Rapimento senza dramma. “Tutti i soldi del mondo” di Ridley Scott

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Rapimento senza dramma. “Tutti i soldi del mondo” di Ridley Scott

 

Michelle Williams

Si fosse limitato a realizzare i suoi primi tre film – I duellanti, Alien, Blade Runner – l’ormai ottantenne Ridley Scott sarebbe da considerare un cineasta di grande, eclettico estro creativo. Non che lo stesso autore nella sua più tarda carriera – con circa trenta lungometraggi di robusto impianto narrativo, in effetti all’attivo – non abbia acquisito innegabili benemerenze, ma, certo, lo smalto tutto personale dei film degli inizi prima citati si è, via via, diradato per lasciare spazio ad una progressione, diciamo pure, normale.

Perché questo discorso propedeutico? Giusto per parlare poi del nuovo cimento del cineasta inglese (riciclato ad Hollywood) Tutti i soldi del mondo truce ricostruzione (con ampie, indebite licenze della sceneggiatura di David Scarpa e dello stesso Scott) del rapimento, a Roma (nel luglio del 1973), di Paul Getty III, nipote del miliardario americano Paul Getty I – dell’efferato comportamento di sequestratori calabresi intenzionati ad esigere una spropositata cifra per il riscatto (poi risoltosi con quattro milioni di dollari).

Originariamente, il film vedeva nei panni del cinico multimiliardario Paul Getty I l’attore Kevin Spacey, ma, nella fase finale della lavorazione, questi incappò nel “pasticciaccio brutto” dell’accusa da parte di numerosi attrici di reiterate molestie sessuali subite prima da parte del produttore Weinstein e, in seguito, dello stesso Spacey, colpevole, a dire delle sue irate accusatrici, di un comportamento ostinatamente, pervicacemente oltraggioso. Conseguenza immediata per questo fatto increscioso fu il licenziamento immediato dell’attore scorretto e riproposizione del suo ruolo col conseguente rifacimento delle scene già realizzate e con il subentro dell’anziano Christopher Plummer, chiamato, a ottant’anni suonati ad un tour de force imprevisto e comunque riuscito.

Ora, in forza di questi inciampi pregiudizievoli, Tutti i soldi del mondo si dispone sullo schermo in forma, proporzioni certo falsate da approssimate caratterizzazioni dei personaggi principali e, ancor più, con una ambientazione posticcia, risaputa dei luoghi ove risulta collocata l’azione: una Roma quasi parodistica con figure ed eventi rappresentati in misura sbrigativa. Tanto che la vicenda centrale del dramma – appunto il rapimento del giovane Getty III e il cruento taglio dell’orecchio per sollecitarne il rilascio – si succedono con banale ritmo, quasi a sminuire il fatto delittuoso in sé, per privilegiare ben altrimenti i ruoli della madre del ragazzo rapito, del suo cinico nonno e altresì del faccendiere Chase, mediatore tra i rapitori e i parenti di Paul Getty III.

Insomma, Ridley Scott, il prestigioso autore cui si devono, come ricordavamo all’inizio, film originali come I duellanti, Alien, Blade Runner, evidentemente fuorviato da tanti deludenti incidenti di percorso, ha scelto, anche suo malgrado di orientare per una volta il proprio personale talento verso soluzioni, espressività tutto sommato troppo corrive. Così da contagiare un dramma autentico per sé solo esemplare con una trascrizione devitalizzata e, in fin dei conti, desolatamente insincera. Capita a volte. Anche ai migliori.

 

 

Autore: Sauro Borelli

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