Bologna. Sino al 5 febbraio, “Arte in Fiera 2018”

  

Arte Visive

Arte in Fiera 2018

Incontri d’arte: “ In Fiera e in Città. L’Arte invade Bologna”.

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L’esigenza dell’annuale Arte Fiera non sembra quella di promuovere un censimento generazionale, ma nemmeno scegliere una tendenza o una direzione di ricerca; le direttive di Angela Vettese, storica dell’arte e storica della filosofia italiana, docente e raffinata curatrice, sono quelle di raccogliere una somma di dati e indizi salienti che permettano di raffigurare il profilo di una situazione in atto e di promuovere le diverse componenti nel panorama fieristico di cui Arte in Fiera risulta essere tra le prime in Europa.

Ne è esempio l’annuale Rassegna internazionale London andFrieze Masters  perché segna una forte nuova tendenza. AltreRassegnecome Art Basel, oppureDocumenta13, o  la Biennale di Venezia 2013 ci avevano già suggerito  la disposizione a mescolare epoche e tipologie di oggetti provenienti da mondi diversi.

Paradossalmente, come impostazione, questa consuetudine è più vicina alle ricerche degli storici dell’arte, facendo emergere un orientamento all’anacronismo(ricordiamo gli artisti Franco Piruca e Alberto Abate precursori del ritorno alle pratiche pittoriche),propensione storiografica incarnata da Georges Didi-Huberman e Frieze Masters, risultata molto in linea con questa tendenza.

Per cui crediamo che la funzione dell’annuale rassegna è di tracciare una mappa articolata dell’attualità artistica italiana, che possa fornire alcune indicazioni generali. La prima impressione è che la situazione artistica italiana attuale sia da considerarsiaperta, costituita da un’ampia rosa di artisti, molto differenti nelle loro declinazioni operative, senza che appaia una definita disposizione alla ricerca, né la contrapposizione netta di diverse tendenze all’interno delle quali emergano figure rappresentative, come avveniva negli anni sessanta.

La peculiarità di questa mostraè costituita dall’Interessante ibridazione tra mercato dell’arte e valorizzazione museale di artisti operanti, ovvero  cercando di favorire attraverso il confronto con le istituzioni museali a mescolare epoche e tipologie di molteplici linguaggi artistici  tra i più sperimentali e visionari del panorama italiano contemporaneo.

In una recente intervista la curatrice Angela Vattese ha affermato che la mancanza di glamour nelle esposizioni d’artepotrebbe inficiare anche la credibilità di una esposizione importante  come Arte Fiera. E l’arte moderna la possiamo considerare una idea di lusso, in relazione  a tutti quegli elementi che fanno sì che una persona possa sentirsi  culturalmente definita, che possa avere dei gusti originali e raffinati, plasmati dalla conoscenza delle molteplici discipline umanistiche, tale da differenziarsi  e distaccarsi dal gusto medio.

Vettese, in quanto storica d’arte, non sembra che voglia  evidenziare  particolari movimenti artistici, ma vuole individuare una situazione di contesto e di atteggiamento generalizzato come trascrizione allegorica dell’arte italiana, disgiungendo la tradizionale divisione tra arte moderna e arte contemporanea per dimostrare  l’esistenza di fluidi  e rimandi  mixati fra le epoche. Pertanto considera artisti e collezionisti accomunati socialmente in una categoria speciale, in quantoessi amano la bellezza nella sua accezione più raffinata e più legata al sapere. Riguardo l’idea di lusso nell’arte possiamo ricordare Henri Matisse in una delle sue opere “Luxe, Calme et Volupté” (1904-1905) Il cui titolo deriva da un verso della poesia L’invitation au voyage, di Charles Baudelaire, allegoria poetica/pittorica di come è possibile trasformare l’apparenza, la visibilità, in reputazione, in profondità di lettura, ovvero in propositivo e operativo sistema dell’arte.

C’è da dire che molte tendenze o aree di ricerca artistica ben vive e precisenei trascorsi  anni sembrano sparite del tutto; ma  crediamo siano questioni di richiesta di mercato, e i dipinti sono lavori che si vendono e che circolano meglio rispetto ad altre “opere concettuali” in cui i concetti e le idee risultano essere più importanti del risultato percettivo dell’opera stessa. Del resto <<l’artiste est commercant  forain, letteralmente “l’artista è un commerciante fieristico”!>> mentre altre aree linguistiche sembrano aver perso i contorni definiti di una tendenza. Salvoisolate eccezioni sono pochi gli artisti esordienti su cui il pubblico pensa di investire risparmiando. La maggior parte delle opere esposte sono di artisti già noti e la loro attualità è da ricercarsi nella durata dei singoli processi di approfondimento che hanno più comuni denominatori dell’arte, intesa come memoria che si esprime attraverso il linguaggio pregnante di una varietà di citazioni.

In questa mostra mercato possiamo ammirare i dinamismi pittorico-parolibere di Giacomo Balla (1923) insieme ai teatrini di Fausto Melotti, artista che non si lasciò ridurre a una categoria specifica quale « scultore » o « poeta>>. I ricami afgani di Alighiero Boetti e i generaliche sfoggiano dorate medaglienei dipinti   di Enrico Bai; le prospettiche  metafisiche di De Chirico;  i disegni di Clemente dei primi anni ’80 dove i protagonisti dell’ Avanguardia,  della transavanguardia o della postavanguardia sono una girandola di sintonie poetiche in continuo rimando linguistico. Fermo restando che i maestri da Burri a Fontana, da Schifano a Scarpitta, primeggianocon record d’asta alle Italian Sale di Sotheby’s  di Londra,  si vuol affermare  che questa  di Bologna è una fiera italiana, con ampiezza di respiro internazionale.

Arte Fiera, per l’edizione 2018, conta 150 importantigallerie pronte a trasformare i padiglioni di Bologna-Fiere in una gigantesca piazza in cui ammirare le opere e dibattere di arte moderna e contemporanea. Le molteplici esposizioni si aprono il 2 e il 3 febbraio con l’importante convegno internazionale intitolato “Tra mostra e fiera: entre chien et loup”, organizzato dall’Università luav di Venezia con il patrocinio dell’Università di Bologna. L’incontro si svolge nella Talk Area dove accademici, artisti, critici, curatori ed editor trattano il fenomeno – e le opportunità economiche – della recente e crescente ibridazione tra esposizioni e fiere che sta portando a farne eventi sempre più sovrapponibili.

Riguardo l’esposizione di Arte Fiera 2018 possiamo dire che si articola in diverse sezioni: la Main Section è – come suggerisce il nome stesso – la più corposa e conta 106 gallerie di arte moderna e contemporanea. Quest’area ospita oltretutto la novità di quest’anno: Modernity, ovvero una sottosezione che ha lo scopo di ospitare, all’interno di alcuni stand, diverse mostre personali di artisti meritevoli, indipendentemente dalla data di realizzazione dell’opera o dalla tecnica utilizzata. Motivo che ha spinto la direzione artistica a non costruire un itinerario storico ma un percorso di artisti che hanno un qualcosa in comune, l’attualità. Per le gallerie che hanno ambizioni fortemente internazionali, come gli spazi di Raffaella Cortese e di Massimo De Carlo, fiere come Artissima e Miart possono rappresentare vetrine più accattivanti, all’interno delle quali le relazioni internazionali e istituzionali possono essere coltivate meglio. Quella di Bologna è una fiera italiana, anche se lo sguardo può andare oltre.

 

Autore: Vincenzo Sanfilippo

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