto al 33% di oggi. La riduzione del cuneo contributivo sarà fiscalizzata per salvaguardare le pensioni future.

3) Introduzione di una buonuscita compensatoria, come avviene in altri paesi europei, che l’impresa dovrà pagare a un lavoratore che non viene stabilizzato, in maniera proporzionale alla durata cumulata dei contratti temporanei che ha avuto.

4) tutela del lavoro autonomo con l’estensione della misura degli 80 euro alle partite IVA nella stessa fascia di reddito . C’è poi l’impegno ad abolire la doppia tassazione sui contributi pagati dai professionisti e aumentare le tutele di welfare allargato offerte dalla gestione separata e dalle casse previdenziali. Anche i lavoratori autonomi con significativi cali di reddito devono poter usufruire di ammortizzatori sociali, per far fronte alle difficoltà. Si vuole inoltre creare un modello di società tra professionisti conveniente e competitivo, per favorire la specializzazione e l’aggregazione professionale.

Già , tuttavia , rispetto a questa misura ,  sarebbe stato molto più semplice e, forse, avrebbe avuto una maggiore forza comunicativa una proposta per  l’esenzione fiscale definitiva per i redditi inferiori ad un certo importo annuale, finendola una volta per tutte con la parola d’ordine degli 80 euro.

 Ad esempio, l’innalzamento del limite di reddito per l’esenzione fiscale  fino ai dodici/quindicimila euro annui

Dove non sono completamente d’accordo è poi sulle misure che costeranno ca. 9/10MM a sostegno della famiglia.
C’è bisogno sicuramente di lavoro e,quando non c’è, di misure di sostegno alla disoccupazione che non abbandonino il lavoratore prima che riesca a trovare nuovo lavoro. Questo dovrebbe essere un punto centrale delle moderne società: un polmone di lavoro che, da unlato permetta alle aziende la necessaria mobilità ed elasticità, ma che garantisca alla persona, al lavoratore, di rimanere un cittadino ed una persona attiva che non debba interrompere  il suo percorso di vita.

Semmai, l’accesso e la durata di questo polmone dovrebbe essere aperto anche a nuove figure come quelle dei lavoratori autonomi e dilatato  nel tempo fino all’ottenimento di una nuova occupazione. Questo concetto è purtroppo sottovalutato nel programma. Immagino che se questi dieci miliardi di risorse venissero spostati tutti sul sostegno alla disoccupazione, le prospettive delle persone ed anche la loro disponibilità verso la genitorialità sarebbero maggiori. Questo polmone di elasticità dovrebbe inoltre essere unito alla prestazione di lavoro socialmente utile per tutto il periodo del sussidio e fino alla nuova occupazione.

E’  giusto pensare ad un aiuto per il pagamento dell’affitto casa per i giovani; ma, non sarebbe ancora più giusto ritornare a potenziare una politica sociale per la casa  A partire  dai più poveri?

Ogni cittadino italiano desidera poter pensare ad un presente e ad un futuro che abbia le caratteristiche della sicurezza e dell’opportunità.

Sicurezza che, comunque vada, non sarà lasciato solo né di fronte  alla violenza e l’ingiustizia,nè di fronte ai periodi difficili legati alla perdita del lavoro, né di fronte a problemi gravidi salute e/o inabilità e marginalità.

L’attualità del welfare è oggi, di fronte ai mutamenti della globalizzazione, della digitalizzazione e della flessibilità,  forse ancora più importante che nel passato e deve  dare la possibilità ad ogni cittadino di  fare sempre parte della collettività a cui appartiene.

La seconda grande speranza di ogni persona è di avere l’opportunità di crescere, di migliorare, di realizzare i propri obiettivi, di essere valorizzato per ciò che merita e per cui è stato utile. Professionalità ed impegno devono essere premiati a cominciare dalla Pubblica Amministrazione.

Questi due fattori sono alla base di una sana convivenza sociale. E’ in questa cornice che i giovani  potranno tornare a sognare il proprio futuro , costruire dei validi rapporti  di coppia e mettere al mondo delle nuove vite.

Autore: Giuseppe Ardizzone

Condividi