Bufalino, l’enfant du paradis

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Bufalino, l’enfant du paradis

Arletty in “Les Enfants du Paradis”

Tra le tante, magistrali pagine scritte in età più che matura da Gesualdo Bufalino (1920-1996) campeggia e poi si infiltra in ogni altro spazio l’argomento cinema. Anzi, la questione cinema, poiché, al di là di testi letterari di sofisticata espressività, la dimensione, la forma della rappresentazione filmica costituiscono nella particolare narrativa bufaliniana un elemento di elezione che rivela una scelta culturale, creativa inequivocabile. 

Basta uno scorcio specifico della memoria autobiografica dello scrittore di Comiso per dare già sintomatica prova dell’intensità, della fervida passione di un interesse per il cinema pressoché totale. Dunque, scrive con trasparente emozione Gesualdo Bufalino: “Saremo in pochi a ricordare un Warner Bros degli anni Trenta: la versione hollywoodiana (firmata in collaborazione da un cineasta di mestiere e da un leggendario teatrante, William Dieterle e Max Reinhardt) del Sogno scespiriano, dove l’angelo Puck era niente meno che Mickey Rooney e un giovane James Cagney la maschera asinina di Bottom… Rivedo, bellissima, Anita Louise, lasciarsi impigliare i capelli dai rami come una matassa d’oro confusa, ed erano i capelli di Titania. Era una sera d’agosto del trentasette…”.

C’è tutto in tale trepida rimembranza. Certo, il rimpianto del cinéma d’antan ma ancor più la consapevole attrattiva dello spettacolo sullo schermo. Sono sensazioni, sentimenti aurorali questi evocati dal grande scrittore siciliano che ci restituiscono, al vivo, ardori, fervori del nostro primo infantile approccio col cinema, la sala buia, il senso di panica attesa nel divenire partecipi di un rito collettivo insieme, nuovo, misterioso.

Ripensiamo, al proposito, ad una specie di sacra iniziazione personale al ruolo iniziale di spettatore cinematografico. Ancora bambini, assistemmo per la prima volta alla proiezione del vecchio film di Michael Curtiz La carica dei seicento (1936, mutuato dall’omonimo poema di Alfred Tennyson). L’avvio del film ci colse colmi di stupore per le incalzanti immagini sullo schermo: cavalieri svettanti a spada sguainata, cavalli in corsa sfrenata. Poi, d’improvviso, la carica precipitosa, il grande scontro, urla e fracasso infernali. La carica ormai compiuta. La desolazione del campo di battaglia. Noi, coinvolti nostro malgrado ci ritrovammo spossati, felici della nostra traumatica esperienza. 

Nel caso di Bufalino, s’intende, il cinema è stato vissuto con ben altra consapevolezza. Da giovane affascinato dai primi film sonori degli anni Trenta, lo scrittore, pur a corto di mezzi, cominciò a frequentare quasi ogni giorno i cinemini di Comiso e di Ragusa. Così di proiezione in proiezione prese a stilare un suo privato archivio dei film visti (con elencazione del cast, della regia, degli interpreti di ogni singola pellicola) fino a tramutarsi, anche inconsciamente, in un assiduo chiosatore dei diversi lungometraggi. 

Cosa questa che Bufalino perpetuò attraverso tutto il periodo dagli anni Trenta agli anni Cinquanta. Una tale messe di dati, di notizie fu più tardi assemblata in un prezioso libro a cura di Vito Zagarrio ispirato devotamente al capolavoro di Marcel Carné Les enfants du paradis con i mirabili Jean Louis Barrault e la solare Arletty intrigati in una vicenda tra il conte philosophique e la favola realistica.

Resta da dire che l’assidua dedizione al cinema d’antan non ha poi impedito a Bufalino, anche attraverso l’avvento della televisione, di praticare una altrettanto esclusiva attenzione al cinema di tutti i tipi, pur mantenendo con i film, gli autori del passato, un rapporto preferenziale. Attitudine, questa, che in anni più tardi ebbe a spartire con il conterraneo sapiente scrittore contemporaneo Leonardo Sciascia e altresì col poeta-scrittore parmigiano Attilio Bertolucci, entrambi autori di private sillogi critiche del cinema di tutti i paesi. Così da meritare sul campo il prestigioso ruolo di cinéphiles ante-litteram, mentre la sfolgorante immagine-simbolo di Garance (Arletty) fende la folla e intorno impazza il trambusto del carnevale. Tutto ciò in gloria degli eterni enfants du paradis.

 

 

Autore: Sauro Borelli

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