Una riflessione su “Fai bei sogni” di Marco Bellocchio, dall’omonimo romanzo di Massimo Gramellini

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Una riflessione su “Fai bei sogni” di Marco Bellocchio, dall’omonimo romanzo di Massimo Gramellini

“Quando ripensa a quegli anni lontani è come se li guardasse attraverso un vetro impolverato. Il passato è qualcosa che può vedere ma non toccare e tutto ciò che vede è sfocato. Indistinto.” Gli anni ‘70, i pantaloni corti, il Torino di Agroppi e Sala appena fuori la finestra, Modugno a squarciagola, Canzonissima e Belfagor, lo sceneggiato “cult” di quelle domeniche. E, improvviso, il buio inestinguibile, il dolore per la morte della mamma e un’infanzia che si fa triste e ostinata. I bottoni a lutto sul fiocco azzurro e le lacrime serrate. I ricordi con gli anni che passano non sono minimi e lievi ma diventano tante domande e troppi silenzi. Già: “E’ tutta la vita che parliamo d’altro”. Poi una fiammella e l’agnizione, il segreto svelato che ci libera perché “ogni ragazzo ha una fuga dentro il cuore”. E una madre. Da perdonare. Sempre. Marco Bellocchio si conferma un maestro: come se non lo sapessimo.

Autore: Giuseppe Condorelli

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